Il governo del trapassato futuro

di Rom Vunner

La scorsa settimana parlavo dell’associazione Vedrò e dei vedroidi. DB, in un commento sotto, mi invitava a fare i nomi nel post di oggi. In realtà, ma non lo sapevo, i nomi erano stati letti il 30 maggio in Parlamento da una deputata del M5S, tra l’indifferenza generale. I nomi non sembrano la cosa più importante o, almeno, non la principale.

Con una prima, veloce, ricerca sui suoi associati si nota subito la giovane età. Giovane qui in Italia. Parrebbe quasi una reale rottamazione. Questo passaggio generazionale, però, appare più una questione di famigghia che altro. Il gossip è senz’altro una delle lenti con cui osservare questa associazione, pervasa da consanguinei, maritati, amanti… Una serie di relazioni che portano lontano e tolgono un pochino di quella patina di novità. Certo un familismo moderno, che guarda a modelli futuribili di famiglia. Così da velvetgossip.it apprendo che Benedetta Rizzo, presidente dell’associazione Vedrò, è stata vista aggirarsi con Marco Mezzaroma, erede di una importante famiglia dell’edilizia ed ex di Mara Carfagna, la quale non è non solo una ex ministro berlusconiana ma anche membra dell’associazione Vedrò. Un esempio dell’italico, ma non solo, familismo amorale. Dal figlio del Presidente della Repubblica a quello di Mario Monti. Fulgido esempio dell’italico coraggio, giovani che non sono stati choosy ma hanno accettato la prima proposta del papi. Intrecci che fanno sì che in Italia non si possa parlare di classi sociali ma di caste. Un futuro, insomma, che puzza di vecchio già dalla testa.

La stessa associazione Vedrò, a ben vedere, viene da lontano. Dal sito vip.it, apprendoo che Enrico Letta, Presidente del Consiglio e socio di Vedrò, è segretario generale dell’Agenzie di ricerche e legislazione (ARIEL), associazione fondata nel 1976 da Beniamino Andreatta (sx DC). L’associazione è presieduta da Francesco Merloni, a capo dell’omonima azienda e papà di Paolo Merloni, che, ovviamente, è socio di Vedrò. Per altro emergono chiaramente legami con l’associazione La Scossa, e con l’associazione 360.

I nomi. Prima vediamo come si distribuiscono i soci di Vedrò. La maggior parte, il 35%, dei soci si trovano nell’area che chiamo propaganda. Si tratta di personaggi attivi nei media mainstream, dalla produzione cinematografica all’informazione. Un ruolo chiave in questa associazione paiono averla la RAI, soprattutto i canali digitali, e LA7, seguiti da Sky, anche se non mancano Libero e IlGiornale, RCS e il Gruppo l’Espresso. Si tratta di personaggi che siedono in quei luoghi deputati a costruire l’opinione pubblica, a orientarla. Al secondo posto troviamo l’università, con il 10% dei soci. Sotto, a pari merito, troviamo personaggi di primo piano nel campo dell’industria dei servizi ed esponenti di governo (l’8,27% dei soci di Vedrò riveste un qualche incarico nel presente governo). A seguire, al 7% circa, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e il mondo della finanza.

Se guardiamo ai partiti politici, troviamo che c’è posto quasi per tutti. La parte del leone, con il 50%, la fa il PD (21 soci accertati), seguito dal PDL con il 19% (8 soci accertati). A seguire si trovano la lista di Mario Monti e la Lega Nord con 4 soci accertati a testa. A seguire Italia Futura, UDC e pure un ex-IDV. Così magari dice poco ma sarà interessante vedere quali posizioni questi rappresentino. Politici non da poco. Il già nominato Enrico Letta è a capo della banda. Il capo in seconda Angelino Alfano (PDL). Ci sono poi i ministri Andrea Orlando (PD), Maurizio Lupi (PDL), Nunzia De Girolamo (PDL). Con la carica di Capo di Gabinetto (da bambino questa carica mi sollevava fantasie anali) troviamo Michele Corradino (con una carriera inamovibile da consigliere di Stato) e Saverio Sticchi Damiani. Poi un paio di sottosegretari (accucciati sotto la scrivania?), Filippo Patroni Griffi, un ex ministro del Governo Monti e Simonetta Giordani, in quota Autostrade per l’Italia. Continuando troviamo anche altri tre con incarichi ai ministeri, si tratta di Antonia Masino, Giulio Napolitano (figlio di Illo) e Benedetta Rizzo, quella con cui ho aperto.

Un occhio di riguardo anche all’alta società, con chef dei migliori ristoranti e famose tramatrici dei salotti delle principali città.

Sia chiaro, sia l’associazione che i legami sopraccitati sono tutti legali e alla luce del Sole. Inoltre ce ne sono altre di associazioni, di altre correnti, non è certamente l’unica. Certo normalmente non sentiamo i media darci questa ricostruzione, né per Vedrò, né per le altre. Immaginate se un media mainstream iniziasse a raccontare così la politica e l’economia nazionale, penso inizierebbe un putiferio. Però no, non succede e, stranamente, l’associazione Vedrò può contare su una buona squadra che si occupa di fare in modo che i commenti verso l’associazione siano solo e più che favorevoli. In questa direzione anche l’attenzione alle ICT come forma di propaganda. Per la maggior parte si tratta di analisi di tutto ciò che succede in rete, dalle mappe emotive a quelle anagrafiche.

Appare un quadro alquanto preciso rispetto al loro piano di azione: un piano ben congeniato e costruito nel tempo. Un piano di grande opere infrastrutturali, con grandi finanziamenti. Il tutto in mano alle solitie famiglie. Il cemento, il tondino e i colletti bianchi, la qualità totale del capitale. Poi, per il cemento e per il tondino, servono le energie e non mancano esponenti di grandi aziende che proprio di questo si occupano. Aziende che poi finanziano i gruppi di ricerca nelle ICT che in vario modo si legano a Vedrò. Un progetto di classe!

Fin qui tuto bene. Continua la prossima settimana (non precisa).

Rom Vunner

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