L’Italia non getti benzina sul fuoco della nuova guerra fredda

di Alfonso Navarra (*)

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La decisione governativa, nel quadro NATO, di inviare contingenti militari (a partire dal 2018) in Lettonia, al confine con la Russia, ha poco a che vedere con i fini difensivi conclamati.

Possiamo metterla in relazione con un’altra informazione che ci ha fornito il segretario della NATO Stoltenberg: «Sempre nel 2018 l’Italia sarà nazione guida nel VJTF, la Task Force di azione ultrarapida, la “punta di lancia” in grado di intervenire in 5 giorni in caso di emergenza, schierata sulla frontiera Est».

Questa sedicente “rassicurazione” ai Paesi Baltici si configura insomma come una minaccia neanche tanto mascherata e come un passo ulteriore verso la NUOVA GUERRA FREDDA che sempre più caratterizza i rapporti fra gli Usa, con i loro alleati, e la Russia. Una tensione su punti di frizione delicatissimi (l’Ucraina, la Siria, le accuse reciproche di ingerenza nella politica interna…) e che può anche precipitare in un conflitto “caldo”, avendo sullo sfondo il pericolo immane di un confronto atomico che disgraziatamente – di ciò dovremmo essere tutti più consapevoli – può essere scatenato persino incidentalmente.

La NATO, strumento per tenere l’Europa sotto egemonia statunitense, è del tutto dubbio che oggi abbia una qualche funzione “difensiva”. La sua anacronistica permanenza nonché l’inconsulta agitazione per espansionismi e interventismi anche out of area, ad esempio nel contesto mediorientale, può – ripetiamolo – provocare una guerra in Europa i cui esiti sono facili da prevedere come irrimediabilmente distruttivi per l’intera umanità.

Senza negare il problema di una Russia oppressa da un regime ultra-nazionalista di parademocrazia autoritaria (la simpatia per Putin e il putinismo è spiegabile in Donald Trump, che comunque intende impugnare le armi nucleari come uno sceriffo brandisce la sua Colt; lo è un po’ meno in gente che vorrebbe presentarsi come “pacifista” amica del dialogo e paladina delle libertà e dei diritti) occorre comunque sciogliere la NATO: la denuclearizzazione, anche con atti unilaterali a livello nazionale, può fare da grimaldello per ottenere lo scopo. In questo senso una grande risposta sta arrivando A LIVELLO GLOBALE dal voto degli Stati non nucleari in novembre all’Onu, che darà il via al processo che metterà fuori legge le armi nucleari, come già è successo per le armi chimiche e biologiche.

E’ una svolta storica che si va profilando – la più grande conquista del pacifismo storico! – e che conferma la necessità di una politica di pace con mezzi di pace (ESSA NON INCLUDE LE SANZIONI ALLA RUSSIA, abbiamo sottolineato in un appello lanciato con Padre Alex Zanotelli) cioé con quella nonviolenza attiva ed efficace la cui essenza è, secondo le parole di papa Bergoglio, il perseguire un mondo fondato sulla forza del diritto e non sul diritto della forza (armata).

Nel nostro ambito italiano invece di focalizzarci su referendum che rappresentano l’ennesima resa dei conti all’interno di un ceto politico usurpatore delle istituzioni e corruttore della democrazia (ci costringono ad andare alle urne e votare NO per evitare il male peggiore) dovremmo darci da fare con più impegno (e con strategie pianificate) perché sia effettivamente rispettato quel fondamentale articolo 11 della nostra Costituzione che «ripudia la guerra».

Abbiamo da realizzarne le evidenti conseguenze logiche: la prima è revocare tutte le missioni militari all’estero eventualmente sostituendole con interventi civili; viene quindi il disarmo con la restituzione al mittente delle atomiche dispiegate sul nostro territorio, le riduzioni dei bilanci militari, la conversione dell’industria bellica, lo stop al commercio delle armi; e – da ultimo ma non per ultimo – l’avvio della Difesa popolare nonviolenta e dei Corpi civili di pace.

Firma e fai firmare le petizioni on-line:

http://www.petizioni24.com/italiaperilbando

http://www.petizioni24.com/bastaguerrafredda

(*) Alfonso Navarra è portavoce di «FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO». La vignetta, scelta dalla “bottega” è di Enzo Apicella (db)

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