L’insostenibile leggerezza del Ponte

di Gian Marco Martignoni

Nell’annosa diatriba tra fautori e contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto il recente pampleth di Domenico Marino “L’insostenibile leggerezza del Ponte” fornisce un contributo rilevante sul piano metodologico per valutare oggettivamente l’impatto economico-sociale e ambientale che un’opera di questa portata, comparativamente senza eguali al mondo, potrebbe determinare su due regioni, la Calabria e la Sicilia, notoriamente tra le più arretrate nel quadro della Comunità Europea.

Attualmente, infatti, due sono i ponti nel mondo che hanno una dimensione rilevante: quello giapponese di Akashi-Kaiky con una  campata di 1991 metri e il Golden Gate Bridge nella baia di San Francisco in California, lungo 2071 metri e largo 21 metri , nonché situato in un’area metropolitana con 7 milioni di abitanti.

Il ponte sullo Stretto dovrebbe invece avere una lunghezza della campata pari a 3300 metri, una larghezza di 60 metri ed essere sostenuto da due piloni alti 400 metri, poiché  strutturalmente “ sospeso” .

Peraltro, nonostante la Stretto di Messina spa sia nata nel 1971, nel 2006 è stato contrattualizzato un progetto per 3,9 miliardi di euro al contraente generale Eurolink, ma in assenza della definizione di un progetto esecutivo, senza un euro in cassa per supportare l’investimento ( il cui 60% dovrebbe essere reperito sui mercati internazionali) e addirittura senza le relative procedure autorizzative.

Se si considera che sul ponte Akashi-Kaiky non vengono fatti transitare i treni, analogamente non è  certa la possibilità di far passare i treni sul ponte dello Stretto. A ciò si aggiunge lo scarto fra le stime previste dei veicoli su gomma che dovrebbero transitare in prospettiva e quelli reali, visibilmente già in calo nell’ultimo decennio.

Non a caso molti dei rilievi critici sono stati ripresi dalla relazione della Corte dei Conti relativamente ai dati di traffico, fattibilità dell’opera, tutela ambientale (una fotosimulazione di Alberto Ziparo evidenzia il disastro ambientale e urbanistico che si determinerebbe nell’area)  e riutilizzazione delle somme versate in entrata.

Per quanto riguarda le stime economiche viene previsto un pareggio dopo 40 anni di esercizio, mentre la concessione è della durata trentennale, il che genera forti dubbi sul fatto che l’opera sia in grado di remunerare il capitale investito, considerato che anche il Golden Gate Bridge vanta contabilmente una forte perdita operativa.

Sul piano occupazionale, se si eccettua l’incremento congiunturale in fase di edificazione del ponte, i benefici successivamente attesi sono pressoché nulli, stante la previsione di biglietterie completamente automatizzate.

Tra gli altri fattori che sconsigliano l’investimento vi è il rischio di un terremoto di magnitudo superiore a 7,2 gradi della scala Richter e gli interessi manifestati per la sua realizzazione dalle organizzazioni criminali, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, fortemente insediate in quell’area territoriale.

Ed è quindi proprio a partire dalla somma di tutte le criticità rilevate che Domenico Marino, professore associato di politica economica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, giudica insostenibile il progetto del ponte sullo Stretto: poiché innanzitutto non sono assolutamente reperibili le risorse finanziarie per farlo decollare; in secondo luogo i liberisti di Cosa nostra diventano strumentalmente keynesiani, pensando che l’investimento in questa infrastruttura territoriale  possa generare spontaneamente “l’attivazione mediata degli altri settori economici”.

Niente di più falso, poiché se la Calabria e la Sicilia vogliono attivare dei percorsi di sviluppo, lo possono fare solo innescando dei processi endogeni, a partire dalla nozione di Sistema Economico Territoriale, che è la “risultante dell’interconnessione tra sistema produttivo, dotazione di conoscenze tecnologiche e abilità sociali”.

Nonostante ciò, l’imminenza della costruzione del ponte è una notizia troppo ghiotta  per la propaganda di regime e verrà rilanciata costantemente a ogni scadenza elettorale.

Ma niente paura, sostiene caustico il nostro autore, perché anche i Testimoni di Geova  a suo tempo annunziavano  l’anno in cui si sarebbe verificata la fine del mondo, mentre oggi si limitano più cautamente  ad affermare che è  imminente!

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL PONTE

di Domenico Marino

Rubbettino edfitore: pagg. 116,   euro 10

PICCOLA NOTA DELL’AUTORE

Nella mia recensione del libro di Hervè Kempf – apparsa su codesto blog il 6 aprile –   il titolo corretto del libro  di Thorstein Veblen è “La teoria della classe agiata”. (gmm)

Redazione
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Un commento

  • Personalmente penso che il Ponte, nonostante tutto, non decollerà mai – per fortuna – e se decollerà non verrà completato per mancanza di fondi, e se verrà completato sarà ad altissimo rischio. Si troverebbe al centro della zona vulcanica tirrena, in un punto critico di zolle e faglie: sicuro che le coste della Sicilia e della Calabria restino sempre immobili, alla stessa precisa distanza fra loro, evitando scosse e stiramenti minimi ma continui dell’intera struttura? Non sono un ingegnere e so poco del Ponte, ma mi sembra una enorme bufala. Storia analoga per le centrali nucleari: me le immagino semicostruite e abbandonate. Da dove prendere: i quattrini, l’acqua che serve in enorme quantità quotidianamente, l’uranio; dove smaltire i rifiuti e a che prezzo; dove smaltire il rifiuto per eccellenza cioé la stessa centrale dopo 30 anni; quante mafie ringrazieranno; eccetera eccetera. Il tutto per ridurre del 20% la bolletta? Mah…

    Ciao,
    Vittorio

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