Nazim Hikmet: «La morte è giusta…»

Versi scritti in cella per chi non è uno scià di Persia (*)

 

Della morte (1946) – Nazim Hikmet

Entrate, amici miei, accomodatevi

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

Lo so, siete entrati per la finestra della mia cella

mentre dormivo.

Non avete rovesciato la brocca

né la scatola rossa delle medicine.

I visi nella luce delle stelle

state mano in mano al mio capezzale.

Com’è strano

vi credevo morti

e siccome non credo né in Dio né all’aldilà

mi rammaricavo di non aver potuto

offrirvi ancora un pizzico di tabacco.

Com’è strano

vi credevo morti

e voi siete venuti per la finestra della mia cella

entrate, amici miei, sedetevi

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

Hascìm, figlio di Osmàn,

perché mi guardi a quel modo?

Hascìm figlio di Osmàn

è strano

non eri morto, fratello,

a Istanbul, nel porto

caricando il carbone su una nave straniera?

Eri caduto col secchio in fondo alla stiva

la gru ti ha tirato su

e prima di andare a riposare

definitivamente

il tuo sangue rosso aveva lavato

la tua testa nera.

Chi sa quanto avevi sofferto.

Non restate in piedi, sedetevi.

Vi credevo morti.

Siete entrati per la finestra della mia cella

i visi nella luce delle stelle

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

Yakùp, del villaggio di Kayalar

salve, caro compagno,

non eri morto anche tu?

Non eri andato nel cimitero senz’alberi

lasciando ai tuoi bambini la malaria e la fame?

Faceva terribilmente caldo, quel giorno

e allora, non eri morto?

E tu, Ahmet Gemìl, lo scrittore?

Ho visto coi miei occhi

la tua bara scendere nella fossa.

Credo anche di ricordarmi

che la tua bara fosse un po’ corta per la tua statura.

Lascia stare, Gemìl

vedo che ce l’hai sempre, la vecchia abitudine

ma è una bottiglia di medicina, non di rakì.

Ne bevevi tanto

per poter guadagnare cinquanta piastre al giorno

e dimenticare il mondo nella tua solitudine.

Vi credevo morti, amici miei

state al mio capezzale la mano in mano

sedete, amici miei, accomodatevi.

Benvenuti, mi date molta gioia.

La morte è giusta, dice un poeta persiano,

ha la stessa maestà colpendo il povero e lo scià.

Hascìm, perché ti stupisci?

Non hai mai sentito parlare di uno scià

morto in una stiva con un secchio di carbone?

La morte è giusta, dice un poeta persiano.

Yakùp

mi piaci quando ridi, caro compagno

non ti ho mai visto ridere così

quando eri vivo…

Ma lasciatemi finire

la morte è giusta dice un poeta persiano…

Lascia quella bottiglia, Ahmer Gemìl,

non t’arrabbiare, so quel che vuol dire

affinché la morte sia giusta

bisogna che la vita sia giusta.

Il poeta persiano…

Amici miei, perché mi lasciate solo?

Dove andate?

[traduzione di Joyce Lussu]

Per codesta “bottega” Nazim Hikmet è un costante riferimento, come potete vedere se avete voglia di usare i Tag. Nel 2020 abbiamo chiesto a Pierpaolo Piludu di postare il testo dello spettacolo da lui scritto – nel periodo della guerra del Golfo –  dove racconta la vita di Hikmet e il dramma dei curdi: cfr Nazim Hikmet: «Il più bello dei mari»

(*) Di solito, il sabato in bottega regna “cicala”: libraia militante e molto altro, da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono; immaginate che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana i versi da regalare alla bottega. Ma che succede quando la “cicala” si assenta per qualche settimana? Beh, tocca a me recuperare qualcosa di suo o d’altro. Lo faccio ma la responsabilità è grande (io non sono poeta, come un mio omonimo bolognese). Perciò se qualcuna/o vuole mandarmi suggerimenti… non è che mi offendo. Ci rivediamo qui fra 7 giorni? Ma potrei fooooorse dirvi se/dove i nostri sentieri di nuovo si incroceranno? Magari state organizzando una presentazione del romanzo «365» e allora ci troviamo lì… Dopodomani, vero? [db per la redaz]

NELLA FOTO: Hikmet davanti alla sua cella.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Colgo l’occasione della ripubblicazione di questa splendida poesia di Hikmet, tradotto e fatto conoscere in Italia da Joyce Lussu, per riportare anche in Bottega l’attenzione alla mobilitazione/dibattito attorno alla vendita della casa marchigiana di Joyce. La campagna ha preso piede dopo che il nipote Tommaso Lussu ne ha parlato su FB, spiegando che la famiglia non può più permettersi di tenerla e manutenerla. Tommaso, con la moglie Barbara Cardia, è riuscito a rivalorizzare la casa del nonno Emilio ad Armungia, facendone un centro di incontri e scambi culturali. I famigliari sono a primi a desiderare che non si cancelli la memoria di quel luogo ma, anche conoscendo quanto pensava e auspicava Joyce, non desiderano una musealizzazione del luogo, quanto che possa diventare un luogo vivo e propositivo di scambi e incontri. Nelle due settimane passate da quando si è diffusa la notizia in molti, a livello associativo, culturale e politico, si stanno mobilitando, fra cui Silvia Balestra che giusto un anno fa pubblicava il suo libro La Sibilla- vita di Joyce Lussu. Riporto qualche link, a cominciare dal primo appello apparso su Noi Donne, e l’ultimo post del nipote Tommaso nella sua pagina FB.
    https://www.noidonne.org/articoli/la-casa-di-joyce-lussu-in-vendita.php
    https://www.rainews.it/tgr/marche/video/2023/09/vendita-casa-joyce-lussu-valdo-spini-e1ab10de-562d-47c4-8db4-5a7102efac64.html
    https://www.milleunadonna.it/attualita/articoli/la-casa-di-joyce-lussu-e-in-vendita-le-istituzioni-se

    A 10 giorni da questa campagna (non programmata ma nata spontaneamente dal basso), sostenuta da diversi parlamentari e amplificata dalla stampa per richiedere l’ intervento del pubblico per valorizzare il patrimonio storico e culturale della casa,
    cosa immaginiamo?
    Saremmo ben contenti se il Comune di Fermo, la Regione Marche o il Ministero dei Beni culturali decidessero di acquistare la casa per finalità culturali pubbliche.
    L’ appello “salvate la casa” allo stesso tempo non ci corrisponde esattamente: siamo sicuri che un soggetto privato non sia in grado di valorizzarla in quanto tale o di conferirgli una nuova vita?
    Esistono in Italia come in Europa numerose esperienze virtuose di case museo gestite da privati.
    E non è neanche detto che la strada sia quella della musealizzazione.
    Esistono allo stesso tempo molteplici altre modalità per rivitalizzare dei luoghi storici: caffè letterari, dimore che coniugano ospitalità e manifestazioni culturali, enoteche, bistrot..
    Luoghi in cui una attività commerciale ed economica mantenga anche etica e impegno civile.
    Infine non riteniamo neanche una blasfemia pensare semplicemente che una casa resti tale, semplicemente abitata da un’altra famiglia (per questa casa la tutela dell’immobile è in ogni caso garantita da un vincolo della Sovrintendenza architettonica territoriale).
    Insomma il nostro appello è rivolto anche a privati, liberi cittadini, fondazioni, enti, associazioni..
    https://www.facebook.com/tommaso.lussu.1

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