La Francia contro il massacro sulle pensioni….

…. scende in piazza. E in Italia?

Cronache di una giornata di mobilitazione tratte da Mediapart e un articolo di Umberto Franchi.

Il 19 gennaio a Parigi 400 mila manifestanti.
Anche Le Monde riconosce che “c’è stata una mobilitazione sindacale eccezionale per una giornata test“. Otto principali sindacati e cinque movimenti rappresentanti i giovani hanno partecipato insieme e in massa, fatto che non si vedeva da molto tempo.
Per la seconda volta da quando è al potere (2017), Emmanuel Macron sta affrontando una sfida molto forte. Dopo le manifestazioni – di fine 2019 e inizio 2020 – contro il suo piano pensionistico universale, definitivamente abbandonato, è l’innalzamento dell’età pensionabile legale a 64 anni a sollevare venti contrari di rara intensità (ma 43 anni di contributi!!!).
Questa prima giornata nazionale di azione era stata già preannunciata molto popolare “con numeri che si avvicinano al milione” (mercoledì sera su TMC l’ha detto Laurent Berger, il segretario generale della CFDT).
Siamo a un livello di mobilitazione molto alto“, ha detto Philippe Martinez, il leader della CGT, poco prima di entrare nel corteo. E il governo già sa che: “Sarà un giovedì duro” (Clément Beaune, ministro delegato ai trasporti).
Un fronte sindacale così ampio e affiatato non si vedeva da molto tempo.

La data di giovedì 19 gennaio non è stata scelta a caso.
L’intersindacale ha voluto iniziare subito la battaglia per non farsi prendere alla sprovvista da un iter legislativo svolto a pieno ritmo.
Poiché le misure sono incluse in un disegno di legge di modifica del finanziamento previdenziale, i dibattiti parlamentari possono svolgersi in tempi relativamente brevi: venti giorni al massimo in Parlamento, l’adozione definitiva del testo è prevista per fine marzo. Le organizzazioni dei lavoratori stanno quindi cercando di ancorare la sfida prima dell’inizio delle discussioni in Parlamento.
A Parigi, l’inizio della sfilata arriva a Place de la Nation (a circa 2,5 km da Bastiglia e 4,2 da Chatelet). Dopo che la manifestazione è stata ripresa, dopo alcuni incidenti intorno a Place de la Bastille, la testa principale è arrivata a Place de la Nation, dove erano già ammassati diversi altri manifestanti (in particolare dalla CFDT e dalla CFTC) dopo aver preso un percorso alternativo via Boulevard Voltaire. Non ci sono scontri da segnalare e per ora la presenza della polizia è molto discreta.
Forte partecipazione nelle città delle diverse regioni, eccezionalmente alta nelle città di medie dimensioni.
A mezzogiorno, l’intersindacale nazionale che ha indetto una giornata di manifestazione contro la riforma delle pensioni il 19 gennaio ha saputo di aver vinto la sua scommessa: le prime manifestazioni che si sono svolte questa mattina in molte città e metropoli regionali sono state seguite in maniera massiccia. La stampa regionale parla di mobilitazioni eccezionali, rare da anni, di piazze affollate, di percorsi straripanti, data la mole della folla.
Come di consueto, i dati di partecipazione forniti dalle prefetture differiscono da quelli dichiarati dai sindacati. Ma anche le autorità prefettizie notano un fortissimo aumento del numero dei partecipanti per questa prima giornata di mobilitazione, rispetto alle manifestazioni contro la riforma delle pensioni del 2019.
Nei capoluoghi di regione l’affluenza è stata particolarmente forte: 38.000 persone a Lione, secondo i sindacati (23.000 secondo la prefettura); 50.000 a Tolosa (36.000 secondo il conteggio della polizia); 60.000 persone a Bordeaux (16.000 secondo la polizia); 40.000 a Nantes (26.000 secondo la polizia); 25.000 a Rennes (17.000 secondo la polizia); 25.000 a Montpellier (15.000 secondo la polizia); 30.000 a Clermont-Ferrand (19.000 secondo la polizia).
Marsiglia si distingue ancora una volta per il suo gusto per l’iperbole, l’intersindacale che rivendica 150.000 manifestanti, quando le autorità dicono di averne contati 26.000, che è già considerevole.
Ma il segnale più forte arriva dalle città di medie dimensioni. L’affluenza alle proteste è stata eccezionalmente alta e sembrava aver colto tutti di sorpresa. I conti stabiliti dai sindacati e dalle autorità prefettizie differiscono poco. Nei cortei insegnanti, dipendenti pubblici, impiegati delle poste si sono incontrati con artigiani, commercianti, personale sanitario per opporsi alla riforma delle pensioni, nota la stampa regionale.
Ad Alençon (Orne), più di 5.000 persone hanno manifestato questa mattina contro il rinvio dell’età pensionabile a 64 anni. A Périgueux (Dordogna), secondo il conteggio Sud Ouest, erano più di 8.500. A Valenciennes (Nord), il numero dei manifestanti ha superato gli 8000. Ad Angoulême (Charente), 12.000 persone si sono riunite per protestare contro la riforma delle pensioni, come ad Alès (Gard).
Queste altissime partecipazioni evidenziano un malessere molto più profondo di quanto chi è al potere sembra aver previsto. Seguono la scia dei tassi di scioperanti dati dalla pubblica amministrazione, dalla Pubblica Istruzione, dalle aziende pubbliche come EDF o SNCF, ma anche dalle aziende private, anch’essi molto più alti rispetto al 2019.

