Ma che brava è Antonella Mecenero

recensione a «La spada, il cuore, lo zaffiro» con il sottotitolo «Racconti fantasy»… ma db non concorda sull’etichetta

Dal 2011 ogni anno RILL accompagna le sue antologie (quella di quest’anno è recensita qui: «Tutto inizia da O» e…) con un volume della collana “Memorie del futuro” cioè antologie personali di un autore – quest’anno finalmente un’autrice – fra quelli segnalati nei precedenti «Trofeo RILL».

Il volume di quest’anno è ottimo «La spada, il cuore, lo zaffiro» – sottotitolo e, per me, pomo della discordia «Racconti Fantasy» – di Antonella Mecenero con la copertina di Valeria De Caterini: lo edita RILL cioè Riflessi fi Luce Lunare: 140 pagine per 10 euri. In quarta di copertina una frase chiave di Emily Dickinson: «E’ assai più sicuro un incontro a mezzanotte con un fantasma esterno piuttosto che incontrare disarmati il proprio io».

Avevo già incontrato, nelle antologie RILL, Mecenero e l’avevo apprezzata. A esempio del racconto «La recluta muta» avevo scritto «grazioso, romantico, esile e qb (quasi balsamico) per ottimismo». Questi 10 incontri – di cui 4 appartengono a uno stesso corpus – confermano la sua bravura.

Diffidate di chi cerca draghi con il manuale. Ricordate che non esiste solo «la giustizia del re». Godete di una fiaba di montagna che ricorda la migliore Ursula Le Guin (infatti nell’intervista che chiude il volume Mecenero la cita come sua «autrice di riferimento»). Scoprite a cosa servono davvero i diamanti. Ammirate la lezione della tartaruga a Ulisse. Meditate sul perché i bambini preferiscono aver paura di cose «irreali». Incasinatevi nel monito ma anche trabocchetto del «se non io, altri». Al solito, nulla vi dirò delle trame.

A me pare che Antonella Mecenero si arrampichi benissimo fra i molti rami del fantastico, non mi sembra che a dominare sia il fantasy. Come sempre è questione di etichette. Se vado su Wikipedia leggo: «Il fantasy (termine mutuato dalla lingua inglese) è un genere letterario sviluppatosi tra il XIX ed il XX secolo, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l’immaginazione, l’allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale. In questo filone rientrano quelle storie di letteratura fantastica dove gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica». Dunque, se prendiamo per buona l’ultima frase della definizione, rientra nel genere tutta la letteratura fantastica tranne la science fiction più “hard” – pochina vero? – e perciò Philip Dick, tanto per dirne uno, ma anche «Le cosmicomiche» di Italo Calvino. Più che una definizione quella lì è una galassia: a me le etichette strette non piacciono ma codesta è extralarge. Nella prefazione al libro, Alberto Panicucci scrive: «Si sente dire talvolta che il fantasy è un genere sin troppo codificato, tanto da risultare poco stimolante per gli autori che vogliano sperimentare e per i lettori che vogliano essere sorpresi. Le storie fantasy di Antonella Mecenero spiccano per la qualità della scrittura e il tono lieve, ma non superficiale, con cui sono raccontate».

Allora quello di Mecenero è un fantasy diverso? O lasciamo perdere i barattoli? Io comunque confermo il mio pensiero al riguardo: quando leggo quello che di solito oggi viene etichettato dagli editori come fantasy trovo più ripetizioni, banalità e immobilismo che nella “media” della fantascienza. Ma ovviamente ci sono eccezioni: felice di dire che Antonella Mecenero è un’ottima scrittrice di… fantastico. Ve la consiglio.

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • come co-curatore del libro non posso che dire: GRAZIE, Daniele!
    noi di RiLL quest’anno volevamo fare un’antologia per chi legge fantasy, dopo avere toccato la fantascienza e il fantastico (con le tre personali di Angelini, Troccoli, Malerba) e l’horror (con le due antologie “Oscure Regioni”).
    ovviamente dentro “La spada, il cuore, lo zaffiro” non c’è solo fantasy: volevamo fossero presenti tutti insieme i racconti che abbiamo premiato nei nostri concorsi letterari, e che ci hanno fatto scoprire ed apprezzare la penna di Antonella Mecenero. a ogni modo, le storie dal Leynlared (sull’ “impuro” principe Amrod) e un altro paio sono sicuramente più fantasy che genericamente fantastici, e visto che in tutto coprono più della metà del volume abbiamo optato per il sottotitolo “racconti fantasy” per l’antologia. ma insomma… decidano i lettori!
    Noi speriamo che il libro piaccia a più lettori possibile… e agli amanti del fantasy sia per quel po’ di “dissonante” rispetto al fantasy canonico che troveranno e sia per quel po’ di puro fantastico che c’è.
    per maggiori dettagli sul libro: http://www.rill.it/?q=node/751

    ps: LA SPADA, IL CUORE, LO ZAFFIRO è disponibile su Delos Store e Amazon e, al prezzo speciale di 10 euro (spese postali incluse), presso RiLL: http://www.rill.it/?q=node/29

  • Molti dei libri che mi hanno formato, a partire da quelli della Le Guin, sono dei fantasy, per quanto atipici. Credo che in passato se ne scrivessero più di oggi, ora, però, va forte piuttosto l’omologazione. A me piaceva e piace ancora quel fantasy là, in cui, attraverso il fantastico, si poteva parlare di tutto.
    Quest’analisi è davvero ciò che ciascun autore vorrebbe leggere del proprio libro, perché pone anche interrogativi e invita alla riflessione, cosa che secondo me fa sempre un gran bene.
    GRAZIE

  • Fantastica, davvero. 🙂

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