Non governa chi vince le elezioni

di Gianluca Cicinelli (*)

La memoria è uno strumento fondamentale per un giornalista ma dovrebbe costituire anche l’onestà di base di chi fa politica, proprio per azzerare le cosiddette “narrazioni” di comodo che hanno preso ormai il posto della realtà sia a destra che a sinistra. E la realtà – per le manifestazioni elettorali – è che della volontà degli italiani non è mai importato molto agli eletti in Parlamento dal 1994 a oggi. A precise volontà politiche espresse con il voto sono seguiti governi che con quelle volontà non avevano a che fare, eccezion fatta per le elezioni del 2001.

Ricordate il refrain del centrodestra e dei 5 stelle fino a qualche anno fa sul fatto che i presidenti del Consiglio non erano stati eletti dal popolo? Nella loro abissale ignoranza della Costituzione e delle leggi istitutive del voto con cui si formano i governi (che appunto non prevedono che il premier sia scelto dagli elettori) volevano confusamente riferirsi proprio a questa alterazione del voto, ma avendo il populismo difficoltà con testi che superano le due frasi collegate fra loro non hanno mai espresso compiutamente un concetto su cui una parte di ragione ce l’hanno.

Il capolavoro fu nel 1994. Che veniva, pochi lo ricordano, dopo le elezioni per il sindaco di Roma del ’93, scontro tra Rutelli e Fini, in cui Berlusconi, appena sceso in politica aveva sdoganato i fascisti per la prima volta. Anche lì fu tutto un gridare al pericolo fascista e in ogni caso la destra di Berlusconi, Fini e Bossi vinse le elezioni del 94. Il governo Berlusconi durò otto mesi nonostante una vittoria schiacciante sul centrosinistra. Lo sfilamento della Lega dal centrodestra, abilmente orchestrato da un D’Alema in grande forma che definì la Lega una costola della sinistra, portò a un governo Dini che recuperò il centro, la ex Dc (si era presentata separata da tutti) e restò in carica fino al ’96.

La legislatura del ’96 nacque “rossa” e finì rosa stinto, con Prodi prima, poi un doppio D’Alema e infine Amato, con lo sfilamento di Rifondazione dal governo e dalla maggioranza – e la scissione dei cossuttiani – imbarcando personaggi sempre più lontani dall’area di consenso sociale popolare, proprio come Dini e Amato, fino all’appoggio di Cossiga. Un tale pateracchio che alle elezioni del 2001 la destra può vincere a rullo compressore e Berlusconi con due governi portò a casa l’intera legislatura.

Il 2006 è l’anno in cui dopo aver vinto a stento le elezioni – e ancora in attesa da 16 anni a questa parte di sapere cosa andò a dire Minniti al ministero dell’Interno la notte dello scrutinio per fermare la rimonta della destra – il centrosinistra governo di nuovo con Prodi per pochi voti di scarto, finchè Veltroni non decise che Rifondazione Comunista andava scaricata dal governo e pose fine a quell’esperienza. Ma la vulgata piddina racconta che la caduta di Prodi fu colpa di Mastella, sempre a proposito di narrazioni.
Nel 2008 il centrodestra prese il 46,81% dei voti alla Camera contro il 37,555 del centrosinistra, che sembrerebbe indicare una precisa volontà elettorale ma – anche con la complicità dei mercati internazionali e lo spread che diceva sostanzialmente a Berlusconi di andarsene – si arrivò al governo tecnico della macelleria sociale di Mario Monti ed Elsa Fornero, sostenuto da quasi tutte le forze politiche.

Un punto di svolta è costituito dal voto del 2013. Italia Bene Comune, la versione di allora del centrosinistra, prese il 29,55% contro il 29,18% del centrodestra, ma oltre all’exploit di Monti con il 10,56% irrompe in Parlamento M5S al 25,56%. Risultato: tre governi più o meno di unità nazionale (vi ricorda qualcosa?) con Letta, Renzi e Gentiloni. Volevano questo gli elettori? Le elezioni successive dimostrarono che in ogni caso non avevano gradito.

Il 2018 è recente, con la sonora sconfitta del centrosinistra (del Pd che si ritiene comunque il centrosinistra da solo) ma nonostante questo riesce a stare al governo per tutta la legislatura esclusa la parentesi di governo della Lega con M5S. E poi tutti dentro con Mario Draghi.
Questo il breve e documentato excursus – ma in coda potete trovare i conteggi più dettagliati – su come alle intenzioni di voto degli italiani non corrispondono quasi mai i governi voluti dagli italiani. Anche i peggiori governi votati dai peggiori italiani. Sarà così anche questa volta. I tanto deprecati mercati, quelli europei in particolare, vogliono i soldi prestati indietro come un qualsiasi strozzino che si fa rispettare. Non permetteranno flat tax e altre invenzioni varie, anche ammesso che queste trovino puntelli legali che al momento le rendono inapplicabili. Il resto è propaganda.

