Paolo Rossi è Molière

«Recita di Versailles»: regia di Giampiero Solari; testi tratti da «L’improvvisazione di Versailles» di Molière e rielaborati da Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari

di Susanna Sinigaglia

RecitadiVersailles

Quando si entra in sala, gli interpreti sono già tutti sul palco: alcuni guardano il pubblico, altri si aggirano nervosi, altri ancora si atteggiano ad “attori” con pose un po’ stereotipe; poi arriva il capocomico, Paolo Rossi, e lo spettacolo comincia.

Paolo Rossi ha fama di grande affabulatore e così comincia a raccontare che nel milleseicentosessantatré, trovandosi Molière con la sua compagnia nel palazzo di Versailles alla corte di Luigi XIV – il re Sole – ricevette dal re in persona la richiesta di creare una nuova pièce teatrale per quella stessa sera: in appena due ore. In realtà, nella versione di Molière il re gli chiese la pièce otto giorni prima della sua messa in scena; due erano le ore che gli attori avevano per provarla (nella versione di Rossi, è chiaro il riferimento alla durata dello spettacolo, scandita da un cronometro che appare “in sovraimpressione” sul fondale). Così Molière decise di rappresentare gli attori stessi mentre si cimentavano in prove aperte pasticcione di varie sue opere e, nello stesso tempo, di raccontarsi e raccontare parte della propria vita privata. Era un espediente che gli dava la possibilità di rispondere per le rime a certi attacchi – anche personali – di cui era stato oggetto da parte di altri drammaturghi suoi contemporanei (fra cui Corneille e Racine).

Paolo Rossi, nei panni di Molière, sceglie quasi obbligatoriamente Lucia Vasini (sua compagna di vita e teatro) nei panni dell’ormai ex amante del commediografo francese, M.me Béjart; ex amante perché ora a lei è subentrata… la bella figlia, di cui l’anziano Molière è gelosissimo. Il capocomico-Rossi e gli attori pescano dal repertorio del grande francese brani e scene del Misantropo, del Tartufo, del Malato Immaginario; Paolo Rossi ne approfitta per destreggiarsi in incursioni temporali fra miserie attuali e meschinità del passato, fra battute – forse un po’ scontate – su personaggi odierni (interpreta un papa con berretto alla Che Guevara che, nello stesso tempo, è Orgone marito di Elmira insidiata dal Tartufo-prete opportunista e corrotto) e riflessioni sulle fragilità umane.

Lo spettacolo, partito in un clima di attesa e curiosità per la miscela di piani temporali e attori che interpretano se stessi, gli attori di Molière e i personaggi di Molière, prosegue con una certa confusione (emblematico il conto alla rovescia errato del cronometro, che a un certo punto scompare con l’apertura del fondale sulla scena del papa-Che) e si affloscia nel corso del secondo atto non mantenendo le promesse iniziali. Peccato, perché l’interpretazione è nel complesso scoppiettante e i Virtuosi del Carso, il gruppo musicale, a mo’ di guitti non si tirano indietro davanti a esigenze di prestazioni anche teatrali. La conclusione si consuma in una scena-manicomio dove Paolo Rossi-Molière “malato immaginario” rappresenta la propria morte, in realtà un sonno da cui si rianima – fra il sollievo dei compagni – riprendendo la battuta di una storiella che aveva raccontato all’inizio: un signore che si è addormentato assistendo a una rappresentazione teatrale, si riscuote all’improvviso esclamando “devo scendere a Orte, devo scendere a Orte!”.

Ci si può solo augurare che questo risveglio per “scendere a Orte” sia propizio, e foriero di uno slancio creativo del caro – un po’ appesantito e appannato – Paolino Rossi.

«Recita di Versailles» sarà prossimamente ad ANCONA, EMPOLI FERRARA, GENOVA, PISA, SCANDICCI…

 

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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