«L’uomo dell’anno 1917»

Prima che finisca giugno scovate in edicola «L’uomo che morì in trincea», un (doppio) fumetto di qualità

OttoDix-primaGuerraMond

«E’ il nostro primo flip book» annuncia la reggiana Editoriale Cosmo mandando in edicola una nuova serie intitolata «L’uomo dell’anno». Viene presentata così: «una concept-story scritta e illustrata a più mani che analizza alcuni topici avvenimenti del passato, per sviluppare l’idea che spesso la verità dei fatti non si ferma alla superficie…». Dal punto di vista tecnico il fumetto è curioso: «per volere degli autori» (oltretutto così non si fa torto a nessuno, aggiungo io) «L’uomo dell’anno viene stampato con una storia da un lato e l’altra su quello opposto», insomma due copertine.

Questo primo numero (64 + 56 per le storie + 8 pagine all’interno; per 5 euri) si intitola dunque «1917-1431» e contiene due storie: «1917 L’uomo che morì in trincea» con la sceneggiatura di Fred Duval e Jean-Pierre Pécau con i disegni e i colori di Mr Fab da un lato e dall’altro «1431 L’uomo che tradì Giovanna D’Arco» con i testi di Corbeyran, le illustrazioni di Horne (entrambi senza nome di battesimo) e i colori di Vincent Froissard.

Buone sceneggiature. Mi azzardo a dire (anche se non sarebbe il mio “campo” (più quello del mio omonimo) che anche disegni e colori non sono banali.

UomoAnno1917

Decisamente più originale e choccante – per chi conosce la prima guerra mondiale stereotipata – «L’uomo dell’anno 1917». Si apre al forte di Verdun, il 10 novembre 1920: «il signor Maginot darà un mazzo di garofani a chi sceglierà la bara del Milite Ignoto». Se frequentate codesto blog e/o amate gli scritti di Eduardo Galeano forse vi è già venuta in mente una delle sue brevi storie. In sintesi eccola: «La Francia perse un milione e mezzo di uomini nella prima guerra mondiale: quattrocentomila, quasi un terzo, furono morti senza nome. In omaggio a quei martiri anonimi, il governo decretò di dedicare una tomba al Milite Ignoto. Si scelse a caso uno dei caduti nella battaglia di Verdun. Vedendo il cadavere, qualcuno si accorse che era un soldato nero, di un battaglione della colonia francese del Senegal. L’errore fu corretto in tempo. Un altro morto anonimo, ma di pelle bianca, fu sepolto sotto l’Arco di Trionfo». Così Galeano. La sceneggiatura di Duval e Pécau scava sapientemente in queste verità scomode. La vicenda dell’«Uomo che morì in trincea» salta subito in un flasback per portarci al 1910, nella «piantagione di Gabiadji» in Costa D’avorio con il racconto – in prima persona – di Boubacar N’dore.

Sulla trama, intricata il giusto ma verosimilissima, è giusto non dire di più. Il doppio finale è amaro e allo stesso tempo pieno di una strana, ironica dolcezza con il pendolo del tempo che oscilla fra 1915 e 1921. In definitiva un’ottima lettura anche come “antidoto” a questo centenario che suona bugiardo persino più del prevedibile.

Il secondo numero di «L’uomo dell’anno» (uscirà il 2 luglio) annuncia due storie che apparentemente sono stra-note quanto difficili da vivificare ovvero il 1492 di Cristoforo Colombo e il 44 avanti Cristo che però sarà narrato da «Quinto Falco, guardia del corpo di Giulio Cesare»: vedremo se le sceneggiature saranno all’altezza del primo numero. Auguri alla serie dunque ma.. se incontrerà successo e proseguirà avremo «Una donna dell’anno»? Se, come si legge nella presentazione già citata, «la verità dei fatti non si ferma alla superficie…» è proprio scavando – neanche in profondità ma appena appena – che si scopre quante donne sono state cancellate dalla storia e dunque recuperarle (come fa spesso codesto blog con le sue «scor-date») apparirebbe coerente. Si vedrà.

L’ILLUSTRAZIONE IN ALTO è del grande Otto Dix (che in trincea andò davvero): molte sue opere furono distrutte dai nazisti perché era un “artista degenerato”…

 

 

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.