Italia, piccioni scostumati, grana (padana), brand…

di Mohamed Malih

Finalmente pensavo, con le celebrazioni per festeggiare l’anniversario
del 150 anniversario dell’Unità d’Italia, avrò l’occasione di sapere
qualcosa di più su Garibaldi, Mazzini e Cavour. 
Non che io non sappia niente di questi signori. Non faccioper vantarmi, ma con Cavour, Mazzini e Garibaldi ho quasi quotidiana
frequentazione. Infatti tutti i giorni passo per piazza Cavour, giro per
viale Mazzini, e, per  accorciare la strada, taglio per i giardini dove c’è
la statua di Garibaldi. Questo in tutte le città dove ho abitato e in
qualunque parte fossi diretto. Tuttavia, fossi in un quiz televisivo, non
saprei rispondere che rispondere ad eventuali domande sulla vita di
questi 3 personaggi. Anche ricorrendo, da uomo di strada, a tutta la
mia cultura toponomastica oltre al fatto che sono tre eroi nazionali non
saprei che dire. Fossi invece in talk show televisivo potrei  polemizzare sul
fatto che non mi sembra che la loro memoria sia degnamente onorata per
via dei mille scostumati piccioni che scagazzano tutto il giorno sulla barba
di Garibaldi e sugli occhiali di Cavour rendendoli irriconoscibili. Ma evito. Di
polemiche sull’unità d’Italia e i suoi eroi ce ne sono anche troppe.
Ora che finalmente le celebrazioni sono finite, e i media hanno altro a cui
pensare, per via della Libia, su questi eroi fautori dell’Italia unita, ne so
quanto prima. Tranne che forse tanto unita non è. C’è un certo Bossi che
vuole prendersi il Nord Italia e costituirvi uno Stato a sé: La Padania. Questa
faccenda dei separatisti, se non ho capito male, deve essere la famosa
“grana padana”. Ma non ci giurerei. La questione è complessa e la confusione
regna sovrana.
Come si sarà evinto, io della storia d’Italia mi interesso, eccome. 
Questa puntualizzazione è doverosa, non voglio passare per qualunquista. Io
amo l’Italia e vorrei che rimanesse sempre unita così com’ è adesso. Se
non altro per comodità. Perché, per questioni di lavoro, spesso noi stranieri
siamo obbligati a spostarci per tutt’Italia inseguendo le stagioni e le relative
raccolte: arance in Sicilia, mele In Alto Adige… ; e non mi sembra proprio il
caso di  complicare ulteriormente le cose con altre frontiere, altri visti e
altri permessi di soggiorno …altrimenti non reggerei.
C’è poi una questione che stranamente non mi sembra venuta a galla in mezzo
a tutte le polemiche che hanno caratterizzato le celebrazioni del150 anniversario
dell’Unità d’Italia: dico il “made in italy”. 
A me sembra che questo concetto, il made in italy, sia importantissimo: più della
lingua di Dante, più degli eroi nazionali, degli spaghetti, della mafia, più insomma 
di tutti quegli elementi che, presi insieme, ognuno a modo suo, contribuiscono a
fare di questa penisola una nazione. Ed è l’unico di questi elementi a cui nessun
italiano, del Nord o del Sud, sarebbe disposto a rinunciare.
Anche per questo amo l’Italia. Per la sua modernità. Forse è la prima nazione al
mondo che può dirsi tale non per via di eroi o  bandiere, ma unicamente per via
del brand. L'unico Stato al mondo protetto dal copyrirght. Viva l’italia, viva la
repubblica, viva il marketing.

Redazione
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