Marocco, un viaggio per scambiarsi pratiche di economia solidale

di Michele Restuccia (*)

Dal 26 gennaio al I° febbraio Michele Restuccia è stato in Marocco per raccontare Camilla e partecipare ad alcune visite. Questo è il suo racconto.

 Tra fine gennaio e inizio febbraio siamo stati invitati a presentare il progetto dell’emporio in Marocco, in occasione del Forum Internazionale Distretto Mediterraneo dell’Economia Solidale di Kenitra, organizzato da una rete di produttori locali e associazioni di migranti in Italia. Ero contento e un po’ preoccupato di raccontare bene il nostro progetto, ma allo stesso tempo volevo conoscere la realtà di chi pratica economia solidale in Marocco, i prodotti e le questioni personali, le motivazioni e le relazioni che stanno alla base di queste pratiche di economia solidale, altra, etc. Quindi obiettivo numero uno: fare domande, sempre!

  Al forum hanno partecipato, oltre a cooperative italiane qual Terra il Cielo, Mani e Terra / Sos Rosarno, e lo spazio Venti Pietre, circa quindici tra cooperative e associazioni di produttori da tutto il Marocco. Sono realtà che da ormai diversi anni lavorano su turismo sostenibile, agricoltura biologica e naturale, artigianato locale ed economia di prossimità. In diversi casi la relazione con attivisti e ricercatori ha permesso di curare molto l’impatto sociale e la sostenibilità di queste pratiche, che in ogni caso hanno bisogno di sviluppare meglio sia il mercato interno che quello estero e di trovare un equilibrio tra questi due, con tutto ciò che comporta in termini di certificazione, comunicazione, distribuzione, formazione e ricadute sul territorio.

Già durante il forum ne ho avuto conferma. L’incontro serviva infatti a dare delle linee guida per le prossime attività della rete, e durante la fase di laboratori ho coordinato con Mounia dell’associazione Donne di qua e di là di Parma un tavolo di lavoro sul ruolo dei consumatori nell’economia solidale. Per fortuna la mia proposta di indagare i bisogni delle persone (italiani e marocchini, produttori e consumatori) come primo passo per poi trovare i temi su cui lavorare nei prossimi mesi è piaciuta. Il rischio in questi casi è sempre che si parta subito affrontando soluzioni o modelli, senza analizzare le ragioni o i bisogni delle persone. Per alcune ore ci siamo raccontati quello che sapevamo e immaginavamo dei consumatori ‘critici’ in Italia o Marocco (dove e quanto comprano, cosa sanno, come si informano, etc.) e abbiamo curato una veloce lista dei bisogni di produttori e attori locali. Partendo da queste due liste di temi, vincoli e valori (trasparenza, impatto sociale, produzione naturale, comodità, etc.), abbiamo trovato quattro aree su cui la rete potrebbe lavorare per consolidare relazioni solidali e trasparenti tra consumatori e produttori: visite, comunicazione, co-produzione e formazione / mutualità.

É stato il giorno dopo che abbiamo capito sul campo quanto sia fondamentale comunicare meglio il lavoro, le tecniche e il territorio che stanno dietro ai prodotti. Con un piccolo gruppo abbiamo iniziato un viaggio di alcuni giorni attraverso il paese: la prima tappa è stata nella provincia di Youssufia, tra le valli del comune di Ras El Ain. Qui ci hanno ospitato un gruppo di agricoltori e artigiane della località di Naama. che coltivano e trasformano fichi d’india, argan e piante medicinali e aromatiche.

L’associazione di agricoltori Enahda e la cooperativa Nâama sono in stretto rapporto (l’associazione ha sostenuto la nascita della cooperativa per dare un’opportunità alle donne della comunità) e sono impegnati a diffondere pratiche naturali di coltivazione (biologico, permacultura, etc.) tramite corsi di formazione per altri agricoltori. Come ci racconta Hassan, la sfida è continuare a lavorare per sé (‘perchè è dimostrando che si può vivere di biologico che altri seguiranno questa strada’) e introdurre nuove attività come il piccolo ‘ostello’ per turisti che stanno realizzando nell’appezzamento dove hanno i terreni per la formazione. Visitando i laboratori della cooperativa siamo molto incuriositi dal processo di raccolta e trasformazione di argan e semi di fico d’india, e tra macchine e enormi sacchi con i frutti del raccolto discutiamo con Malika di quanto sia importante raccontare i prodotti e i prezzi: i tempi e le modalità di lavorazione, gli strumenti e le tecniche, ma anche le persone e i luoghi (e infatti ora il loro buonissimo olio di fico d’india non mi sembra più caro!).

Oltre a comunicare bene come lavori, la scelta dei mercati cui rivolgerti (con cui creare una relazione?) è fondamentale.

Alcuni giorni dopo arriviamo ad Aglou, a due ore a sud di Agadir, in una cittadina immersa in un’area più secca, tra montagne e l’Oceano. In questa comunità da anni opera la cooperativa femminile Spinosa che come ci raccontano Amina e Lacehn è ormai affermata come modello di emancipazione economica per le donne del luogo, è un riferimento per la comunità e sta cercando di crescere. Per ora la scelta è puntare maggiormente sul mercato estero (che è più del 50% del fatturato), ma questo comporta spese per certificazioni e permessi, che per una piccola cooperativa sono molto ovviamente molto critiche. Mentre riprendevamo la strada verso Casablanca, pensavo al patto sull’avocado tra il consorzio Galline Felici e i gas francesi e belgi, al fatto che son questi gli strumenti da cercare, quelli per cui sono i co-produttori a venire incontro ai bisogni di chi produce, riequilibrando meccanismi commerciali e finanziari ingiusti.
Lo puoi fare, come ci dicevamo a Kenitra attorno al nostro tavolo, anche se da entrambi le parti si mettono in chiaro le esigenze su tempi di consumo e produzione, costi, risorse e abitudini di acquisto.

A questo link trovate la galleria completa delle foto.

Shukrane!
Michele x Camilla

(*) ripreso da https://alchemillagas.noblogs.org: è il blog di CAMILLA «Gruppo d’Acquisto Solidale di Bologna e provincia»

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