Mangeremo meno (e non tutti)

di Gianluca Cicinelli (*)

Per avere notizie precise dell’Italia reale e capire la povertà che – raccontano le nude cifre Istat – vede circa il 10% della popolazione in povertà assoluta, bisogna leggere la stampa d’ispirazione religiosa cioè Avvenire, Sir, le gazzette delle parrocchie: lì trovate informazioni che non trovate sui principali organi d’informazione. L’Italia vera, non quella di “lustrini e paillettes mentre fuori c’è la morte” (cit).

Guerra in Ucraina, aumento prezzi di materie prime ed energia, crescita dell’inflazione. Attenzione: la crisi non colpisce più soltanto le persone bisognose, ma aggredisce le poche strutture che in questi anni hanno consentito almeno di mangiare a chi è colpito dalla crisi. Sir (il Servizio Informazione Religiosa, che fa capo alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici e ha il sostegno della Ce, ovvero dei vescovii) ci fa sapere che, mentre le cifre dell’ultimo rapporto Istat si fermano al 2021, nel corso di quest’anno la Fondazione Banco Alimentare, ha ricevuto già 50 mila domande in più di assistenza e che il numero è destinato a crescere nei prossimi mesi. Non solo però: si è registrato un enorme calo della donazione di eccedenze da parte di alcuni segmenti della filiera agroalimentare:  35% di donazioni in meno nel settore ortofrutticolo, calo generale del 36% delle donazioni economiche a sostegno dell’attività di assistenza ai bisognosi. Inoltre i costi per l’attività di recupero e redistribuzione del cibo sono aumentati e di conseguenza la capacità del Banco Alimentare di far fronte a tutte le richieste di aiuto è destinata a ridursi.

Al calo delle donazioni si agggiunge la questione Agea, l’ente che gestisce gli aiuti del Fondo nazionale e dei Fondi europei attraverso il quale Banco Alimentare raccoglie gli alimenti che distribuisce alle strutture caritative che aiutano le persone in difficoltà. Questo canale di raccolta è destinato a ridurre del 25% circa la sua capacità operativa. Ci troviamo di fronte a una crisi di proporzioni terrificanti che nessuno ancora vede, perchè fin qua l’opera nel silenzio di queste strutture ha reso possibile anche ai governi di nascondere sotto al tappeto una realtà drammatica, che rischia di esplodere con virulenza se va in crisi anche la politica caritatevole, visto che quella del welfare inizia a essere solo un pallido ricordo.

I poveri non sono per niente invisibili. Sono le famiglie monoreddito, sono persone e famiglie con lavori precari, piccoli commercianti o artigiani già colpiti dalla pandemia, chi finisce lo stipendio alla seconda settimana del mese, e, la parte assolutamente trascurata anche dai pochi ristori erogati dai governi Conte e Draghi, l’immensa area del sommerso che non gode di sussidi perchè non risulta registrata da nessuna parte. Sono insomma i nostri vicini di casa, le persone che incontriamo per strada, non sono nascosti o invisibili nella vita. Sono nascosti invece per l’informazione, che oltre alle cifre delle statistiche non riesce o non vuole dare loro un volto, nomi, la dignità di esistere per quello che sono: un problema dell’intera società italiana di cui non importa niente a nessuno tranne a poche realtà confessionali e ancor meno laiche. Le rivolte per il pane non sono un futuro distopico ma un futuro molto vicino. Nel cuore dell’occidente “ricco”.

(*) articolo in origine su  https://diogeneonline.info/mangeremo-meno-e-non-mangeremo-tutti/

ciuoti

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