Marlane-Marzotto: un processo che non comincia mai

di Maria Rosaria Baldin

 Gli ingredienti di questa storia sono: un’impresa vicentina, una “fabbrica dei veleni” in provincia di Cosenza, molti operai morti, un processo la cui prima udienza è continuamente rinviata, un comunista convinto e testardo, il coraggioso direttore di un giornale di provincia.

                                        Praia a Mare

Tutto è cominciato con il Conte Rivetti, nel ’58-59 ha aperto uno stabilimento a Praia a Mare, in provincia di Cosenza, per cui ha ricevuto dalla Cassa Depositi e Prestiti un finanziamento pari a 6 miliardi delle vecchie lire. In seguito l’azienda è stata venduta prima alla Lanerossi e poi al conte Marzotto. Le storie che riguardano i lavoratori di quest’azienda son presto dette: la fabbrica è l’unica della zona, per cui si deve fare quello che chiedono i dirigenti, senza andare troppo per il sottile. Concretamente ha significato per molti di loro interrare, a mani nude, i residui tossici del lavoro nei terreni circostanti; successivamente ha significato ammalarsi di tumore e, proprio il giorno prima della morte, ricevere la visita del caro dirigente che chiedeva di firmare la lettera di dimissioni. Il motivo? Alla moglie veniva detto che era perché così avrebbe potuto ottenere la pensione di reversibilità e poi sarebbe stato possibile assumere il figlio al posto del padre…

Ricordo, per chi non avesse capito bene, che non stiamo parlando di una ditta cinese, in Italia o in Cina, che sfrutta i propri dipendenti e non ha il minimo rispetto dei diritti umani, sindacali, ambientali e chi più ne ha più ne metta, no, stiamo parlando di una ditta italiana, che ha fatto tutto questo fino al 2004. Dopodiché i baldi dirigenti si sono resi conto che il costo del lavoro era davvero insostenibile ed era meglio trasferirsi in Romania. E solo per questo a Praia a Mare non si inquina più.

Tutto questo con la totale complicità dei sindaci di Praia a Mare che erano, guarda caso, tutti ex dirigenti della Marlane. Si calcola che i morti per tumore siano almeno un’ottantina. Con tenacia e coraggio qualcuno si è mosso, riuscendo ad ottenere un processo (a Paola, sempre in provincia di Cosenza) e il rinvio a giudizio di 13 persone con accuse pesantissime che sono omicidio colposo plurimo e disastro ambientale. La prima udienza del processo è continuamente spostata per i motivi più disparati da più di un anno e il rischio è che si arrivi alla prescrizione ancora prima della prima udienza. Giorgio Langella, segretario provinciale del Pdci, è venuto a conoscenza della storia alcuni anni fa ed ha cercato di fare qualcosa per smuovere la situazione. Dal punto di vista dell’informazione Il Giornale di Vicenza, proprietà dell’Associazione Industriali, ha censurato la notizia al punto da cancellare qualsiasi riferimento che legasse Praia a Mare a Marzotto, ma anche Langella al Pdci. L’unico che ha pubblicato, aderendo anche al successivo appello, è stato il direttore del quotidiano on line (nonché settimanale cartaceo) VicenzaPiu.com, Giovanni Coviello; questo ha permesso di unire Vicenza a Praia a Mare, per portare avanti un lavoro comune e uscire da questo impantanamento.

Alla fine del suo intervento, venerdì 24 febbraio, all’assemblea nazionale appositamente organizzata Langella ha detto:

Diceva Saturnino Huillca, vecchio sindacalista analfabeta peruviano: “Nessuno dà importanza a un fiumiciattolo. È facile da passare. Ma quando i fiumi sono diversi, quando sono tanti, non lo si può più fare. Quando ci rivoltammo a Vilcanota, unendoci tutti, fu impossibile batterci. Se sapremo essere un grande fiume di vasta portata, nelle nostre acque cadranno e si perderanno i nemici. Essi potranno chiedere aiuto, potranno gridare, ma non potranno reagire. Così avviene quando c’è la forza dell’unità. Diversamente, quando frana una vetta, questa non potrà tornare al suo stato iniziale. Per queste ragioni tutti dobbiamo unirci, tenendoci stretti con forza, per essere invincibili”.

Chiediamo a chi non è indifferente di aiutarci a passare all’attacco. Lo potremo fare se avremo la forza di unire le nostre debolezze. Facciamolo non per ottenere qualche poltrona o per tornaconto personale. Facciamolo perché è giusto. È importante che il sussurro dei singoli diventi l’urlo di una moltitudine. Uniti possiamo costruire una società migliore e giusta, senza più “Marlane”, “Tricom” o “Eternit”. A testa alta e con la schiena diritta.

Maria Rosaria Baldin
Sono nata a Sandrigo, paese in provincia di Vicenza dove vivo.
 Nonostante un diploma di contabilità, mi sono sempre interessata più alla letteratura che alla matematica. 
Seguo da sempre le tematiche ambientali, le problematiche legate agli squilibri nord-sud del mondo, al consumo critico e consapevole, alla difesa dei diritti dei più deboli e alla costruzione della pace. Per quindici anni ho lavorato negli sportelli immigrazione della provincia di Vicenza. Nel 2009 la casa editrice La Meridiana ha raccolto la mia esperienza nel libro “Avanti il prossimo”. Dal 2009 gestisco il blog La Bottega delle Storie; inoltre collaboro con riviste e siti online. Organizzo percorsi di scrittura autobiografica e di raccolta di storie di vita. Mi sento in continua ricerca e penso che la spirale, con il suo percorso circolare aperto, lo rappresenti molto bene.

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