Risultati elettorali e governi dal 1994 a oggi

Nel 1994 si svolsero le prime elezioni con il sistema maggioritario, studiato dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Andò così:
Polo delle libertà 42,85%
(Forza Italia 21,01, Alleanza Nazionale 13,47, Lega Nord 8,36, Centro Cristiano Democratico 0,01)
Alleanza dei Progressisti 34,34%
(Partito Democratico della Sinistra 20,36, Rifondazione Comunista 6,05, Verdi 2,70, Partito Socialista Italiano 2,19, La Rete 1,86, Alleanza Democratica 1,18)
Patto per l’Italia 15,75%
(Partito Popolare Italiano 11,07, Patto Segni 4,68)
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Silvio Berlusconi che rimase in carica dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995, composto da Forza Italia, An, Lega Nord e Ccd.
Dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996 subentrò un governo guidato da Lamberto Dini, che disponeva alla Camera di 302 voti (compresi quelli del Partito Popolare) contro 326 del Polo della Libertà (che aveva perso la Lega Nord) più Rifondazione Comunista, mentre al Senato Dini aveva 203 voti contro 122.
Nel 1996 il risultato delle elezioni fu:
L’Ulivo 34,81%
(Partito Democratico della Sinistra 21,06, Popolari per Prodi 6,81, Rinnovamento Italiano 4,34, Verdi 2,50, Partito Sardo d’Azione 0,10)
Polo per le Libertà 42,07%
(Forza Italia 20,57, An 15,66, Ccd-Cdu 5,84)
Lega Nord 10,07%
Rifondazione Comunista 8,57%
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Romano Prodi che rimase in carica dal 18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998, composto da Pds, Ppi, Verdi, Rinnovamento Italiano, Rifondazione Comunista, Südtiroler Volkspartei, La Rete, Vallée d’Aoste, PSd’Az, Lega delle Regioni.
Dal 21 ottobre 1998 al 18 dicembre 1999 subentrò il governo D’Alema, composta da Democratici di Sinistra, Popolari per Prodi, Unione Democratica, Rinnovamento Italiano, Comunisti Italiani, Verdi, Socialisti Democratici Italiani, La Rete e altre minoranze linguistiche.
Dal 22 dicembre 1999 al 25 aprile 2000 subentrò il secondo governo D’Alema, con i voti di Democratici di Sinistra,Popolari per Prodi, Unione Democratici per l’Europa, I Democratici, Comunisti Italiani, Verdi, Socialisti Democratici Italiani, Rinnovamento Italiano, Patto Segni, minoranze linguistiche.
Dal 25 aprile 2000 all’11 giugno 2001 subentrò il governo di Giuliano Amato sostenuto da Democratici di Sinistra, Popolari per Prodi, Unione Democratici per l’Europa, I Democratici, Comunisti Italiani, Verdi, Socialisti Democratici Italiani, Rinnovamento Italiano, Patto Segni, minoranze linguistiche
Nel 2001 il risultato delle elezioni fu:
Casa delle Libertà 49,56%
(Forza Italia 29,43, Alleanza Nazionale 12,02, Lega Nord 3,94, Ccd-Cdu 3,22, Nuovo Psi 0,95)
L’Ulivo 34,94%
(Democratici di Sinistra 16,57, La Margherita 14,52, Il Girasole 2,17, Comunisti Italiani 1,67.
Rifondazione Comunista 5,03%
Italia dei Valori 3,89%
Democrazia Europea 2,39%
Lista Bonino 2,24%
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Berlusconi che rimase in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005, sostenuto da Forza Italia, An,Ccd-Cdu/Udc, Lega Nord, nuovo Psi, Pri.
Dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006 si formò un altro governo Berlusconi sostenuto da Forza Italia, An, Lega Nord, Udc, nuovo Psi.
Nel 2006 si tennero le elezioni in cui il sistema di voto passò dal Mattarellum al Porcellum (o Legge Caldaroli) e il risultato fu:
L’Unione 49,81%
(L’ulivo 31,27, Rifondazione Comunista 5,84, Rosa nel Pugno 2,60, Italia dei Valori 2,30, Comunisti Italiani 2,32, Verdi 2,06, Popolari Udeur 1,40, Südtiroler Volkspartei 0,48)
Casa delle Libertà 49,74%
(Forza Italia 23,72, An 12,34, UdC 6,76, Lega Nord 4,58, Dc-Psi 0,75)
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Romano Prodi rimasto in carica dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008, sostenuto dalla coalizione che aveva dato vita all’Unione.
Alle elezioni del 2008 il risultato fu:
Coalizione di centrodestra 46,81%
(Popolo della libertà 37,38%, Lega Nord 8,30, Movimento per l’Autonomia 1,13)
Coalizione di centrosinistra 37,55%
(Partito Democratico 33,18, Italia dei Valori 4,37)
UdC 5,62%
La Sinistra l’Arcobaleno 3,12%
La Destra Fiamma Tricolore 2,43%
Partito Socialista 0,98%
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Berlusconi che rimase in carica dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, sostenuto dalla Coalizione di centrodestra.
Al governo Berlusconi subentrò il governo guidato da Mario Monti, che rimase in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013, sostenuto da quasi tutte le forze politiche eccetto Sinistra Arcobaleno, Lega Nord e Italia dei Valori.
Alle elezioni del 2013 i risultati furono i seguenti:
Italia Bene Comune 29,55%
(Partito Democratico 25,43, Sinistra Ecologia e Libertà 3,20, Centro Democratico 0,49, Südtiroler Volkspartei 0,43)
Coalizione di centrodestra 29,18%
(Popolo della Libertà 21,56, Lega Nord 4,09, Fratelli d’Italia 1,96)
Movimento 5 Stelle 25,56%
Con Monti per l’Italia 10,56%
(Scelta Civica 8,30, Unione di Centro 1,79, Futuro e Libertà 0,47)
Rivoluzione Civile 2,25%
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Enrico Letta che rimase in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, sostenuto da Pd, Popolo della Libertà, Scelta Civica, UdC, Popolari per l’Italia e Radicali Italiani.
Al governo Letta subentrò il governo di Matteo Renzi, che rimase in carica dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016, sostenuto da Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica, UdC, Demo.S, Centro Democratico e Psi.
Al governo Renzi subentrò il governo guidato da Paolo Gentiloni, che rimase in carica dal 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018, sostenuto dalla stessa coalizione del governo Renzi.
Alle elezioni del 2018 si è votato per la prima volta con il cosiddetto Rosatellum che ha sostituito il Porcellum, i risultati furono:
Centrodestra 37%
(Lega 17,37, Forza Italia 14,01, Fratelli d’Italia 4,35)
Movimento 5 Stelle 32,68%
Centrosinistra 22,85%
(Pd 18,72, +Europa 2,55, Insieme 0,60, Civica Popolare 0,54)
Liberi e Uguali 3,39%
Subito dopo il voto si formò un governo guidato da Giuseppe Conte che rimase in carica dal 1º giugno 2018 al 5 settembre 2019, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega.
Al primo governo Conte subentrò un secondo governo Conte ma questa volta sostenuto da Movimento 5 Stelle, Pd, Italia Viva e LeU, che rimase in carica dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021.
Al secondo governo Conte subentrò il governo guidato da Mario Draghi che rimase in carica dal 13 febbraio 2021 fino alle dimissioni del premier che ha rimesso il mandato il 14 luglio 2022 restando in carica per l’ordinaria amministrazione fino alle elezioni del 25 settembre 2022. A sostenere il governo Draghi erano Lega, Movimento 5 Stelle, Pd, Forza Italia, Insieme per il Futuro, Italia Viva, LeU Art.1, Azione e 67 deputati del gruppo misto.

