L’INFERNO ESTIVO DELLE CARCERI ITALIANE

Carcere estate 2026: il rapporto Antigone di metà anno 2026; l’appello alla Regione Sardegna dell’Alleanza sarda per l’art. 27 dopo tre detenuti morti in pochi giorni; gli incontri a Firenze sul carcere di Sollicciano e nel decennale della morte di Alessandro Margara.

Come tutte le estati, o forse peggio ancora, non fosse per via delle ondate di caldo ancora più prolungate delle estati precedenti, il carcere ci sbatte in faccia la sua amara realtà e, paradossalmente, la sua assurdità. Coi suoi problemi; le morti cercate, trovate, arrivate per le più disparate ragioni; il sovraffollamento che continua a salire; carceri cadenti e in condizioni igieniche tali da dover venir chiuse dalla magistratura; l’ipocrisia delle dichiarazioni e dei finti provvedimenti emergenziali di chi dovrebbe, quantomeno “governare” la gestione della pena e del sistema carcerario (o magari è proprio questa la loro maniera di governarlo, alla faccia di chi si illudeva che il garantismo “per gli amici” di parte della maggioranza, o la solidarietà ad Alemanno, potessero aprire qualche breccia).

Ne parliamo qui in Bottega partendo dal caso Sardegna, dove in pochissimi giorni sono morti tre detenuti in maniera tragica, e dal rapporto Antigone di metà anno, ma anche rilanciando il lavoro faticoso di chi di carcere continua a occuparsi, con la speranza seppur sempre più tenue di riuscire a far trovare spazio alle proprie voci. Nello specifico riparliamo di un seminario sul Carcere di Sollicciano, che abbiamo annunciato a suo tempo qui in Bottega, e di un altro, sempre a Firenze, proprio sul “carcere senza governo”, in occasione del decennale della morte di Sandro Margara.

Carcere di Sollicciano-Firenze

Sollicciano, la storia di un carcere

a giugno abbiamo annunciato l’appuntamento del seminario che si sarebbe tenuto il 2 luglio successivo, con la presentazione del lavoro di Corrado Marcetti sul Carcere di Sollicciano, quei giorni al centro dell’attenzione dopo che la Procura di Firenze aveva messo sotto sequestro alcune delle sezioni del carcere fiorentino.

Ora possiamo mettere i link alla pagina di La Società della Ragione, che aveva organizzato il convegno, per poter vedere la registrazione del seminario e per scaricare il testo integrale dello studio di Marcetti:

 

Il testo integrale di Sollicciano. Storia di un carcere. Di Corrado Marcetti. Dimensione del file: 623 KB Download: 197  Sollicciano – storia di un carcere

Il carcere senza governo

da Fuoriluogo

A dieci anni dalla scomparsa del magistrato e garante dei detenuti, un convegno a Firenze ha denunciato il collasso del sistema penitenziario e rilanciato la necessità di alternative, lavoro e dignità.

Sovraffollamento, condizioni materiali sempre più degradate, disagio psichico, suicidi e una politica che continua a rispondere con nuovi reati e aumenti di pena. È il quadro emerso dal convegno “Il carcere senza governo”, che si è svolto il 16 luglio a Palazzo Bastogi, sede del Consiglio regionale della Toscana, nel decimo anniversario della scomparsa di Alessandro Margara.

Magistrato di sorveglianza, direttore dell’amministrazione penitenziaria e garante dei detenuti, Margara ha rappresentato una delle voci più autorevoli nella battaglia per un carcere conforme alla Costituzione. Il suo pensiero, hanno sottolineato i partecipanti, continua a offrire strumenti essenziali per immaginare una pena fondata sulla dignità, sulle relazioni e sul reinserimento sociale.

