Il nome del Dottore

un fanta-racconto di Fabrizio Melodia. A seguire una noticina pervenutaci a nome degli eredi di Arthur Clarke.


Erano mesi ormai che la storia andava avanti, non sapeva più a che santo appellarsi per risolvere quella maledetta situazione.

Non era mai stata una fervente cattolica, aveva intrapreso la carriera di medico per aiutare le persone sofferenti, poiché anche lei, nei momenti di buio peggiori, aveva avuto qualcuno che l’aveva aiutata a risollevarsi, rendendola quel mastino forte e determinato a non farsi piegare dalle difficoltà e dai problemi della vita quotidiana.

Della fede, alla dottoressa Martha Jones, non importava un fico secco, ma se fosse servita a guarire l’entità che le stava davanti dalla tremenda malattia che l’aveva colpito e che lo stava consumando da mesi, si sarebbe persino adattata alla pratica dei sacrifici animali o degli ex voto.

Martha Jones improvvisamente fu distratta da uno sbuffo violento del motore a colonna battente del T.A.R.D.I.S., si precipitò più velocemente possibile al quadro comandi di navigazione, come le aveva insegnato il suo compagno alieno ancora tempo addietro, dopo averle consegnato le chiavi della crononave più stramba che si sarebbe mai potuta immaginare.

Martha osservò con attenzione quanto riferivano i manometri, le lancette e i monitor in bianco e nero, decifrò grafici e diagrammi e le luci che si accendevano e spegnevano senza alcuna apparente logica, poi decise che era giunto il momento di smanettare, le sue mani tirarono delle leve di colore azzurro e rosso, computò sulla tastiera simile a quella di una macchina da scrivere anni ’50 una serie di codici in alfabeto alieno, per poi azionare la triplice leva posta al centro del primo quadro, assestando nel contempo anche un ben piazzato calcio.

I diagrammi indicarono la stabilizzazione del campo crono gravitazionale nella stringa temporale di sicurezza in cui il T.A.R.D.I.S aveva trovato rifugio, poi uno scossone e lo spegnimento delle luci le fece comprendere che tutto era andato a posto, o almeno cosi sperava.

Mi stai facendo diventare matta, maledetto macino da caffè dall’aspetto di una stazione della polizia metropolitana. Io non ho tutta la pazienza che ha lui…”, già, il suo compagno di viaggio, l’entità aliena d’aspetto umanoide che si faceva chiamare il Dottore, e basta.

Da quando si era imbarcata in quella sconsiderata avventura, ne avevano passate di cose insieme, belle e brutte, sempre uniti e spavaldi, forti di una comune e salda ironia.

Oltre alla stima e all’affetto reciproco.

Non riesco proprio a vederti in queste condizioni, dovresti essere ai comandi, pronto a dirigerti verso qualche anomalia spazio temporale, spiegarmi meglio le geodetiche del tempo e dello spazio, combattere qualche strana razza aliena con mire espansionistiche, mi aveva promesso che avremmo combattuto contro la flotta di Vega, mi avresti insegnato a pilotare questa cabina telefonica in modalità combattimento, avevi detto che era più divertente che pilotare Goldrake armati di alabarda spaziale, ma lo so che scherzi, tu sei troppo un pacifista convinto, sei nato sui campi di battaglia e ora però devi sforzarti, devi combattere questa malattia mentre cerco di capirne la natura, non devi farmi scherzi, hai ancora troppe cose da insegnarmi”, disse Martha Jones alla figura distesa nel letto nella cuccetta confortevole della crononave, ormani ridotta a una larva di ciò che era in precedenza.

Il suo mentore, il Dottore, era ridotto ormai a uno stato semi vegetativo, tenuto in vita dalla complessa tecnologia di supporto vitale presente nei sistemi d’emergenza della nave e che Martha aveva compreso velocemente come usare.

Aveva imparato egregiamente ad usufruire del sistema diagnostico, il quale aveva individuato un parassita che si era insinuato nella corteccia cerebrale del Dottore, attaccandosi poi al midollo spinale e a tutto il sistema nervoso.

