Omonimie: Sawyer (Tom e Robert)

Esattamente fra 20 anni, il 6 agosto 2030: è lì che ci proiettò l’esperimento del Cern di Ginevra (per essere più precisi diremo il centro di controllo del Grande collisore per adroni) che – lo ricorderete – si verificò il 21 aprile 2009.

Non ne conservate memoria? Con ogni evidenza, vivete in un altro universo rispetto a quello dello straordinario romanzo «Avanti nel tempo» di Robert Sawyer che Fanucci tradusse nel 2000 ma che ora è – ahimè, ahinoi – pressoché introvabile. Lo scandisco tristemente: i-r-r-e-p-e-r-i-b-i-l-e, come un altro suo romanzo bello, stra-bello «Mutazione pericolosa» («Frameshif» del 1997, tradotto da Urania nel 1998).

Qualche altra notizia su Sawyer la trovate su codesto blog: ho recensito infatti un paio di suoi romanzi più recenti.

Ne parlo perché in questo momento poche e pochi sono al suo livello, soprattutto per continuità e per varietà dei temi, insomma è uno dei miei “fanta” scrittori preferiti

E ne parlo qui – alla sezione omonimie – perchè mi colpisce che, dopo una cinquantina d’anni, un altro Sawyer torni ad attraversare con forza la mia vita (di lettore).

Sto facendo riferimento, è ovvio, a Le avventure di Tom Sawyer (The Adventures of Tom Sawyer) considerato un romanzo per ragazzi ma che comunque fu spesso “purgato” dagli editori e io credo di averlo letto – undicenne? dodicenne? – in una versione ridotta. Lo scrisse, come credo quasi tutte/i sappiano, Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens) che lo presentava così: «La gran parte delle avventure riportate in questo libro sono accadute realmente. Un paio sono esperienze personali, le altre di quei ragazzi che erano a scuola con me. Huck Finn è preso dal vero, e così Tom Sawyer. Tom, però, non nasce da una persona sola: per lui ho messo insieme il carattere di tre ragazzi che conoscevo, il risultato è quindi un’architettura d’ordine composito. Le singolari superstizioni di cui parlo erano molto comuni tra i ragazzi e gli schiavi dell’Ovest ai tempi di questa storia, ossia trenta o quaranta anni fa».

Da rileggere quel (quasi) immaginario Tom, da scoprire questo concreto (anche se scrive fantascienza) Robert.

Forse perché da anni io e un altro Daniele Barbieri siamo coinvolti in una serie di qui pro quo divertenti, forse perché penso sempre che ci sia qualcosa da imparare sia dal caso che dalla storia, vengo molto colpito dalle omonimie anche parziali. Dunque su codesto stra-blog (strano blog) esiste una piccola sezione che si chiama Omonimie.

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