Koratè, Silvestrin e Zanon

tre recensioni giallo-noir di VALERIO CALZOLAIO   

Barcellona. Oggi. E’ morto Tanveer Hussein, marocchino alto scuro forte violento, ucciso a martellate in un bar dal delicato remissivo Epi Alejandro Dalmau, stufo di accompagnarlo col furgone a violentare e menare prostitute e di accettare che gli abbia rubato la rotondetta regina mangiauomini peruviana Tiffany Brisette, con le sopracciglia tatuate di azzurro e un bimbo piccolo. Tutto avviene confuso, la polizia potrebbe dirottarsi su un assassino pachistano, lo schizofrenico olivastro fratello maggiore 40enne Alex aiuta (il padre insegnante si è trasferito altrove con un’altra, la madre è morta tre mesi prima), casi e fortuna e barbieri contano. Epi vuole spiegare alla ragazza che lo ha stregato e ciascuno ripensa ai mesi addietro. Situazioni estreme nell’opera prima di genere del catalano 46enne Carlos Zanon (“Fuori tempo massimo”, e/o 2012, pagg. 224, euro 14; originale “Tarde, mal y nunca” 2009, traduzione di Gabriella De Fina), in terza di continuo varia e mossa, tra fumo e coca. Infanzie disturbate e quartiere malfamato con confini invisibili. Copertina e retro discutibili. Segnalo il Mercat de Sant Antoni. Chayanne e cibo da bar.

Mantova (e Roma, Venezia, Firenze). Estate1585 (e 1524-1540). L’attraente Biagio dell’Orso, alto asciutto muscoloso, occhi scuri e corti scompigliati capelli bruni, fidanzato con la bella locandiera veneziana Rosa, capitano di giustizia alla corte dei Gonzaga, viene svegliato per la morte del 27enne Oreste Vannocci, prefetto (architetto) delle fabbriche, avvelenato in una camicia intrisa di cicuta. Il movente è in un antico omicidio scoperto da Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello, dopo che il grande “pittore” era fuggito da Roma nel 1524 con Baldassarre Castiglione alla volta di Mantova, mentre predisponeva il maestoso Palazzo del Te, coinvolti in vario modo il papa e l’imperatore, Giovanni dalle Bande nere e Pietro Aretino. Oreste aveva tracciato strisce nere per indicare chi e perché era stato ucciso. Un poco scolastico il secondo romanzo della serie della competente artista Tiziana Silvestrin (“Le righe nere della vendetta”, Scrittura & scritture, 2011, pagg. 294, euro 14,50) in terza prevalente su Biagio e Giulio. Descritti geni e opere. Rimarchevole sciroppo di papavero. Si mangia bene al Pavone e in osteria.

Moussa Konaté

L’assassino di Bianconi”

Del Vecchio 2010

pagine 138, euro 13

(originale 1998, traduzione di Ondina Granato)

Bamako. Quindici anni fa. Il maturo onesto testardo Habib, commissario capo della squadra anticrimine della capitale e il giovane intrepido pauroso (delle bestie) ispettore Sosso devono capire chi ha ucciso (con il cianuro) i tre cadaveri (il primo donna, tutti apparentemente naturali) rinvenuti in due giorni nelle latrine del povero quartiere di Banconi. Discernendo escrementi e superstizioni, escrescenze e speculazioni. Proprio bravo il 70enne maliano Moussa Konaté,già nel romanzo d’esordio (dopo anni di insegnamento), L’assassino di Bianconi, in terza sui due poliziotti. Si impara molto dall’intera serie (“Noir” in Francia), finalmente pubblicata in Italia.

UNA BREVE NOTA
Appuntamento (ogni 7 giorni o quasi) con le recensioni giallo-noir di Valerio Calzolaio che in prima battuta escono su “Il salvagente“.

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