Lega ladrona (in comode rate)

db sul libro di Stefano Vergine e i 49 milioni spariti

Con quante b si scrive rubare? Una sola ovviamente eppure un buontempone che incontro ogni mattina (allo specchio) aveva preso l’abitudine di scrivere questo verbo con 49 b: rubbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbare. Complicato ma efficace per ricordare una certa storia di 49 milioni sottratti dalla “vecchia” Lega che la “nuova” Lega restituirà allo Stato solo in comodissime rate.

Si può scherzare (o piangere) sulla Lega ladrona ma se volete saperne di più questo libro di Stefano Vergine fa per voi; indaga – come spiega il sottotitolo – su «Tutti i misteri finanziari del più antico partito d’Italia: da Bossi a Salvini, da Maroni a Giorgietti».

Bisogna partire da due date-chiave.

La prima è il 14 maggio 2020; nell’introduzione Vergine cita un’intercettazione (del commercialista Michele Scillieri) sui trucchi con cui la Lega nascondeva i soldi: «è il mistero dei 49 milioni di euro spariti» – ai quali è dedicata gran parte del libro – «denaro pubblico che dovrebbe tornare ai cittadini italiani ma che nelle casse del partito non si trova più». Per seguire i rivoli del bottino bisognerà viaggiare dalla Lombardia Film Commission e altre società di comodo passando per il “bancomat” della Regione Lombardia sino alla Russia – – dove i leghisti provano a farsi finanziare dai soci di Putin – per vedere come la Lega ha intascato i soldi (rimborsi elettorali dovuti per legge) peggio della “Roma ladrona”.

La seconda data è «il 24 luglio 2017 quando il Tribunale di Genova emette la sentenza di primo grado sulla truffa dei 49 milioni di euro». Siamo in una fase di passaggio: defenestrato Umberto Bossi e il suo “cerchio magico” in teoria comanda Roberto Maroni che dichiara di voler fare pulizia. Se i bilanci della Lega son truccati – così sentenzia il tribunale – bisogna restituire allo Stato quei soldi. Che non si trovano, anzi le casse leghiste sono vuote. Per inciso se «i conti correnti della Lega sono a secco come ha fatto il partito a finanziare la propria attività politica»? Dopo l’appello e la sentenza definitiva si arriva però a un inverosimile «accordo fra il partito e la procura di Genova per restituire il maltolto a rate, in quasi 80 anni e senza interessi».

Visti nel dettaglio i giochi di prestigio con i quali si fanno sparire 49 milioni, Vergine nella terza e ultima sezione del libro disegna l’dentikit dei «finanziatori segreti» e dei traghettatori. Fra gli intermediari spicca Gianluca Savoini – «ex giornalista con un passato nell’estrema destra» – che appare anche al centro di un’operazione studiata a tavolino per «infiltrare la Lega Nord con elementi neofascisti e neonazisti che la portassero verso posizioni sempre più estremiste».

Delle rivelazioni che arrivano sui legami Putin-Salvini (e non solo) i massmedia italiani tacciono ed è forse anche per questi silenzi che Salvini viene premiato dalle urne. Adesso, «a oltre due anni e mezzo di distanza dal primo scoop» (de L’espresso sui soldi russi della Lega) Savoini «è ancora al suo posto: vicepresidente del Corecom Lombardia, con stipendio pubblico». E, come ben si sa, Salvini è saldamente al governo, con ogni tipo di alleati che non gli rinfacciano alcunchè. Certo i magistrati continuano a indagare ma forse il precedente degli 80 anni senza interesse indurrebbe a pensare che la Lega comunque sarà trattata con riguardo.

A fare giornalismo investigativo con la serietà di Stefano Vergine in Italia sono pochi. Ragione di più per non farsi scappare questo libro.

«Il tesoro della Lega»

Stefano Vergine

Paper First – 2021

11,50 euro

(*) questa recensione è apparsa – a firma Daniele Barbieri – qualche mese fa nelle pagine libri che chiudono l’edizione italiana di «Le Monde Diplomatique»: trovate le traduzioni del «Diplò» (come lo chiamano in Francia) nell’inserto che ogni mese viene “cangurato” dal quotidiano «il manifesto». Rimane una delle (poche purtroppo) robe cartacee utili a capire il mondo; e non azzardatevi a dire che siccome ogni tanto ci scribacchio anche io questo è “conflitto di interessi”, è la pura realtà.

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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