«IO»: sulla luna di Giove con Netflix

di Fabrizio Melodia

Immaginate: l’uomo non è riuscito a invertire il cambiamento climatico e ora si trova costretto a emigrare di gran carriera, per avere qualche possibilità di sopravvivenza. La sua nuova casa sarà nientemeno che uno dei satelliti di Giove, ovvero IO.

Proprio con questo titolo, tutto in maiuscolo, il film – di novanta minuti – è stato trasmesso da Netflix, che ancora una volta ci regala chicche di produzione fantascientifica attuale.

Già in “bottega” avevo parlato di serie tv pluripremiate e innovative quali Black Mirror, Westworld, Mr Robot: tutte targate Netflix che sta sempre più investendo fior di soldini per produrre serie in proprio e presentarsi come la più solida concorrente di Sky, seguita a ruota da Amazon Prime Video (fra l’altro con la succulenta serie tv The man in the high castle, tratta dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick, a cui ho già dedicato un post).

Tornando a IO, è stato trasmesso il 18 gennaio da Netflix ed è tuttora recuperabile e godibile con il sistema “on demand”: basta attivare un abbonamento mensile base, oppure, come il sottoscritto, usare il mese promozionale gratuito.

Così farete la conoscenza di un pianeta Terra ormai completamente invivibile e dell’umanità migrante per la salvezza: sembra che su IO non esistano nativi “salviniani” a sbarrare gli sbarchi.

E conosceremo una brava scienziata (stereotipo in voga) e figlia d’arte: vive in una piccola zona non contaminata della Terra e cerca in tutti i modi di far adattare le persone al nuovo clima, senza abbandonare il pianeta contaminato. Ma l’incontro inatteso con un altro sopravvissuto (che tenta in tutti i modi di salire sull’ultimo shuttle disponibile per la luna di Giove) la porterà a un conflitto interiore e a rivedere tutta la propria vita.

Protagonista è la brava Margaret Qualley (vista nei film The Nice Guys e Death Note e nella serie TV The Leftovers – Svaniti nel nulla) ma il cast annovera anche Anthony Mackie (The hurt locker). Alla regia Jonathan Helpert, reduce da un felice esordio con il thriller fantascientifico House of time. La sceneggiatura è del dinamico trio Clay Jeter e Will Basanta (autori del drammatico Jess + Moss) e da Charles Spano, autore del fantascientifico Embers, interessante e da recuperare.

Netflix esibisce così il suo migliore biglietto da visita ma ospita anche la nuova serie di Star Trek, quella “Discovery”, sempre più curata ed interessante (era da un po’ che non ne parlavo, e siccome il 21 è il mio compleanno mi faccio un regalo).

Giove e i satelliti sono già stati al centro di ambientazioni fantascientifiche.

Esordio al fulmicotone nel romanzo filosofico Micromega (1752) del filosofo illuminista Voltaire, dove il protagonista e il suo compagno arrivano in qualche modo su Giove e imparano i grandi segreti dell’universo.

Poi c’è il papà della fantascienza moderna, John W. Campbell con il suo eroe Aarn Munro, un super scienziato nato su Giove. Le sue gesta sono narrate nel romanzo I figli di Mu: finalmente ne sono entrato in possesso grazie a scorribande nelle librerie dell’usato romane.

Poi c’è il grande Clifford D. Simak: nel ciclo di racconti Anni senza fine (1944) Giove sembra inospitale per gli esseri umani ma perfetto per i nativi, i Rimbalzanti. Quando però si diffonde la notizia che si può trasferire la coscienza umana nei corpi dei Rimbalzanti – vivendo poi in una specie di Nirvana – l’umanità si trasferisce in massa.

Lo scrittore Poul Anderson immagina – nel racconto Chiamatemi Joe (1957) – che Giove sia troppo tempestoso per una missione umana e per questo vengono creati dei centauri d’esplorazione robotici controllati telepaticamente.

C’è lo spassoso racconto Per Giove! (1958) di Isaac Asimov dove intraprendenti alieni acquistano Giove per usarlo come bacheca di esposizione dei cartelloni pubblicitari dei loro prodotti commerciali.

Nel ciclo 2001 di Arthur C. Clarke riecco il pianeta gassoso: nel secondo romanzo (2010: Odissea due) troviamo forme primitive fluttuanti nell’alta atmosfera… prima di venir distrutte con la trasformazione del loro mondo in stella.

Tornando a IO, riusciranno gli esseri umani a salvarsi su Giove? Le premesse ci sono.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • L’argomento ‘migrazione extraplanetaria’ devo ammettere che suscita non poco interesse.

    ‘Per Giove!’ del Maestro non ho ancora avuto modo di leggerlo. Suppongo faccia parte del III volume della raccolta ‘Tutti i racconti’ (che prenderò in mano a breve).

    Grazie per la segnalazione.

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