Era d’origine sconosciuta, non era presente in alcun database cosmico. Nel tentativo di trasportare il Dottore nei pressi della dimensione dove avrebbe trovato quel gigantesco pianeta ospedale governato da quelle dottoresse dall’aspetto di gatto, erano stati attaccati dai Dalek e il T.A.R.D.I.S era stato costretto a una manovra d’emergenza per sfuggire loro.

Ormai il tempo scorreva inesorabile, il supporto vitale del T.A.R.D.I.S monitorava ed esaminava in continuo la situazione clinica del Dottore, andando per tentavi nella cura, mentre Martha Jones tentava di rendersi utile, mettendo in pratica gli anni di esercizio della medicina sul pianeta Terra.

Avanti, devi darmi una risposta, come posso togliergli quel parassita dal corpo? Ormai è chiaro, sono certa che l’ha contratto durante la nostra fuga attraverso quel tunnel spaziale, quando era dovuto uscire con la tuta per riparare un guasto che il sistema di autoriparazione non poteva fare. Come possiamo curarlo, maledizione? Il suo sistema di rigenerazione è completamente inabile e non posso nemmeno tentare di clonarlo. Per quanto ne sappiamo, potrei pure clonare la creatura”, spiegava Martha Jones al calcolatore della crononave, mentre sorseggiava il suo succo di frutta, gustando la coppa di carne di Miscus che il replicatore le aveva preparato.

Il Dottore le aveva insegnato cosi tanto nel tempo che avevano trascorso insieme, aveva pure cominciato a parlarle di Rose Tyler, la ragazza che era partita prima con lui e che gli aveva rubato il cuore, anche se alla fine aveva dovuto lasciare anche lei.

Un essere immortale non può legarsi a nessuno, l’amore è solo una perdita di tempo, per un Signore del Tempo, non lo sapevi?”, diceva il Dottore, rivolgendosi a lei, dopo aver sconfitto i bellicosi Sontaran.

Avevano condiviso tutto, gioie e dolori, salute e malattia, senza mai farsi mancare le coccole, gli scherzi, i vigorosi battibecchi, le avventure in biblioteche cosmiche e negli abissi di ammassi stellari mai esplorati.

Da quando era in quel letto, mai una sera Martha aveva saltato di leggergli i suoi libri preferiti, a cui ne aggiungeva di nuovi.

Era un bambinone, amava la favola di Peter Pan, soprattutto la scena in cui Peter rincorre la propria ombra e i bambini lo vedono.

Ogni tanto i suoi ricordi andavano al momento in cui aveva deciso di lasciare definitivamente il suo mondo, la sua vita, la sua professione di medico e la sua famiglia, per combattere le battaglie del Dottore in prima linea e sempre al suo fianco.

Era passato cosi tanto tempo da quando il Maestro aveva sconvolto l’Inghilterra con il suo intento di soggiogare l’umanità e distruggere il suo eterno ed odiato rivale nonché fratello dello stesso pianeta Gallifrey, ultimi due sopravvissuti della stirpe dei Signori del Tempo.

Un conato di sangue proruppe dalla bocca del Dottore, andando quasi a soffocarlo, Martha gli pulì tutto e lo aiutò a rimettersi disteso, dandogli poi da bere.

Grazie…”, disse il Dottore con una flebile voce, per poi ritornare nell’incoscienza.

Era stata la prima parola che aveva pronunciato dopo tutti questi mesi d’incoscienza, Martha non sapeva se gioirne o essere preoccupata, visto che il monitoraggio dei segni vitali segnava un netto peggioramento globale.

A questi livelli il processo di rigenerazione avrebbe dovuto partire immediatamente, ma il parassita attecchito a lui non gli permetteva nulla, lo stava consumando, presto non ci sarebbe più stato il Dottore, forse sarebbe morta anche lei, alla fine.

Il Dottore giaceva ora tranquillo nel suo letto, il viso era sereno e solcato da un leggero sorriso che a Martha parve quasi sornione, come se stesse macchinando qualcosa.

