«Io non ho paura» di Gabriele Salvatores

ripensato da Chief Joseph

IO NON HO PAURA

#000000;">Regia: Gabriele Salvatores – Interpreti: #000080;">#00000a;">Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro, #000080;">#00000a;">Dino Abbrescia, #000080;">#00000a;">Aitana Sánchez Gijón, #000080;">#00000a;">Diego Abatantuono, #000080;">#00000a;">Fabio Tetta, Susy Sanchez, Antonella Stefanucci, Michele Vasca, Riccardo Zinna, Adriana Conserva, Giulia Matturo, Stefano Biase, Giorgio Careccia – Sceneggiatura: Nicolò Ammaniti, Francesca Marciano – Fotografia: Italo Petriccione – Montaggio: Massimo FiocchiMusiche: Ezio Bosso, Pepo Scherman – Produzione: Colorado Film, Medusa Film – Durata: 108’ – Origine: Italia – Uscita in Italia: 14 marzo 2003.

#000000;">TRAMA

#000000;">Dal romanzo di Nicolò Ammaniti, Michele, dieci anni, vive in un paesino, anzi, proprio quattro case, della Basilicata. Con la sorella più piccola e altri amici scorrazza in bicicletta nelle stradine in mezzo al grano. A casa c’è la mamma e il papà fa il camionista, ed è uomo “tutto core”. Incuriosito da una porta di lamiera vicino a una casa diroccata, Michele la apre e vede un buco e, in fondo, un piede che esce da una coperta. Dopo lo spavento iniziale, torna sul luogo e scopre che quel piede appartiene a un bambino come lui, biondo e delicato, quasi cieco per il buio, ridotto a una larva. Non riesce a immaginare un rapimento. Nelle successive visite gli porta da mangiare, gli parla, gli ridà una speranza. La televisione racconta di questo Filippo rapito a Milano. Così Michele capisce. Arriva a casa tale Sergio (Abatantuono), il “milanese” che tira le fila. Tutta la famiglia è implicata. Ma il cerchio si stringe, gli elicotteri girano. Il panico sopraggiunge. Occorre sopprimere l’ostaggio. Michele corre per salvarlo. Riesce a spingerlo fra i campi, sopraggiunge il padre “tutto core” che non esita a sparare al bambino, che però è Michele. Gli elicotteri dei carabinieri illuminano il milanese con le braccia alzate, il padre col figlio in braccio e il piccolo Filippo che si è salvato. 

#000000;">COMMENTO

#000000;">Gabriele Salvatores è molto bravo a far parlare le immagini che spesso esplodono in fuochi artificiali di colori. La prima sequenza catapulta lo spettatore da un fosso buio a un bellissimo, giallissimo campo di grano. Poi si scoprirà che siamo in Basilicata con paesaggi di una bellezza incantevole. Si incontra un gruppo di bambini che giocano in campagna. C’è il capo del gruppo, quello che fa “il cattivo” e viene rispettato da tutti. Viene presentato Michele, un bambino di dieci anni, che è il più buono e introverso del gruppo. La macchina da presa segue Michele che corre con la sua bicicletta e si imbatte in una buca coperta che nasconde un bambino denutrito e incatenato. Tale ritrovamento è reso ancora più crudele dalla scoperta che a tenere segregato il bambino è proprio il padre di Michele con la complicità di un paio di famiglie di vicini e la direzione di un torvo e quasi caricaturale Diego Abatantuono nella parte del basista milanese. Quando la realtà ci trafigge con la sua ineluttabile crudeltà, la fantasia libera la barca dalle catene degli ormeggi e dirige il timone verso il sogno. Ecco allora che il bambino si affida a un mondo parallelo all’interno del quale rifugiarsi. Michele affronta la paura e si convince dei suoi straordinari poteri. Infatti quando per penitenza è costretto a camminare sopra una trave nella casa abbandonata, si convince di essere una lucertola che può muoversi come un equilibrista. Per giustificare la prigionia del bambino si racconta la storia dell’uomo che aveva due figli: uno dei quali era malato di mente, ragione per la quale occorreva rinchiuderlo sotto terra per nasconderlo. Per darsi coraggio, quando deve correre sotto le stelle verso la stalla in cui viene tenuto Filippo (il bimbo rapito) recita una filastrocca sugli animali notturni.

#000000;">L’intento del libro di Ammaniti era “far parlare i bambini come degli organismi diversi dai genitori”. Tale contrasto, reso pienamente nel film, emerge fin dall’inizio fra il mondo dell’infanzia – gioioso, competitivo, luminoso, anche se non privo di malizia e di piccole cattiverie – e quello degli adulti che è cinico, oscuro, chiuso, senza speranza.

#000000;">Anche fra i bambini non mancano figure contraddittorie come il prepotente “Teschio” e l’amico-traditore Salvatore. Ma l’aspetto che viene sviluppato con maestria è il rapporto fra Michele e Filippo. Fra i due ragazzini non c’è solo spontanea amicizia perché Michele ha, qualche volta, un rapporto cinico con il bambino nel buco. Lo tira fuori e lo rimette dentro, lo nutre e gli toglie il cibo, come una sorta di sadico girotondo. Solo quando si accorge che il gioco si sta concludendo tragicamente si vede costretto ad affrontare la realtà e di conseguenza ad attuare scelte precise e dolorose. La narrazione scorre fluida, scandita dalle dissolvenze al nero riprese con la macchina da presa tenuta costantemente ad altezza di bambino a sfiorare i campi di grano, sempre gialli e luminosi in contrapposizione all’oscurità del buco-nascondiglio. I bambini portano un contributo di vivacità ed espressività mentre gli adulti tratteggiano le loro figure di orchi grossolani e disperati. In pratica con “Io non ho paura” Gabriele Salvatores riesce magistralmente a mescolare realtà e finzione, favola e dramma, fantasia e orrore.

#000000;">#222222;">Il quadro finale è un ossimoro di umanità e disumanità: i buoni e i cattivi si mischiano e l’unico vincitore sembra essere l’amore, quello “pulito e integro” di chi ha tutto (e si permette di giudicare) e quello apparentemente torbido di chi passa la vita sotto il giogo del giudizio.

#222222;">MA COSA SONO LE #222222;">«SCOR-DATE»#222222;">? #222222;">NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

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