Il garante toscano dei detenuti Giuseppe Fanfani ha denunciato il disinteresse della politica verso una situazione ormai drammatica. L’ennesimo suicidio avvenuto nel carcere di Lucca, proprio nelle ore del convegno, mostra secondo Fanfani il fallimento di un sistema incapace di garantire condizioni dignitose e reali prospettive per il futuro. Tra le priorità indicate, la creazione di laboratori e attività produttive negli istituti, coinvolgendo imprese e utilizzando pienamente le possibilità offerte dalla legge Smuraglia.

Alessandro Margara

Franco Corleone, presidente onorario della Società della Ragione ed ex garante dei detenuti della Toscana, ha criticato la linea del Governo, orientata all’inasprimento delle pene, ai decreti sicurezza e persino all’introduzione di agenti sotto copertura nelle carceri. La vera chiave di volta, ha ribadito, è invece rappresentata dalle misure alternative, insieme allo studio, al lavoro e alla costruzione di relazioni capaci di restituire un futuro alle persone detenute.

I dati presentati da Saverio Migliori, della Fondazione Giovanni Michelucci, descrivono un sistema al collasso: al 30 giugno 2026 erano presenti nelle carceri italiane 64.773 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti. Nel 2025 si sono registrati 82 suicidi, oltre 12.700 atti di autolesionismo e più di 5.800 aggressioni.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, Maria Oliva Scaramuzzi e Marcello Colocci. Giulia Melani, presidente della Società della Ragione, e Sofia Ciuffoletti hanno richiamato le conseguenze delle politiche securitarie sulla pena e sulla vita quotidiana negli istituti.

La situazione di Sollicciano è stata al centro di diversi interventi. Corleone ha ricordato il valore architettonico e umano del “Giardino degli incontri”, invitando a partire dalle risorse e dai progetti già esistenti. Il consigliere regionale Lorenzo Falchi, reduce da una visita ispettiva, ha riportato le parole di una detenuta: dal carcere transitano molte persone, soprattutto giovani, ma nessuno sembra uscirne migliore di come è entrato.

È forse questa la sintesi più netta del convegno: quando la pena produce soltanto sofferenza, degrado e ulteriore marginalità, a essere sconfitta non è soltanto la persona detenuta, ma la stessa funzione costituzionale dello Stato.

Da QUI Il carcere senza governo, l’eredità di Margara per cambiare la pena – Fuoriluogo

Qui il video dell’incontro Il Carcere senza Governo

Su Radio Radicale l’audio del convegno Il carcere senza governo, in memoria di Sandro Margara, a dieci anni dalla scomparsa

Il carcere senza governo, in memoria di Sandro Margara, a dieci anni dalla scomparsa (16.07.2026)

 

Carcere di Uta-Cagliari

Sardegna, tre detenuti morti in due settimane 

Morire disperati nei carceri della Sardegna

Giancarlo Nonis Pressenza

Ogni settimana in Sardegna, ma anche nel resto d’Italia, leggiamo di detenuti nei carceri che muoiono spesso suicidi, o con atti di grave autolesionismo, nel tentativo di attirare l’attenzione del Sistema reclusorio, che dovrebbe rispettare la nostra Costituzione, il quale prevede che il periodo detentivo si deve fare in modo che la persona venga seguita in un percorso di recupero alla vita sociale. Ma questa è fantasia o demagogia, sappiamo tutte/i del sovraffollamento negli Istituti dell’Isola, in particolare ad Uta e Bancali.

L’ultimo episodio (ultimo?)  avvenuto nella Casa Circondariale ad Uta, è la morte di un giovane di 32 anni affetto da un grave disturbo mentale; non ci interessa il reato per il quale era recluso, ma non è possibile che una persona con problemi psichiatrici debba restare in una cella invece che in un Servizio della Sanità regionale.

Varie associazioni quali Asarp e SDR hanno denunciato in questi anni e pure ultimamente, le carenze delle strutture, a partire dalla assistenza sanitaria e psichiatrica, fortemente carente e d’altronde la legge 81 impone allo Stato e alle Regioni di evitare la carcerazione di persone con disturbo mentale.