Gli passò il viso con un panno umido, poi tolse le lenzuola, lavò pazientemente quel corpo emaciato e che sempre di più assomigliava a qualche specie di larva aliena che non aveva visto in nessun testo presente nella ricca biblioteca del T.A.R.D.I.S.

Dopo aver cambiato le lenzuola e il cuscino, si distese vicino al malato, accarezzandogli il viso e il petto con dolcezza, gli occhi, pieni di lacrime, le si chiudevano come fossero state saracinesche di piombo, da tanto tempo che non dormiva.

T.A.R.D.I.S., dormo un paio d’ore, continua a monitorare e analizzare, dobbiamo venirne a capo”, disse Martha Jones, per poi dare un bacio sulla guancia al suo compagno e sprofondare in un sonno profondo, costellato da incubi e ricordi.

Fu svegliata di soprassalto dall’allarme del sistema vitale, i macchinari si erano già avvicinati al corpo del Dottore, siringhe, bisturi e analizzatori solcarono la figura nel letto, mentre Martha si alzava lesta, scoprendo di essere completamente nuda.

Fissò il suo corpo d’ebano riflesso in uno degli schermi, era dimagrita tantissimo, il suo viso triangolare aveva più di qualche ruga e gli occhi neri come la pece erano sempre più scavati e infossati, le labbra piene e ben disegnate parevano esangui, i capelli crespi e ribelli erano un poco imbiancati, vide il proprio piccolo seno un poco cadente. Si avvolse rapida nel lenzuolo, continuando a non distogliere lo sguardo dall’operazione d’emergenza eseguita dalle sapienti mani meccaniche della crononave più incredibile dell’universo.

Dopo parecchi minuti che a Martha parvero ore, le braccia meccaniche si sollevarono, lasciando il Dottore come se non l’avessero mai toccato.

Si avvicinò a lui, con dolcezza, non si era rivestita, le sembrava assurdo persino tenersi il lenzuolo addosso, chi mai avrebbe dovuto vederla?

Mi sembra davvero assurdo, al massimo terrò le mutandine e il reggiseno, almeno sarò più libera. Quante ne stiamo passando insieme, vero? E tu non mi hai mai vista nuda, ma a te non importa, preferisci di sicuro Rose o qualche bella aliena immortale che ancora non conosco, brutto malandrino che non sei altro!”, disse Martha Jones al Dottore.

Fece per accarezzargli i capelli, ma le sue dita passarono dolcemente sulle labbra dell’uomo incosciente, una bocca che Martha avrebbe voluto baciare tante volte, ma che non s’era mai azzardata per paura di perderlo, rovinando tutto.

Le dita sottili di Martha s’insinuarono poi sul petto del Dottore, percepirono chiaramente quello che aveva temuto dai monitor posti davanti a lei.

Uno dei suoi due cuori si era fermato e il T.A.R.D.I.S aveva dovuto operare un bypass cardiaco per evitare che collassasse anche l’altro.

Un lavoro ben fatto, come non avrebbe potuto non essere, vista la perizia e l’intelligenza senziente dell’astronave che viaggiava nel tempo e nello spazio.

Martha picchiò con rabbia i suoi pugni sul pavimento, più e più volte, urlando con tutto il fiato che aveva in gola, per poi scoppiare in un pianto incontrollato, che la lasciò spossata sul pavimento.

Uno dei tuoi due cuori ha smesso di battere, Dottore, e non ho la minima idea di come farlo ripartire, ti prego, svegliati, tu avresti già trovato la soluzione a tutta questa merda, ti prego, non morire…”.

Si alzò con un’andatura traballante, sostituì la flebo d’acqua, sapeva che avrebbe potuto pensarci il T.A.R.D.I.S., ma le faceva bene sentirsi utile, le cancellava la frustrazione e il senso d’impotenza.

Iniziò a fargli la ginnastica fisioterapica per evitargli le piaghe da decubito, anche questa operazione avrebbe potuto eseguirla l’Intelligenza Artificiale della nave, ma le piaceva farlo, era ormai l’unico modo che aveva per comunicare con lui, con il contatto fisico.

