Messico: Gabriel e Edmundo desaparecidos da oltre dieci anni

I due guerriglieri dell’Ejército popular revolucionario arrestati a Oaxaca il 25 maggio 2007 rappresentano l’ennesimo caso di sparizione forzata nel paese

di David Lifodi

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla sparizione di Gabriel Alberto Cruz Sánchez ed Edmundo Reyes Amaya, militanti del Partido democrático popular revolucionario-Ejército popular revolucionario (Pdpr-Epr), avvenuta il 25 maggio 2007 nella città di Oaxaca, in occasione delle mobilitazioni condotte dall’Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca (Appo) contro l’allora governatore Ulises Ruiz. I due militanti dell’organizzazione guerrigliera vennero arrestati e, da quel momento, non si ebbe più alcuna notizia sulla loro sorte.

La desaparición forzada, purtroppo, in Messico non fa più notizia e, nel corso di questi dieci anni, nemmeno la risoluzione 29/2014, che imporrebbe l’apertura degli archivi militari nelle caserme, è servita per fare luce sul caso di Gabriel Alberto Cruz Sánchez ed Edmundo Reyes Amaya. Allo stesso modo, si è rivelata inutile anche la Convenzione internazionale contro la sparizione forzata, peraltro sottoscritta anche dal Messico, segnale evidente di uno Stato sordo a qualsiasi tentativo di democratizzare la vita del paese. Di recente, il libro Gabriel Alberto Cruz Sánchez y Edmundo Reyes Amaya, lucha por su presentación con vida que trasciende familia y militancia política, ha cercato di far luce sul terrorismo di stato e sulla vicenda dei due esponenti del Partido democrático popular revolucionario-Ejército popular revolucionario.

Quel 25 maggio 2007 i due militanti si trovavano nei pressi dell’hotel el Arból di Oaxaca, quando rimasero coinvolti in un’operazione di polizia che si concluse con il loro arresto. Il Pdpr-Epr parlò subito di sparizione forzata dovuta agli ideali politici di Gabriel ed Edmundo, mentre la madre di quest’ultimo chiese immediatamente spiegazioni allo Stato messicano, sottolineando il dramma dei desaparecidos ed esigendo che le istituzioni si attivassero per restituirle suo figlio. Tuttavia, ciò che è certo, sono le pratiche di contrainsurgencia tuttora attive in Messico, dove lo Stato sfrutta la paura dei familiari dei lottatori sociali, delle organizzazioni popolari e delle persone comuni allo scopo di garantire l’impunità a coloro che, giorno dopo giorno, stanno cancellando i diritti umani nel paese. Non solo. Lo Stato ha cercato apertamente di farsi beffe dei familiari di Edmundo Reyes Amaya, tentando di spacciare il cadavere di uomo per quello del guerrigliero. Fortunatamente, la famiglia di Edmundo aveva richiesto la collaborazione dell’Equipo de Antropología Forense (Eaaf), che già in Messico ha sconfessato i depistaggi relativi ai desaparecidos di Ayotzinapa, oltre ad aver svolto un ruolo di primo piano nelle indagini sull’operazione tierra arrasada in Guatemala e sulle sparizioni forzate nel proprio paese.

Se in occasione del mandato presidenziale di Felipe Calderón erano state registrate, secondo i dati ufficiali, ventiseimila sparizioni forzate (anche se i movimenti sociali la definiscono una statistica al ribasso), 67 esecuzioni extragiudiziali e circa 999 detenzioni arbitrarie, anche i numeri della presidenza Peña Nieto, ad un anno dalla fine della sua permanenza a Los Pinos, non sono dei più incoraggianti. Si parla di 669 detenzioni arbitrarie, di 81 lottatori sociali desaparecidos, ma, soprattutto, per la Campaña Nacional contra la Desaparición (composta da centinaia di organizzazioni popolari), la sparizione forzata avviene in maniera generalizzata e rappresenta un mezzo ormai utilizzato comunemente dallo Stato nei confronti di avversari politici di qualsiasi genere. È in questo contesto che la Comisión de la Verdad de Oaxaca ha evidenziato come lo Stato messicano non abbia alcun interesse di chiarire né il caso di Gabriel ed Edmundo né quello di Ayotzinapa e di tutti gli altri desaparecidos.

Coordinate dall’organizzazione Hasta Encontrarlos, composta principalmente dai familiari di Gabriel ed Edmundo, le istanze per ottenere verità e giustizia per i due militanti dell’Ejército popular revolucionario sono giunte fino al gruppo che, all’Onu, lavora sul fenomeno delle sparizioni forzate. Ad oggi, il Messico vanta il triste primato di essere uno tra i paesi con il maggior numero di desapariciones forzadas, preceduto solo dalla Siria.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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