Ma-ma (Marte-dì matematico) con contorno di comete ecc

1 – Egan; 2 – Mario Livio e Fibonacci; 3 – Il 12 novembre mi emoziona; 4 – Gravità; 5 – Steampunk in edicola; 6 – E questo Marte/dì non è finito. 

 


1-

«In principio era il Grafo, più simile al reticolo del diamante che a quello della grafite». Questa splendida frase, con tanto di disegno, apre «La scala di Schild» (del 2002, traduzione di Riccardo Valla) di Greg Egan che Urania porta in edicola: 4,90 euri per 236 pagine.

Non vi dirò molto di più di quel che già rivela (troppo, almeno per i miei gusti) la quarta di copertina. Ovvero: «Fase 1: su una lontana stazione spaziale Cass e altri scienziati creano una microscopica area di neo-vuoto […] Fase 2: l’esperimento è successo e il neo-vuoto si rivela più stabile del previsto […] Fase 3: A poco a poco il neo-vuoto si allarga, divorando la stazione e i sistemi solari circostanti. Fase 4 (seicento anni dopo): l’umanità si è abituata all’idea di vivere in una sorta di continua fuga da questo mostro del cielo. Ma non tutti vogliono scappare, tanto più che esiste “la scala di Child”, il sistema che permette il passaggio attraverso due universi…». Se per un attimo avete pensato a «La storia infinita» siete fuori strada. L’australiano Egan «è riconosciuto – scrivono, in chiusura di volume, Anna Dal Dan ed Emiliano Farinella – come il miglior scrittore vivente di fantascienza hard». Sull’hard si può sempre discutere ma Egan è «matematico per formazione, programmatore di computer per passione e professione, ha lavorato in un istituto di ricerche mediche da cui ha assorbito la sua non comune conoscenza della biologia». Ma è anche un “umanista” perché (ringraziando Manitù, Zoroastro o forse la dea Madre) le cosiddette «due culture» non sono incompatibili, nonostante il nostro sistema educativo da tempo lo “caldeggi”.

Per sapere cos’è una «scala di Schild» bisogna arrivare a pagina 151. Fra “conciliatori” e “conservatori”, fra «vermi di Planck» e anacronauti, fra barbarie e segnali spaziali (ma se fosse il canto di una cicala?), fra androgini e congiure, c’è tempo per riadattare una vecchia battuta (di Mark Twain, non citato) ovvero «Tutti si lamentano delle leggi della fisica ma nessuno fa niente per cambiarle».

Bel libro, leggetelo.

Ciò doverosamente scritto, entro in un stsvp (segmento temporal-spaziale vagamente personale) che potete saltare senza troppi danni. La questione riguarda l’assillante domanda che alcune/i mi rivolgono sui miei “innamoramenti” in fs ovvero «perché tu che ami la fantascienza più hard non hai preso una cotta per Egan?» formulata a volte in modo anche sgarbato. La risposta onesta è «non lo so» (del resto l’amore è una straaaaana miscela). Non credo che dipenda dalla “troppa” matematica, biologia o altra scienza…. (vedere il punto 2) ma dalla scrittura. Mi pare che Egan non sempre abbia trame e personaggi all’altezza delle sue idee (molte, interessanti, costruttive) e forse non regga il ritmo di un romanzo ovvero monta storie con passaggi eccellenti ma anche punti morti. Care/i fans di Egan… non mi vorrete mica “linciare” per questa piccola critica? Tanto più che io sui libri (non tanti, questo sì) del buon Greg che lessi e apprezzai mi feci persino qualche appunto. A esempio: «ogni ricordo è un furto» (da «Permutation City», Shake edizioni, 1998, pagina 64); e in quel romanzo molto apprezzai «la Chiesa del Dio che non fa differenze». E in «Teranesia» (Fanucci, 2001) c’è un’altra religione notevole «la Chiesa del Lo Facciamo Solo Per Il Tuo Bene» ma soprattutto mi sembra verosimilmente geniale la congiura “linguistica” della Cia (negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso) come Egan la rielabora (pagg 123-124 se avete il libro sotto mano) e quanto alla Nato… beh lui ne pensa tutto il male possibile, proprio come qui in blog facciamo in tante/i. Nella post-fazione a «Teranesia» Egan scrive, con spietata sincerità, dell’Australia reale, «divenuta di gran lunga peggiore delle ipotesi dei (miei) romanzi» e conclude: «debbo mestamente rilevare che vivo in una nazione di ipocriti».

2 –

La matematica dunque non mi spaventa ma… dipende da come la si racconta. Ed ecco un libro che, pur essendo un saggio, in certi punti potrebbe, per ritmo e storie, “aiutare” Egan. Si intitola «La sezione aurea» di Mario Livio, sempre della serie «La matematica come un romanzo» (in edicola con «Il corriere della sera»: 320 pagine a 7,90 euri) della quale ho già parlato in blog un paio di volte. Sezione aurea e dunque ancora Fibonacci, amato – lui sì – perché (come diceva sempre Riccardo Mancini) ci ha fatto capire che in natura esiste una misteriosa («divina» secondo qualcuna) proporzione.
E’ un libro da martedì? Sì veramente; assolutamente no; riflettendoci bene boh e poi kissenfotte.