Ormai si sentiva davvero sola, il loro viaggio durava ormai da troppi anni, e anche se le onde armoniche generate dal motore spazio tempo della nave le impediva d’invecchiare, il tempo trascorso sulla Terra era tanto, ormai dovevano essere morti tutti, parenti e amici.

Lei stessa doveva avere ormai un’età venerabile ma si sentiva ancora l’arzilla ventunenne che stava ultimando il tirocinio per diventare medico.

Eppure non rimpiageva nulla di tutto ciò, aveva pregato più volte il Dottore di non riportarla indietro, voleva stare con lui, punto e basta.

Martha…”, sentì proferire dalla bocca del suo compagno, quasi un sibilo che inciampava nei denti.

Dottore, sono qui, come sempre! Sei in questo stato da mesi, stai peggiorando a vista d’occhio , hai perso un cuore, sbadato che non sei altro. Cosa cazzo devo fare per guarirti? Il T.A.R.D.I.S ha messo bandiera bianca e anch’io sono a corto d’idee. Ah, si, sono nuda, ecco, cosi me la puoi anche vedere, per quanto te ne può importare, non sono di tuo gradimento, tanto”.

Martha s’interruppe a cercare di ascoltare il Dottore che stava cercando di parlarle, prima di venire subissato da quel fiume in piena di parole.

Il…mio…nome”.

Il Dottore chiuse gli occhi, reclinò la testa e ristette in quella posizione, a Martha Jones sembrò di aver sognato tutto, che non si fosse mai mosso.

Il suo nome? E a cosa sarebbe servito conoscere il suo vero nome? Era come nel racconto “I nove miliardi di nomi di Dio” di Ray Bradbury, alla fine il mondo si sarebbe dissolto una volta pronunciati tutti?

Martha Jones era sgomenta e infuriata nera, il nome del Dottore era quanto di più gelosamente custodito da lui, un tabù che non aveva rotto con nessuno, nemmeno con la biondona dalla pelle di latte di Rose Tyler, figuriamoci se avrebbe mai potuto scoprirlo cosi semplicemente.

Eppure avrebbe dovuto scoprirlo, doveva tentare il tutto per tutto, magari dirigendosi nel luogo dove un tempo si trovava Gallifrey, il suo pianeta natio, avrebbe scoperto qualcosa e nel frattempo si sarebbe documentata con le biblioteche cosmiche on line, magari nell’ Akashi avrebbe reperito qualche stralcio d’indizio.

Si alzò, sempre incurante d’essere completamente nuda, si diresse verso l’oblò per guardare fuori e ciò che vide le fece gelare il sangue nelle vene.

Le stelle si erano spente, o almeno quelle che prima si mostravano, ora non brillavano più, ma era certa che prima ci fossero.

T.A.R.D.I.S, cosa sta succedendo? Mi sembrava ci fossero delle stelle da quella parte?”, chiese alla crononave con voce tremante.

L’ universo sta ripiegando su stesso, tra non molto sarà la fine di tutto, per poi avere un nuovo inizio come fu per il Big Bang! Non so dire ancora per le altre stringhe, ma in questa, la morte del Dottore sta provocando questa conseguenza!”, rispose una voce vellutata femminile.

Tutti gli universi si stavano ripiegando nel gigantesco “Big Crunch”, il nulla si stava riprendendo tutto, un divoratore inesorabile e cieco. Il suo guardiano stava morendo, presto il Signore del Tempo non sarebbe stato altro che un rimasuglio di un ricordo inghiottito dall’oscurità e anche lei lo avrebbe seguito presto, il T.A.R.D.I.S sarebbe rimasto distrutto anche se avesse potuto viaggiare attraverso il tunnel temporale e lei avrebbe seguito il medesimo destino.

Altre buone notizie, oltre a dover giocare con l’entropia?”, chiese Martha Jones.

No, anche se non mi sembrano buone notizie”.

Era una battuta! Cerchiamo di scoprire il nome del Dottore, dirigiti verso ciò che resta di Gallifrey anche se ci troveremo alle calcagna l’intera flotta d’attacco dei Dalek. Io inizio a spulciare nel database, cosi guadagnamo tempo”, fece per dirigersi verso il quadro comandi, quando uno strano rumore attirò la sua attenzione.

