La zuppa del demonio – Davide Ferrario

di Ismaele (*)

c’era una volta un’Italia che non sapeva che esistevano i limiti dello sviluppo e

 

che con entusiasmo radeva al suolo uliveti davanti al mare per creare le cattedrali nel deserto (allora pochi sapevano come sarebbe andata a finire), magari oggi si fa lo stesso, ma non si fanno più i documentari per magnificare il progresso.

sopratutto fra gli anni ’50 e ’70 alcune dei migliori registi hanno lavorato per l’Eni e le altre grandi industrie di quegli anni per mostrare il progresso che portavano quelle imprese, anche fuori dell’Italia.

Davide Ferrario incolla il tutto, scavando negli archivi, e ci mostra il “mito di progresso lanciato sopra i continenti”, in tempi nei quali tutto sembrava possibile, oggi sappiamo che non è così, allora pochi mettevano in guardia, spesso derisi come reazionari, si pensi alle lucciole di Pasolini.

il film sarà in poche sale per pochi giorni, se capita nella vostra zona non perdetelo, sarà un viaggio in un passato che non c’è più, ma le cui conseguenze le viviamo tutti.

 http://markx7.blogspot.it/2014/09/la-zuppa-del-diavolo-davide-ferrario.html

 

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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