Messico: l’autogoverno della comune di Cherán

di David Lifodi

Sono trascorsi cinque anni e quattro mesi da quando il municipio autonomo di Cherán, nello stato messicano del Michoacán, ha vinto la sua battaglia per l’autogoverno sul potere centrale di Los Pinos. Nel novembre 2011 il Tribunal Electoral del Poder Judicial fu costretto a ratificare la consultazione popolare del municipio, da cui era emersa la volontà di auto amministrarsi senza la presenza di partiti politici e secondo l’organizzazione comunitaria indigena.

Pur non essendo celebre come l’esperienza dei municipi autonomia zapatisti, il levantamiento degli indigeni purépecha, che vivono a Cherán, aveva avuto inizio per difendere l’integrità dei boschi dai trafficanti illegali di legname e dal crimine organizzato, spesso colluso con le autorità federali, statali e municipali e con i partiti politici. Tuttavia la risposta del municipio michoacano contro il saccheggio e la violenza tipici della ricolonizzazione capitalista, che in Messico assume principalmente le forme del narcostato, non è stata delle più semplici. La ripresa del controllo del territorio, caratterizzata dalla riconquista dei boschi, delle risorse idriche e, più in generale, della tutela dell’ambiente, non è stata priva di difficoltà, ma ha svolto un ruolo determinante nella riduzione dei sequestri, del traffico di droga  e della violenza dilagante in uno degli stati della federazione messicana caratterizzato dal maggior numero di conflitti sociali. Il governo del Michoacán ha cercato in ogni modo di ostacolare il processo autonomo di Cherán, uno dei più avanzati nella democratizzazione della società indigena messicana, ma anche tra quelli maggiormente coraggiosi, si pensi solo alla guerra sporca condotta nel Guerrero contro la Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias fin dalla sua fondazione, come dimostra la persecuzione politica nei confronti di Nestora Salgado. Tutto è cominciato grazie alla tenacia delle donne purépecha che, il 15 aprile 2011, bloccarono i taglialegna che attraversavano Cherán su camion dove avevano raccolto il legno rubato alla comunità. I camion dei taglialegna obbedivano alla criminalità organizzata, responsabile di violenze di ogni tipo ai danni degli indigeni. Fu grazie a quelle donne che nacque la scintilla. Prima la gente di Cherán cacciò taglialegna e criminalità, poi fu la volta della polizia alleata con i narcos e, infine, toccò ai partiti politici. Successivamente, Cherán raggiunse l’autonomia e gli abitanti della cittadina ottennero di non partecipare alle elezioni federali del 2012 e del 2015 eleggendo, a loro volta, un consiglio costituito da dodici personalità denominate keri (grandi). A Cherán, anni dopo il sollevamento zapatista, funziona il principio del mandar obedeciendo. I dodici rappresentano una sorta di consiglio comunale che dirige la comunità attraverso usi e costumi indigeni. Di fronte alla crisi dei partiti e delle istituzioni politiche di un paese nelle mani dei narcos e della parapolitica, sono in molti ad auspicare la cheránización del Messico. Assistere ad una seduta del Consejo Mayor di Cherán è come partecipare ad una lezione di democrazia. La cittadina si divide in quattro quartieri costituiti da 189 assemblee, denominate puntos de reunión, che hanno l’incarico di sottoporre le loro proposte ai keri. I candidati del Consiglio, a loro volta, devono possedere determinati requisiti, dall’essere maggiorenni a dimostrare la conoscenza della cultura purépecha, oltre, ovviamente, a non essere stati coinvolti in episodi di corruzione. Nell’assemblea dei quartieri, dove i cittadini si esprimono tramite il voto, vengono prese le decisioni che poi saranno presentate al Consejo Mayor. I keri possono solo ratificare le decisioni prese in assemblea ed essere rimossi dall’incarico in qualsiasi momento. Aquí el zapatero, el campesino, el abogado, el maestro… todos pueden ocupar un cargo, rivendicano con orgoglio gli abitanti di Cherán. All’ingresso della cittadina un cartello avverte che si entra in un territorio libero e autonomo. L’autogoverno di Cherán rappresenta un esempio di orizzontalità in un contesto istituzionale caratterizzato da un’estrema verticalità e, se avviene la cheránización del Messico, insicurezza, corruzione e strapotere dei narcos e del potere potrebbero subire un duro colpo in tutto il paese, per questo sono in molti a pronosticare che l’autonomia del municipio michoacano abbia i giorni contati. Infine, va sottolineato come l’esperienza di Cherán non sia espressione solo dell’autogoverno indigeno, ma rappresenti lo sviluppo di una modalità di fare politica in maniera indipendente rispetto alle modalità di potere tradizionali.

“Dignità, giustizia e pace si costruiscono a partire dalla comunità e Cherán rappresenta un esempio non solo per il Messico, ma per il mondo intero”, afferma il Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad. Il seme zapatista sta cominciando a dare i suoi frutti.

 

 

 

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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