Si voltò, notando le lenzuola che ricoprivano il Dottore muoversi in modo scomposto, percepì inoltre un rumore di carne che si lacerava, prima che potesse comprendere qualcosa dei tentacoli si protrassero dal letto, dirigendosi con grande rapidità verso di lei.

L’avvolsero in un abbraccio stretto, bloccandola sulla parete in una morsa stretta e dolorosa, che le tolse il fiato anche solo per urlare dal dolore, mentre richiudevano la stretta su di lei.

Vide una creatura dalla forma di un’ameba troppo cresciuta ergersi dal letto dove il corpo del Dottore giaceva in una pozza di sangue, il tocare scquarciato come se fosse esploso verso l’esterno, ecco cosa stava aspettando la creatura, di finire di nutrirsi del corpo ospite per poi palesarsi.

Era una creatura composta da una strana forma di bioliminescenza, le scariche che la percorrevano erano dolorose, sentiva degli aghi che le trapassavano la carne, la morsa la teneva ben stretta ma non portava a termine il lavoro, la creatura voleva nutrirsi anche di lei.

Non capiva che in questo modo aveva condannato l’universo a un destino inesorabile, per il suo unico bisogno di nutrimento.

Il T.A.R.D.I.S fece fuoriuscire le sue braccia meccaniche, le quali afferrarono la creatura, tentando di ferirla a morte, i tentacoli abbandonarono la presa su Martha Jones, la quale rovinò a terra come un sacco di patate.

Tossì e sputacchiò, nel tentativo di riprendersi, mentre le braccia del T.A.R.D.I.S tentavano di avere la meglio sulla creatura, la quale veniva colpita da attrezzi tagliente e da laser, senza per questo sembrare danneggiata o in difficoltà.

All’improvviso, i tentacoli della creatura si avvolsero intorno alle braccia meccaniche, staccandole di netto dai loro supporti, poi si avventarono di nuovo verso Martha, uno di essi le trapassò il torace, inchiodandola alla parete come fosse stata una farfalla da esposizione.

Il sangue di Martha Jones cominciò a colare sul pavimento, se non ci fossero state le onde armoniche a quel punto sarebbe morta sul colpo, invece la creatura si stava nutrendo di lei, come aveva fatto con il suo uomo.

Che in realtà non era mai stato suo, ma del fantasma di un’altra che lui stesso aveva fatto andare via, maledizione. Lo avrebbe amato con tutto il suo cuore e il suo corpo, per farlgliela dimenticare.

Invece non glielo avevo mai permesso e lei aveva avuto troppa paura per forzare la mano.

Le forze iniziarono ad abbandonarla, si sentiva ormai un corpo nudo svuotato e sanguinolento, un pezzo da macelleria ormai pronto per il cliente affamato.

Molte immagini si fecero strada nella sua mente, ricordava la prima volta che aveva assistito a una sua rigenerazione, la mano che aveva sprigionato l’energia della propria clonazione, ricordava la gioia di vederlo stare bene.

Improvvisamente comprese. Il suo nome… ogni volta che avveniva un processo di rigenerazione quel nome rimaneva impresso in qualcosa, come i cromosomi del DNA.

Il corpo del Dottore era la chiave per il suo nome, non c’era tempo da perdere, doveva liberarsi da quel tentacolo, prima di morire aveva ancora una cosa da fare.

T.A.R.D.I.S, disabilita gli smorzatori inerziali delle curve armoniche, ora!”, urlò Martha Jones con quanto fiato le rimaneva, proferendo poi una sequenza in codice che il Dottore le aveva insegnato in caso di guasto al motore.

Gli smorzatori inerziali erano gli scudi di protezione durante il passaggio nel tunnel temporale, in modo che gli occupanti non subissero gli effetti del balzo subspaziale.

T.A.R.D.I.S, autorizzazione completata, rotta per la geodetica di Gallifrey…”, disse Martha Jones prima di venire scossa da un rigurgito di sangue.