(*) Diogene è un quotidiano online indipendente dedicato a informare sulla lotta alla povertà; cfr diogeneonline.info, 

ciuoti

4 commenti

  • ottima e fondamentale tavola sinottica da diffondere all’universo mondo.
    grazie di cuore.

  • Le elezioni sono una eccellente tribuna per diffondere punti di vista differenti da quelli che pullulano nelle scuole, nei media, nei discorsi degli esperti, nei programmi dei partiti. Non servono ad altro. O meglio, si, servono a mettere qualche bastone tra le ruote della macchina dell’imbonimento universale. Peccato non vi sia organizzazione in possesso di tali posizioni e disponibile a pagare il prezzo necessario a diffonderli.
    Resta solo votare il meno peggio. Stante che un pericolo effettivo di ritorno al fascismo non esiste o comunque non è prevedibile, non rimane che chiosare: chi si contenta gode.

  • Gian Marco Martignoni

    Un ottimo lavoro quello di Cicinelli, che ci permette di ragionare con uno sguardo ampio e non limitato a questa tornata elettorale. Per una somma di ragioni siamo ad una ripetizione della vicenda elettorale del 2001, quando lo scarto tra centro- destra e centro-sinistra fu molto ampio. D’altronde, dissoltasi come una palla di neve la bolla 5Stelle – che ricordo qualcuno-a su queste colonne riteneva l’unica strada su cui puntare per un rinnovamento della politica – , ogni equivoco è sciolto dinanzi a noi. Quanti da destra avevano votato i neo-qualunquisti dei 5Stelle sono tornati all’ovile o nell’astensione, per cui, complice il suicidio elettorale del Pd, il risultato del 25 settembre potrebbe essere più che catastrofico. Inutile parlare dell’inesistente polo a sinistra del Pd, perchè non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare i tanti consigli disinteressati dei tanti che non coltivano alcuna personale ambizione politica. Leggo e condivido l’appello pubblicato oggi come un atto di salutare igiene poltica .

  • NON ELEZIONI del 25 settembre 2022 – Azioni popolari (legali) ai seggi: https://www.sovranitapopolare.org/2022/09/22/non-elezioni-politiche-del-25-settembre-2022/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.