Gli attuali Istituti penitenziari spesso non hanno neppure gli spazi adatti né tutte le figure professionali necessarie (psichiatri, psicologi, infermieri della riabilitazione psichiatrica, assistenti sociali e pensiamo anche a chi ha problemi di mobilità o non è autosufficiente) e non si può pensare di scaricare la responsabilità delle morti nel personale della Polizia Penitenziaria, che ha altri compiti. E neppure ci si può basare sui volontari che pure fanno un meraviglioso lavoro di assistenza psicologica. Il Ministro come sempre invierà degli ispettori.

Cosa sta facendo o proponendo l’Amministrazione regionale? Quale assistenza sanitaria è prevista per gli istituti detentivi dell’Isola? Sono domande minime a cui una classe politica deve dare risposte alla società che le avanza. La situazione di Uta è gravissima: su 750 detenuti, molti di più del previsto, quasi 250 presenterebbero una doppia diagnosi, cioè la compresenza di una patologia psichiatrica e di una dipendenza.

È di questi giorni un disegno di legge, già passato nella Commissione del Parlamento, sulla possibilità che le persone con diagnosi di patologie da dipendenza non debbano restare recluse ma inviate in strutture esterne. Il Ministro dichiara che ci sono 10.000 detenuti che potrebbero usufruirne. A questo proposito ci chiediamo perché le Colonie penali dell’Isola, vere aziende agrarie, siano in gran parte abbandonate, mentre potrebbero svolgere un’utile funzione di recupero, ma con personale adeguato.

In Sardegna stanno per arrivare i detenuti del 41 bis che aggraveranno la situazione per la vigilanza e l’assistenza sanitaria. La Garante per i Diritti dei detenute/i regionale, Irene Testa, denuncia continuamente questo stato di cose, così come don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali che sui giornali ha dichiarato che nel 1978 la legge Basaglia (ottima legge mal applicata) ha chiuso i manicomi, ma in realtà sono stati spostati dentro le carceri. Così come Anna Cherchi, la Garante comunale di Sassari per i detenuti, ha dichiarato anche lei sui giornali che tante vite si potrebbero salvare, se si parlasse meno e si agisse di più; servono più strutture per i servizi psichiatrici.

Non si può morire disperati nei Carceri Sardi.

Giancarlo Nonis, presidente ARCADIA Sardegna ETS-OdV

 

Appello alla Regione Sardegna del comitato sardo Alleanza per l’art. 27

Carceri sarde: tre morti in due settimane impongono interventi urgenti – Il Manifesto SardoIl Manifesto Sardo

Il 14 luglio con due delegazioni sarde dell’Alleanza per l’art. 27, in visita alle strutture di Uta e Bancali, abbiamo denunciato le condizioni strutturalmente drammatiche delle carceri.

La denuncia si è rivelata una profezia. In due settimane tre detenuti hanno perso la vita. L’ultimo, un giovane di 32 anni affetto da un grave disturbo mentale, è morto stanotte.
Le parole sono finite. Chiediamo a tutte le istituzioni di svolgere il proprio compito.

Chiediamo alla Regione Sardegna un cambio di passo sui servizi sanitari che tenga conto della domanda di cure per la salute mentale e del contrasto alle dipendenze, che oggi sembra concentrarsi in carcere.
La risposta alla fragilità non può essere la detenzione, ma la presa in carico terapeutica e riabilitativa.

Ribadiamo, inoltre, che il carcere non può essere il luogo deputato alla cura delle persone con disturbi mentali o con dipendenze patologiche. Per questi casi è necessario un impegno concreto per sostenere l’attivazione di misure alternative alla detenzione, attraverso il potenziamento degli strumenti e della rete di servizi sociali e servizi socio-sanitari territoriali.

Chiediamo allo Stato un intervento sulle strutture che risponda all’emergenza caldo con misure specifiche e urgenti, che metta fine al sovraffollamento. Chiediamo il rispetto della Costituzione, il rispetto di chi, pur privato della libertà, ha diritto alla cura, al reinserimento e alla vita.