La crononave si mosse, scomparendo nel tunnel temporale, l’inerzia colpì l’abitacolo con tutta la propria forza, schiacciando i passeggeri come una pressa idraulica, mentre il tempo consumava e scorreva inesorabile.

Una luce strana invase l’abitacolo, il corpo del Dottore scomparve, mentre quello della creatura si dissolse in una serie di raggi del tutto simili a segmenti concentrici.

L’ultima cosa che Martha Jones percepì di se stessa era che il suo corpo si stava dissolvendo in stinghe di luce, lasciandola ormai senza peso.

Allora, Dottore, hai trovato qualcosa, là fuori?”, chiese Martha Jones alla figura allampanata che lentamente si stava togliendo lo scafandro per l’espolorazione extra veicolare.

Si, eravamo stati colpiti da qualcosa, ma, seguendo il tuo suggerimento, l’ho rimosso usando gli argani del T.A.R.D.I.S. Era una specie di parassita fotonico, una razza molto rara che si nutre dei detriti che attraversano i suoi tunnel cosmici. L’ho rimesso in un’altra stringa, in questo modo potrà nutrirsi senza danneggiare altri viaggiatori. Stai diventando davvero brava, Martha. Tra poco, potrai fare tutto da sola, ormai ho ben poco da insegnarti”, rispose il Dottore.

Martha Jones arrossì vistosamente, sapeva bene cosa avrebbe trovato il suo compagno, lo aveva impresso nella registrazione cronotemporale che aveva impresso nella memoria del T.A.R.D.I.S, quest’ultima aveva viaggiato insieme nello spaziotempo, ritornando al punto di partenza, come aveva ordinato alla crononave prima del tuffo senza ritorno nel tunnel temporale.

Il T.A.R.D.I.S si era in questo modo unito al suo doppio nel passato, conservando le informazioni del futuro, disponibili secondo protocollo d’emergenza programmato da lei stessa prima di perdere i sensi alcuni minuti prima del fatto.

Tra breve anche queste memorie si sarebbe fuse nello spaziotempo attuale, ma non prima che lei avesse voglia di fare una cosa che non poteva più aspettare.

Saltò al collo del Dottore, attirandolo a lei.

Le loro labbra s’incontrarono senza sforzo, unendosi in un bacio appassionato, dove lui la tenne stretta in un abbraccio forte e saldo.

Quando si staccarono, si guardarono negli occhi, sorridendo.

C’è una cosa che devi sapere di me, Martha. Il mio nome è…”, ma non lo seppe mai, perchè Martha Jones riprese a baciarlo con vigore, passando poi a togliergli la camicia per graffiare la sua schiena forte e arcuata, mentre lui le alzava la maglia.

Poco dopo, il T.A.R.D.I.S fece calare le luci sui loro sospiri e baci, a nessuno dei due importava più di nulla, mentre univano i loro corpi in un legame che andava oltre a tutto.

Tanto il suo nome, la cara e timida Martha Jones, cosi spaventata dalla vita, lo conosceva già. 

UNA NOTICINA A NOME DEGLI “EREDI DI ARTHUR C. CLARKE”

Gentile redazione, grazie a uno dei soliti pasticci temporali abbiamo appreso che il giorno 17 gennaio pubblicherete un testo dove il racconto «The Nine Billion Names of God» (I nove miliardi di nomi di Dio) scritto da Arthur C. Clarke viene attribuito a un “qualsiasi” Ray Bradbury. Se non si tratta di uno scherzo o di ignoranza, pensiamo si tratti di un test per vedere in quanto tempo arriveranno proteste. Ecco questa è la prima…

15 gennaio 2023  E.C. alle ore 18,19 circa sul meridiano di Tivoli.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • Fabrizio Melodia

    Per fortuna che è la dottoressa Martha Jones, per sua stessa ammissione in uno degli episodi, ad essere totalmente a zero di fantascienza, quindi ci sta che abbia confuso Clarke con Bradbury.
    E comunque “qualche volta anche il buon Omero sonnecchia”, quindi si ringrazia per la segnalazione.

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