La psico-storia asimoviana…

e i «nizioleti» di Fabrizio – l’ Astrofilosofo – Melodia (*)
Fabrizio-psicoSt
Una delle migliori opere di Isaac Asimov è il Ciclo della «Fondazione», un affresco storico fantascientifico di portata epocale, forse migliore del ciclo di «Dune»… o forse solo una diversa sorella.
Asimov raccontava spesso come tale ciclo avesse avuto origine, in un giorno molto particolare. Era andato a trovare John Wood Campbell, per vedere se poteva realizzare qualche racconto da vendergli. All’epoca come narratore Asimov era pressoché debuttante (con il bellissimo «Naufragio al largo di Vesta») e stava leggendo l’opera monumentale di Edward Gibbon, «Declino e caduta dell’impero romano». Nella saletta d’aspetto di Campbell ebbe l’illuminazione di proporgli un racconto riguardante gli imperi galattici. Tale proposta piacque talmente a Campbell che lo esortò a mettersi immediatamente alla macchina da scrivere. Discussero animatamente della sua idea: l’impero galattico era in piena fase di decadenza e le vicende avrebbero messo in luce le vicende nel periodo del Medioevo che sarebbe durato per oltre diecimila anni.
Campbell con i suoi autori fungeva da vero e proprio “editor”, con un carattere spesso decisamente preponderante: fece notare ad Asimov la ben scarsa pregnanza riguardo al Medioevo galattico. Riflettendoci su, il giovane Asimov fece entrare in scena il matematico eliconiano Hari Seldon, creatore di una nuova scienza, la psicostoria.
Tale scienza permetterà all’umanità di sopravvivere alla decadenza, fondando una nuova colonia “ai confini estremi” dell’Impero, chiamandola Fondazione. La psicostoria permetterà, attraverso azioni politiche, sociali e commerciali ben pianificate, di prosperare bene e di essere poi il motore propulsivo con il quale si arriverà a una nuova unità planetaria ampiamente riconosciuta, accorciando i tempi del Medioevo dagli stimati diecimila anni ad “appena” mille anni.
Ovviamente il giovane scrittore – che sarebbe poi diventato il Buon Dottore – non poteva sapere che quella sua creazione avrebbe unificato tutti i suoi cicli principali, consentendogli di disegnare una mappa dell’universo davvero unica nel suo genere: fra l’altro è praticamente priva di presenze aliene, cosa assolutamente originale ancora adesso. Un po’ come George R. R. Martin con il suo ciclo del «Trono di spade», un epico affresco fantasy in un mondo dove la magia non è di casa, permeato da un pessimismo cosmico davvero inusuale per il genere.
La psicostoria è dunque la silenziosa protagonista del ciclo della Fondazione, è la scienza attraverso la quale Hari Seldon è in grado di limitare i danni della decadenza salvando l’universo dal caos e dalle guerre, il che avrebbe fatto molto piacere al filosofo terrestre Thomas Hobbes, il quale elaborò la propria pessimistica filosofia politica non a caso durante il sanguinoso periodo della cosiddetta Guerra delle Due Rose (per inciso quel periodo storico conosce una ventata di freschezza televisiva grazie al serial «The white queen», in onda su Rai4). Hobbes riteneva che il compito della filosofia fosse trovare una soluzione ai problemi della guerra e del sistema politico: rilevò che per avere efficacia, un sistema politico – fosse monarchia, aristocrazia o democrazia – dovesse essere assoluto ovvero che fra queste modalità non vi fosse lotta di predominio.
Il crollo dell’Impero galattico si esplica proprio nella decadenza implicita dell’efficacia del sistema, reso di fatto inconsistente, in virtù di quel contratto sociale tanto caro al filosofo Jean Jacques Rousseau.
Hari Seldon, valente matematico eliconiano, è un filosofo della storia, capace di calcolare con estrema esattezza l’andamento degli avvenimenti storici e di dirigerli con una attenta pianificazione, all’insaputa però degli agenti stessi nella Storia.
Hegel non avrebbe approvato questo modo di agire: per lui la filosofia non deve in alcun modo promuovere andamenti o progresso, bensì limitarsi allo studio del presente e alla comprensione dell’intrinseca necessità delle cose presenti, con il procedimento della logica dialettica. Come si sa Marx avrebbe preso il buon Hegel per le orecchie usando le leggi della dialettica storica per cambiare il mondo. «La storia mostra che ogni sistema di idee – sia esso religioso, filosofico, giuridico o politico – per quanto fosse rivoluzionario al momento in cui nacque e intraprese la sua lotta per la supremazia, prima o poi diventa un impedimento e un ostacolo allo sviluppo ulteriore, diventa cioè una forza socialmente reazionaria. Ha potuto sfuggire a questa fatale degenerazione soltanto la teoria che si è elevata al di sopra di essa coscientemente, che ha saputo renderne conto e metterne in luce le cause. Questa teoria è stato il marxismo» scriveva Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov. E se leggendo questo brano vi viene in mente «l’ambigua utopia» di Ursula Le Guin… beh, io che posso farci?
Hari Seldon comprende alla perfezione – studiando la storia del pianeta d’origine dell’impero Galattico, ovvero la Terra – le leggi che determinano l’andamento delle vicende umane e ne trae una attenta matematizzazione tradotta in equazioni.
Le linee di tendenza mostrano che l’ Impero Galattico – ovvero l’impero Romano in una delle sue molte reincarnazioni – è destinato a crollare perché preda delle sue intrinseche contraddizioni a cominciare dallo schiavismo, primo ma non unico motore del crollo.
Così il determinismo storico procede spedito, senza per questo vanificare l’apporto dell’essere umano, in realtà esentandolo. Usando la Ragione, in questo caso la matematica e la scienza psicostorica, si possono prevedere e indirizzare adeguatamente le vicende umane, mirando al raggiungimento della libertà e della pace? Sì, per il giovane Asimov
In sostanza l’impero Galattico viene salvato dal “marxismo” di Seldon, messo a punto molti secoli dopo la devastazione della superficie terrestre e la migrazione degli umani su altri mondi terraformati per la colonizzazione.
Ecco come il processo di autocoscienza dell’umano trova il massimo culmine nel “Progetto Seldon” e, per traslato, la fantascienza assume ancora una volta il ruolo di pratica filosofica per eccellenza: grazie a essa, si diventa consapevoli dei processi che muovono il mondo e del modo corretto per usarli.
«I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi. Ora si tratta di usare queste interpretazioni per cambiarlo» avrebbe efficacemente sintetizzato Karl Marx, sicuramente uno dei riferimenti fondamentali di Hari Seldon per formulare i princìpi della psicostoria.
«[…] nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, diventano gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità»: così scriveva Friedrich Engels nella prefazione del 1885 all’«Anti-Dühring», non pensando minimamente che la fantascienza avrebbe usato tali idee per uno degli affreschi più suggestivi e coinvolgenti partoriti da una delle sue menti più brillanti, quella dell’enciclopedico dottor Isaac Asimov.

