La sete dell’Uruguay

Siccità e saccheggio dell’oro blu alla radice della crisi idrica che dal giugno scorso ha messo in ginocchio il Paese nonostante nella Costituzione del 2004 l’acqua sia dichiarata “un diritto umano fondamentale”. Sotto accusa l’improvvisazione e la pessima gestione dell’emergenza da parte del governo conservatore di Lacalle Pou.

di David Lifodi

Foto: https://www.resumenlatinoamericano.org/2023/07/25/uruguay-agua-que-no-has-de-beber-la-crisis-hidrica/

Per tutta la durata dell’estate il dibattito sul cambiamento climatico è stato all’ordine del giorno, ma, ad esclusione di pochi quotidiani e siti web di controinformazione, in pochi hanno dedicato spazio all’emergenza siccità che, dalla fine dello scorso mese di giugno, ha messo in crisi l’Uruguay.

La capitale del paese, Montevideo, è rimasta a secco poiché l’invaso di Paso Severino, in assenza di piogge, si è progressivamente prosciugato. Tuttavia, la crisi idrica che si è ripercossa pesantemente sull’intero paese deriva da anni di politiche errate, a partire dalla carenza delle infrastrutture a cui il governo ultraconservatore di Luis Lacalle Pou ha pensato di porre rimedio esclusivamente tramite un sistema di depurazione non a buon mercato in grado di raggiungere le acque del Rio del Plata in Argentina, nonostante la diffidenza della popolazione in merito alla potabilità.

Il cacerolazo al suono delle bottiglie di plastica vuote, un atto d’accusa nei confronti del governo di destra di Lacalle Pou, è risuonato a Montevideo, anche allo scopo di segnalare che, dai rubinetti delle abitazioni, usciva acqua contaminata. Come riportato da Marco Santopadre in un articolo pubblicato dal quotidiano il manifesto, “l’azienda idrica pubblica ha aumentato la quantità di cloruri addizionati all’acqua per impedire la proliferazione di agenti patogeni, le autorità sanitarie, su mandato di Lacalle Pou, hanno raddoppiato i limiti massimi di cloruro di sodio e di altre sostanze tollerati per legge nell’acqua potabile. Ovviamente la mossa ha rinfocolato le polemiche e ravvivato le proteste al grido di «non è siccità, è saccheggio»”.

La Commissione nazionale per la difesa dell’acqua e della vita (Cndav) ha ammesso che quella stessa acqua dichiarata “un diritto umano fondamentale” nella Costituzione del 2004, adesso non solo non è bevibile, ma è pericolosa per la salute. A certificarlo anche docenti universitari di chimica, tanto da indurre il governo, dopo le prime, e fin troppo frettolose rassicurazioni, a correre ai ripari, invitando le categorie più fragili e i bambini a non bere acqua dal rubinetto. Anche in questo caso, però, le istituzioni non avevano considerato che le fasce sociali più povere del paese non potevano permettersi di acquistare acqua in bottiglia nei supermercati e, di conseguenza, in forte ritardo, hanno scelto di rifornire i meno abbienti con acqua potabile in bottiglia, togliendo, contemporaneamente, la tassazione sull’acquisto.

Ad accrescere le polemiche, e purtroppo non è una novità in America latina, il fatto che il governo ha privilegiato le multinazionali, a cui l’acqua serve per portare avanti i progetti legati all’agrobusiness, rispetto alla cittadinanza.

Montevideo è divenuta, suo malgrado una città senza acqua potabile nel XXI secolo, mentre il governo cercava di pubblicizzare la misura adottata in tutta fretta dei due litri d’acqua in bottiglia garantiti garantiti a bambini, anziani e donne in gravidanza e, successivamente, il presidente Luis Lacalle Pou insisteva nel dire che per risolvere la situazione avrebbe dovuto piovere.

Certo, di fronte alla siccità la pioggia è il rimedio naturale, ma in relazione ad aventi climatici estremi sempre più frequenti il governo attuale, e in parte quelli precedenti, si sono fatti trovare impreparati e non avevano alcun piano di emergenza per risolvere problemi come la carenza d’acqua nell’invaso di Paso Severino, principale fonte d’acqua dolce che rifornisce la capitale.

Per rispondere a quella che è stata definita come la più grande siccità degli ultimi 70 anni, Lacalle Pou ha garantito la costituzione del Fondo de Emergencia Hídrica, ma è stato costretto a dichiarare, in una conferenza stampa, lo “stato di emergenza idrica”, attirandosi inoltre aspre critiche per l’improvvisazione con cui lui e il suo governo hanno gestito l’emergenza.

Rezar para que llueva (pregare per invocare la pioggia) è stato il mantra non solo di Lacalle Pou, ma anche di Pablo Iturralde, presidente del Partido Nacional a cui lo stesso Lacalle Pou appartiene, mentre le persone, ogni giorno di più, erano costrette a fare i conti con la crescente privatizzazione del servizio idrico, in barba all’acqua definita un “diritto umano fondamentale” nella Costituzione.

Nel frattempo, il governa insisteva nel sostenere che l’acqua non era potabile, ma comunque bevibile, nonostante medici e scienziati mettessero ogni giorno in guardia la cittadinanza in relazione agli alti indici di salinità dell’oro blu e lo stesso Ministero della Salute invitasse le categorie più fragili ad acquistare acqua esclusivamente imbottigliata.

L’Uruguay si è trovato quindi di fronte ad una evidente siccità poi aggravatasi a causa del consumo eccessivo e non pianificato di acqua, alla rapacità dell’industria forestale e al modello estrattivista e dell’agrobusiness, oltre che ad una campagna volutamente negazionista condotta per mascherare le difficoltà nell’approvvigionamento idrico già presenti, anche se non in maniera evidente, fin da molti mesi prima, come ha ricordato, in un’intervista rilasciata a La Diaria il geografo Marcel Achkar.

Secondo l’Instituto de Ecología y Ciencias Ambientales de la Facultad de Ciencias de la Universidad de la República, la situazione era già critica addirittura da agosto 2022, tanto che lo scorso mese di ottobre, in un manifesto rivolto al governo, scienziati e accademici invitavano a migliorare la manutenzione degli invasi utilizzati come fonti di acqua potabile, a partire da quello del Río Santa Lucía e promuovere un programma affinché l’uso cittadino e industriale dell’acqua fosse davvero efficiente, prima che l’unica opzione possibile rimanesse quella di pregare.

Di fronte agli orecchi da mercante del governo, la situazione è inevitabilmente peggiorata. È siccità, si, ma anche saccheggio.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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