I SALARI LE PENSIONI, LE LOTTE , IN FRANCIA E IN ITALIA

di Umberto Franchi

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO),  ha evidenziato la realtà  salariale pensionistica in Francia , come segue :

– I salari negli dal 1990 ad oggi sono cresciuti del 31% e del 15% negli ultimi 10 anni;
esiste un salario minimo di 10,25 euro l’ora; l’inflazione è al 5,9%:
– Il meccanismo delle pensioni in Francia è basato sul sistema retributivo calcolato sui 25 migliori anni retribuiti ed è possibile andare in pensione 62 anni di età o  41 di contributi  ;
– Le pensioni hanno mantenuto il potere di acquisto reale in base all’inflazione;
– L’assistenza per malattia e disoccupazione cassa integrazione è a carico dello Stato e non dei contributi pensionistici a carico dei lavoratori

Il 19 gennaio in Francia è stato proclamato da tutti i sindacati ed effettuato  un grande sciopero generale, di tutte le categorie,  con milioni di persone scese in piazza per protestare contro un disegno di legge del governo Macron che prevede la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età in modo scaglionato, con la “riforma pensionistica che andrebbe a regime solo nel 2030.
In Francia non scioperano solo contro la “riforma” di Macron che vorrebbe mandare i lavoratori in pensione a 64 anni , ma  per riportare l’età pensionistica a 60 anni di età e 40 di contributi.
Sempre secondo i dati ILO e INPS in Italia abbiamo questa situazione:

– I salari e le pensioni sono diminuiti del 15% negli ultimi 10 anni e addirittura del 3% rispetto-  al 1990, collocando i lavoratori italiani all’ultimo posto in Europa;
– In Italia non esiste un salario minimo e milioni di lavoratori sono obbligati a lavorare con “contratti pirata” e paghe inferiori a 5 euro l’ora lordi;
– In Italia l’inflazione è pari all’11,3%;
– In Italia , il governo di destra Meloni anziché incrementare i salari e le pensioni, ha deciso di dare più soldi alle imprese detassando i premi di produzione, con la conseguenza di dare qualche “spicciolo” in più a quel 30% di lavoratori delle aziende sindacalizzate dove ogni tre anni si concorda il premio di produzione o di risultato economico dell’impresa e niente al 70% di tutti gli altri lavoratori;
– In Italia ci sono 3,5 milioni di lavoratori precari, flessibili, frantumati, assunti in base ad una legge infame chiamata “legge Biagi” che prevede ben 45 forme di lavoro precario;
– In Italia nell’anno 2022 le assunzioni precarie sono aumentate del 37% rispetto all’anno 2021;
– In Italia il 37% di tutti i pensionati percepiscono pensioni inferiori a 1000 euro al mese ;
– In Italia la rivalutazioni delle pensioni avveniva in base al 2,9% e non al 11,3%, ma il governo di destra della Meloni , nell’ultima legge di bilancio ha tagliato la rivalutazione annua delle pensioni portandola al 75% del 2,9% del tasso inflattivo,  per coloro che hanno pensioni sopra 1400 euro mensili… ed i 3,7 miliardi annui che verranno recuperati , il governo ha deciso di darli agli autonomi ricchi con redditi tra i 60 e 85 mila euro l’anno (tramite riduzione delle tasse con la flat tax al 15%);
– In Italia si va in pensione con 67 anni di età già dal 2018 ed in base all’infernale meccanismo della legge Fornero dell’adeguamento all’aspettativa di vita, i 67 anni aumenteranno progressivamente obbligando i lavoratori ad andare in pensione a 70 anni di età;
– In Italia , con la legge Fornero, tutti i lavoratori andranno in pensione con il sistema contributivo… ed è stato calcolato che con 40 anni di contributi la pensione sarà pari al 49% della media della paga mensile percepita … ma visto che le assunzioni sono quasi tutte precarie con periodi di non lavoro, e con paghe di fame … i giovani che andranno in pensione tra 40m anni prenderanno meno del 40% del salario;
– In Italia non esiste la divisione tra assistenza e previdenza … ed anche l’assistenza è a carico dei contributi Inps pagati dai lavoratori.
– A tutto questo va aggiunto il raddoppio di molte tariffe, bollette e dei prezzi di genere alimentare.

A fronte di questa situazione che diventa sempre più drammatica, con molti pensionati e persone che pur lavorando non  arrivano a fine mese e spesso non hanno nemmeno il cibo necessario per sfamarsi, cosa viene fatto  dai sindacati italiani ?
La CGIL e la UIL , hanno promosso uno sciopero generale  contro la manovra finanziaria del governo in data 16 dicembre , peraltro è stato fatto in modo parziale e spezzettato… senza dopo più fare niente….  mentre udite! udite ! la CISL è contraria ad ogni sciopero… e  reclama ad “alta voce” un tavolo al governo per lanciare una nuova politica concertativa de redditi (sic) …
Cosi mentre la Meloni , fa la flat tax ai ricchi autonomi, fa il condono fiscale agli evasori, non proroga il taglio dell’accise sulla benzina,  sposta le risorse economiche dai poveri verso i ricchi e per inviare le armi in Ucraina… in Italia sciopereranno solo i benzinai perché non vogliono mettere un cartello dove viene detto quale è il prezzo medio della benzina a livello regionale (doppio SIC).

MA FINO A QUANDO IL LAVORATORI ED I PENSIONATI RESISTERANNO ?
LA CORDA NON PUO’ CHE ROMPERSI… ED ALLORA LA RIVOLTA NON POTRA’ CHE ESSERE COME QUELLA FRANCESE!

alexik

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