(*) Vi venisse il dubbio che «nizioleti» è un refuso e magari i vocabolari fossero in sciopero (per protestare contro il cattivo uso delle parole?) ecco quanto sancisce santa Wikipedia: «Il nizioleto (/nisio’eto/, termine veneziano per lenzuolino) è la tipica indicazione stradale veneziana. La sua peculiarità consiste nel fatto che non si tratta di un cartello ma di un vero e proprio affresco: infatti i nomi delle strade o dei canali e le indicazioni verso i punti cruciali della città sono dipinti a mano direttamente sugli intonaci e sui muri delle case, entro un rettangolo di colore bianco circondato da un riquadro (da cui il nome). Le scritte vengono realizzate usando apposite forme a stampo metallico per lettere, numeri e frecce». Adesso vi viene un altro dubbio, cioè che Melodia abiti a Venezia? Bingo. Ecco che succede a “mangiare pane e volpina ogni mattina”. Non c’è due senza tre: leggendo questo bel testo avete pensato a una certa farfalla che battendo le ali nella galassia X potrebbe provocare un global-moto nell’universo Y e vi siete magari chiesti se quei due (Seldon & Melodia) riuscirebbero a inserirla nello schema psico-storico? Pensavate a tutt’altro? Va beh, come non detto. (db)

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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