Le delegazioni sarde dell’Alleanza per l’art. 27: Daniele Pulino, Antonella Licheri, Emmanuele Farris, Sabrina Mura, Renzo Mannoni, Franco Uda, Federica Delogu, Laura Stochino, Gisella Trincas, Maria Grazia Calligaris, Emiliano Pintori

 

Intervista a Irene Testa, garante detenuti Sardegna, TGR Sardegna del 5 agosto 2026

https://www.rainews.it/tgr/sardegna/video/2026/08/emergenza-carceri-irene-testa-troppi-malati-in-cella-5af49f0e-acfd-476b-a209-739f70562d4d.html

Rapporto di Antigone

Rapporto di metà anno 2026 sulle carceri italiane. Antigone: condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record. Inutili gli interventi del governo

Il rapporto Antigone di metà anno 2026   

QUI Rapporto di metà anno 2026 sulle carceri italiane. Antigone: condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record. Inutili gli interventi del governo

Nelle carceri italiane siamo dinanzi ad una gravissima emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate, senza che le politiche governative offrano alcuna soluzione efficace e, anzi, andando in alcuni casi ad aggravare le criticità. 

Ad offrire questo quadro è il rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone, un appuntamento ormai consueto per fare il punto su quanto avvenuto nei primi mesi dell’anno all’interno del sistema penitenziario italiano.   

I NUMERI DEL SOVRAFFOLLAMENTO RECORD – Partendo dai numeri in continua crescita, il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Si tratta di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti. La situazione è fuori controllo in intere regioni: la Puglia guida il triste primato con un tasso del 180,4%, seguita da Molise (165,9%), Basilicata (162,5%) e Lombardia (157,9%). In ben sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili, con picchi allarmanti a Lucca (256,8%), Milano San Vittore (223,6%) e Latina (220,8%). Inoltre, nelle 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024.

L’INFERNO ESTIVO E LE CONDIZIONI DI VITA – Nei mesi estivi, la vita in carcere si trasforma in un’esperienza al limite della sopravvivenza. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di “custodia chiusa” (un dato cresciuto negli anni dopo i negativi passi indietro rispetto al regime delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”), trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. La cronica carenza di ventilatori, preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti, trasforma le camere in veri e propri forni. A questo si aggiunge la direttiva del DAP del 23 aprile 2026, che ha vietato la presenza di frigoriferi all’interno delle celle e dei corridoi, limitandone l’uso agli spazi comuni. Questo impedisce ai ristretti di avere accesso autonomo all’acqua fresca, soprattutto nelle ore notturne, costringendoli all’intermediazione del personale. A queste condizioni si sommano carenze igienico-sanitarie indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa, e persino gravi carenze idriche, come registrato nel carcere di Milano Opera, dove il servizio idrico è stato interrotto per un guasto, costringendo all’uso di bottiglie d’acqua della Croce Rossa. In estate poi, con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi. 

SALUTE MENTALE, SUICIDI ED EVENTI CRITICI – La disperazione porta a conseguenze tragiche: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici. 

IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE GOVERNATIVE – L’approccio dell’attuale esecutivo, basato su un “populismo penale” e logiche emergenziali, ha moltiplicato i reati e inasprito le pene, ignorando le cause strutturali della crisi. Al di là di alcuni annunci, di concreto non si è registrato nulla. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo di per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità.  Nei giorni scorsi, nell’approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza, il Ministro della Giustizia ha parlato di 10.000 persone che potranno uscire. Tuttavia, al di là dei paletti previsti della legge, al di là della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone. Nel frattempo l’emergenza resta e cresce ogni giorno che passa. 

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, commenta così i dati: “Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando è l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l’esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%. Le uniche misure effettive riscontrate si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane. Investire sul reinserimento è l’unica via d’uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”.

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