La chioma di Berenice e la bella addormentata …

… ovvero cronache dall’occhio nero “galattico”

di Maria Teresa Messidoro (*)

 

I miei capelli sono biondi, anzi per la verità sono quasi albina.

Quindi sono nata con i capelli bianchissimi, così mi dicono.

Per anni ho avuto le trecce, lunghissime, di cui ero orgogliosa.

Quando mi lavavano i capelli, buttandoli nella vasca da bagno, mi sentivo come una principessa, una dei personaggi delle fiabe che leggevo o inventavo.

Purtroppo, a dieci anni circa, ho dovuto tagliare le trecce, ho però conservato i riccioli, sempre biondi, anzi biondissimi.

Non li pettino mai: li lascio aggrovigliarsi, come i pensieri, o i sogni.

Durante i miei soggiorni in El Salvador, alcune delle donne con cui sono entrata in confidenza, più di una volta mi hanno chiesto se potevano toccare i miei capelli, per loro “algodoncito”, cotone soffice.

Per questo mi sono innamorata a prima vista della storia della chioma di Berenice.

Partiamo dal mondo “terrestre”.

“Berenice, vissuta nel III secolo a.C., nata a Cirene, nel Nordafrica, dopo alcune peripezie, andò in sposa al faraone Tolomeo II. Quando questi partì per la terza guerra siriaca, Berenice decise di offrire una ciocca dei suoi bellissimi capelli alla dea Afrodite Zefirite, un voto in cambio del ritorno incolume del re marito.

Fragmentary Oinochoe; Unknown; Egypt, Africa; about 243 – 221 B.C.; Faience; Object: H: 22.2 cm (8 3/4 in.). Diam.: 14 cm (5 1/2 in.); 96.AI.58

Foto tratta da https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/la-chioma-di-berenice-il-mito-la-storia-e-lopera/

 

Tolomeo tornò trionfante dalla campagna militare e Berenice, mantenendo fede alla promessa,   racchiuse i suoi bei capelli in una lunga treccia che tagliò e portò al tempio. Ma il giorno dopo, della preziosa offerta non vi era più traccia. Ci fu un gran vociare e qualcuno chiamò in causa il sacerdote del tempio di Serapide accusandolo di aver rimosso la treccia scandalizzato per l’oltraggio che la regina avrebbe fatto agli dei locali offrendo il suo voto ad una divinità greca. Berenice si disperò e suo marito, mosso dalla rabbia e dall’oltraggio subito, fece chiudere tutte le porte della città e la fece setacciare invano, finché non intervenne Conone di Sarno, grande saggio, matematico, astrologo, nonché astronomo di corte, noto per la sua amicizia con Archimede da Siracusa. Grazie al grande prestigio di cui godeva, quando chiese la parola fu ascoltato da tutti. Conone, alzando le dita verso il cielo, indicò tre stelle e fece notare che non c’era da preoccuparsi di nulla, in quanto gli dèi avevano così gradito l’offerta da innalzare la treccia al cielo e fissarla nel firmamento” (1)

Quelle tre stelle, vicine alla coda del carro dell’Orsa Maggiore, divennero da quel momento la costellazione della Chioma di Berenice, immortalando per sempre la bella Berenice.

Foto tratta da https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/la-chioma-di-berenice-il-mito-la-storia-e-lopera/

 

Ciò che più mi ha incuriosito è che questa storia, raccontata prima da Callimaco, poi tradotta in latino da Catullo, successivamente tradotta anche in italiano addirittura da Foscolo, è stata narrata in un modo molto singolare: infatti è la stessa chioma a raccontare gli eventi, fiera di essere stata portata in cielo e contemporaneamente molto triste perché senza tutte le cure e le attenzioni di Berenice.

 

 “[…] chi scruto’ nell’immenso firmamento e apprese delle stelle, delle albe, dei tramonti
e come il fiammeggiante lume del sole si scuri
e in tempi fissi le costellazioni vengano meno
quel Conone nel chiarore celeste vide me
una ciocca recisa dalla chioma di Berenice.
[…] Non volevo, regina, lasciare la tua fronte,
non volevo: lo giuro su di te, sul tuo capo
e chi giura il falso abbia la pena che si merita
[…] sapermi lontana dal capo di Berenice,
questo mi angoscia: quand’era fanciulla i profumi
non servivano, anche se poi ne provai migliaia.
voi, giunte alle nozze com’era il desiderio,
non offrite allo sposo adorato il vostro corpo
lasciando cadere la veste a scoprire il seno,
prima di donare a me la gioia di un profumo,
il vostro profumo, voi che onorate l’amore. […]”
(2)


Che storia! Se l’avessi scoperta quando sono andata al supplizio del taglio delle mie trecce, forse sarei stata meno triste, quasi sicuramente avrei fatto parlare anch’io i miei lunghi capelli, che cadevano miseramente per terra.

Posso solo consolarmi con il naso all’insù, scrutando la Costellazione della Chioma di Berenice e scoprire che in questa costellazione esiste una galassia a spirale, nome in codice NGC4826 (3), conosciuta come “La bella addormentata” o la “Galassia occhio nero”. Questi appellativi derivano dalla presenza di una vistosa banda scura di polveri che circonda parzialmente il nucleo galattico, con l’effetto simile ad una palpebra che si abbassa.

Foto tratta da https://astro.org.sv/imagendeldia/julio-20-2023-m64-primer-plano-de-la-galaxia-del-ojo-morado/ , articolo da cui è nata l’idea di questo post.

La galassia, che dista circa 17 milioni di anni luce, con una regione centrale larga 7400 anni luce, ha un’altra particolarità, che la distingue da molte galassie a spirale: la rotazione contraria dei gas vicini al nucleo rispetto a quelli esterni. La causa di questa anomalia è stata fatta risalire ad un ipotetico scontro nel passato con una galassia più piccola e le tracce di questo impatto sarebbero visibili appunto nel moto contrario dei suoi gas. Nulla si conosce della galassia divorata dalla Bella addormentata, forse ormai compiaciuta di questo cannibalismo galattico, o forse semplicemente protettiva nei confronti della piccola sorella.

Una bella addormentata anomala dunque, fuori dagli schemi.

Vorticosamente controcorrente.

Sicuramente in ascolto del racconto della treccia della bella Berenice.

Assonnata dunque, ma vigile, pronta a cogliere i piccoli cambiamenti galattici, al cui confronto i nostri sembrano microscopici.

O no?

NOTE

  1. Tratto da https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/la-chioma-di-berenice-il-mito-la-storia-e-lopera/
  2. Traduzione in italiano della versione latina di Catullo de Il poemetto di Callimaco: “La chioma di Berenice”, riportato in https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/la-chioma-di-berenice-il-mito-la-storia-e-lopera/
  3. La galassia fu scoperta curiosamente a pochi giorni di distanza nel 1779 da Edward Pigott e da Johan Elert Bode; fu definitivamente catalogata da Charles Messier nel 1780.

 

(*) Professoressa di fisica in pensione, sempre con il naso all’insù

Teresa Messidoro

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