In ogni modo il libro di Mario Livio è la dimostrazione di come siano stupidi quelli che parlano di matematica arida e/o di “obbligatoria” separazione fra le due culture (vedi sopra). Qui si passa, alla grande, dalle rose alle equazioni, da Pitagora a Oscar Wilde, da Gothe a Euclide, da Martin Gardner all’ananas, da Blake a Bartok, alla fisica, a Le Corbusier, Durer, il film «Rain Man», Dalì, conchiglie, galassie, studi sui linguaggi, arabi, sumeri, Roger Penrose, girasoli, falchi, George Bernard Shaw ecc-ecc … fino ai 315 peti in 19 ore (di Samuel Beckett) e alla dimostrazione – di Tobias Dantzig – o quasi che i corvi sanno contare (o memorizzare) fino a quattro ma oltre si confondono.
Formule matematiche? Poche e quasi tutte comprensibili (le uniche toste sono in appendice). A dimostrazione del carattere divulgativo del libro ci sono in tutto 7 note (toh 7).
In passato si attribuiva a Pitagora l’idea che le 9 Muse fossero “fatte” dai suoni provenienti dai 7 pianeti; così ho ipotizzato-sognato che Pitagora fosse un musicista alieno.
Insomma vorrei recensirlo ben bene in blog, ma il tempo (mi) manca: spero lo stesso di avervi dato un’idea e “allettato”.

3 –

Come forse sapete il 12 novembre Philae (bellissimo nome) sarà sbarcato da Rosetta (nome stra-bello, visto il contesto) sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (mi pare un nome orribilmente burocratico): è un evento scientifico e “mentale” veramente storico. Voi che ne dite? Qui in blog penso che xwq e che yzk, insomma ancora non so. Suggerimenti? Intanto fra poco leggerete in blog di comete (fantastiche però, per lo più “farmeriane” dunque farme-ticanti) recuperate da Fabrizio Melodia. Attenzione: il 12 novembre non è un martedì.

4 –

Altre 53 cose da fare a gravità zero (*)

La «Guida galattica per autostoppisti», com’è noto, è il libro di maggiore successo pubblicato dalle grandi case editrici dell’Orsa Minore. Un degno concorrente è «Altre 53 cose da fare a gravità zero». Di quest’ultima opera, però, non si conoscono né l’autore né il contenuto. Almeno non si conoscevano fino a oggi.

Un gruppo di ricercatori di «Avamposto 42», in collaborazione con l’Accademia Antiquaria del Futuro Prossimo e Remoto, sostiene infatti di aver trovato stralci originali di «Altre 53 cose da fare a gravità zero». Quel che rende molto discutibile l’originalità del ritrovamento, è che accanto alle frasi appare il nome degli autori. Nomi piuttosto sospetti: date un’occhiata alla sezione «L’equipaggio dell’Avamposto 42».

In ogni caso, vi proponiamo i 23 frammenti ritrovati.

Non avere mai i piedi per terra.

Non doverti mai chiedere: quali scarpe metto oggi?

Giocare a prendere una fragola al volo con la bocca senza paura che cada sul pavimento.

Avere la pelle sotto i piedi tenera come quella di un bimbo.

Spostarsi con un soffio.

Mettere le cose nel vano più alto dell’armadio senza l’aiuto del famigliare spilungone.

Non doversi mai più preoccupare di piantare chiodi: basta un po’ di velcro!

Giocare a chi arriva più lontano senza toccare le pareti (ma se sposti i sensori di flusso d’aria nei portelli russi sei squalificata!).

Non rifare il letto la mattina.

Far ruotare la tua casa in modo che gli amici in arrivo trovino facilmente l’entrata.

Usare una bicicletta senza sella.

Gettare la bilancia, tanto segna sempre zero!

Tenere le cose da trasportare con le gambe mentre cammini con le mani.

Fare yoga a testa in giù.

Nuotare senza acqua.

Mangiare tantissimo e sentirmi comunque leggero

[…] Soprattutto: che cosa fareste voi a gravità zero?

(*) Ripreso – e un po’ sintetizzato – da «AVAMPOSTO 42» (per terrestri in missione?)

5 –

In edicola c’è un’antologia «Steampunk». Chi si offre di recensirla?

6 –

Okkkio, questo Marte-dì non è ancora finito. Alle 12 e alle 19 infatti…

 

Redazione
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3 commenti

  • Oggi arriva la sezione aurea che mi hai consigliato. Seguirà commento/elogio/insulto/recensione/trecensione (nel caso il libro sia così bello da meritarne tre, ovviamente)

  • Per chi non ha proprio niente da fare, qui si può scaricare dalla biblioteca digitale della SISSA a Trieste la mia tesi di Master in comunicazione della scienza dove ho analizzato alcune opere di Greg Egan. Invece qui un articolo comparso sulla webzine The Next Station dedicato al racconto di Egan Il fossato che per certi versi è legato all’attualità, per il dibattito in corso sull’operazione Mare Nostrum. Né il primo né il secondo sono capolavori, li segnalo per curiosità.

  • Grazie Daniele ! Aggiungo il libro nella mia lista. #1 Kaplan … #2 Kakalios … #3 Livio
    Tutti e 3 grazie a te. GRAZIE ! Ciao !

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