Il vecchio Isaac, salvatore di galassie

di Erremme Dibbì (*)

Nella letteratura popolare (dunque anche nella fantascienza) se all’inizio di una storia compare il nome Browning quasi sempre si tratta di una pistola. Il dotto(r) Isaac Asimov probabilmente si è divertito a rovesciare il luogo comune e in questo «Paria dei cieli» del 1950 – titolo originale “Pebble in the Sky” (traduzione di Sem Schlumper) – fresco dell’ennesima ristampa, il Browning è invece il poeta Robert. Chi lo cita è il sarto in pensione Joseph Schwartz. Non ha quasi finito di declamare «Incanutiamo insieme! Il meglio deve ancora venire» che (per un insignificante incidente all’istituto nucleare di Chicago) su ritrova proiettato sulla Terra di qualche millennio dopo; ma lui naturalmente lo riesce a capire solo dopo un centinaio di pagine).

Volete leggere un classico della fantascienza degli anni d’oro? Un tipico prodotto di quella che poi diverrà “la catena di montaggio” Asimov? Una storia intricata, suspence, lieto fine, considerazioni sul razzismo dei terrestri (anzi “terricoli”) e dei siriani (si parla di Sirio naturalmente non di Saddam Hussein): «Paria dei cieli» è tutto questo.

C’è anche il “sinottificatore” per accrescere la facoltà di apprendere dei mammiferi (funzionerà su Schwartz? Provate a indovinare) e ci sono quesiti di fanta-archeologia con tanto di polemiche sulla monografia (del co-protagonista, Bell Arvardan) intitolata nientemeno che «Dell’antichità dei manufatti del settore Sirio alla luce della disseminazione dell’umanità».

Certo se, finito di leggere o di rileggere «Paria dei cieli», volete sapere se – 35 anni dopo – la science fiction è andata in altre direzioni dovete rivolgervi altrove perché Asimov è andato avanti in una produzione più che dignitosa (sia di fiction che di saggistica) però non molto innovativa.

Passa un autobus. Sul fianco uno slogan (del Pci): «Occupiamoci del futuro, è là che dobbiamo passare il resto della nostra vita». Poi non dite che la fantascienza è estranea alla sinistra storica.

 

(*) questa recensione è uscita su «il manifesto» del 16 febbraio 1985 a firma Erremme Dibbì, cioè Riccardo Mancini e Daniele Barbieri, per la ristampa (Classici Urania 95) di «Paria dei cieli». La ripropongo 27 anni dopo, immutata e mi pare sempre valida, per l’ennesima riedizione del romanzo asimoviano – Collezione Urania 116: 330 pagine a 5.90 euri – che resterà in edicola per tutto settembre. Chi ancora non lo conosce… stavolta lo prenda. (db)

 

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