Il violino di Hitler

   Appuntamento con le recensioni giallo-noir di Valerio Calzolaio che in prima battuta escono sulla rivista “Il salvagente“.

 

Parigi e Venezia (non solo). Fine 1940 e inizio 1990. Inizio sottotono triste: un tenente uccide l’amico violinista Gustav Schultz su ordine di Hitler nel castello dove li ha appena deliziati, causa curiosità per Salomone Rossi, compositore mantovano del 1570 scomparso misteriosamente nel 1630. L’alto massiccio riccioluto “007 del violino”, l’israeliano (nato in Palestina) Gal Knobel, familiari gasati ad Auschwitz, ex agente Mossad KOL 38 (non si chiude mai per sempre), insegnante alla Schola Cantorum di rue Saint-Jacques, virtuoso e famoso, cinquant’anni dopo incrocia la stessa storia. Il cardinale Alphonse de Morillon era figlio dei proprietari del castello, a dieci anni aveva assistito al dramma, ora lo indirizza al mistero che collega Rossi a Monteverdi. Avvertono Gal di lasciar perdere con trappole varie, chiede aiuto, gli mandano Eve da Tel Aviv (rossa, trentenne, vedova di un pilota), si affiatano, i segreti si intrecciano. Scorre presto bene il nuovo colto romanzo del grande musicista Igal Shamir (“Il violino di Hitler”, Galatea 2011, pag. 340 euro 16; orig. 2008, trad. ignota), in terza, quasi sempre su Gal. Piatti assonanti.

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