Paraguay: questione agraria e brasiguayos

di David Lifodi

Tranquilo Favero è un imprenditore brasiliano ultrasettantenne giunto in Paraguay venticinque anni fa: padrone di aziende agricole e di appezzamenti di terreno vastissimi ha costruito in poco tempo un impero assai redditizio legato al commercio della soia.

Per un paese come il Paraguay una delle maggiori sciagure degli ultimi decenni è stata quella di ospitare i grandi proprietari terrieri brasiliani, giunti nel paese più piccolo dell’America Latina allo scopo di comprare la terra a prezzi vantaggiosi: è il fenomeno degli imprenditori brasiguayos, brasiliani ormai naturalizzati paraguayani. Circa mezzo milione di loro abita in Paraguay, ovviamente non tutti sono come Tranquilo Favero, ma la lobby imprenditoriale brasiguaya sta condizionando pesantemente la vita democratica del paese. Nel Febbraio di quest’anno l’Istituto Nazionale di Sviluppo Rurale e della Terra decide di indagare sull’origine degli ampi appezzamenti di terreno acquisiti dai latifondisti brasiliani trasferitisi in Paraguay. Al centro del contendere il dipartimento dell’Alto Paraná, confinante con il Brasile: le terre della regione sono state occupate dai contadini che ne pretendono l’inclusione nel progetto di riforma agraria su cui dovrebbe impegnarsi il governo di Fernando Lugo, ex sacerdote vicino alla Teologia della Liberazione divenuto presidente del paese nell’Aprile del 2008 grazie ad una (fin troppo) eterogenea coalizione di centro-sinistra, ma ritrovatosi presto in minoranza in Parlamento per il voltafaccia di alcuni partiti di centro e destra rapidamente usciti dall’alleanza. La situazione è complessa: da una parte Lugo, stretto tra le condivisibili richieste dei campesinos ed un atteggiamento fin troppo accondiscendente verso le imprese agroesportatrici per poter giungere ad una reale redistribuzione della terra, dall’altra l’impunità su cui possono contare i latifondisti brasiguayos, appoggiati da buona parte della stampa e dai sindacati gialli, le stesse forze che hanno contributo al perpetuarsi del regime stronista, ininterrottamente al potere dal 1954 al 1989. Proprio Favero non perde occasione per rilasciare dichiarazioni provocatorie in cui esalta la mano dura di Alfredo Stroessner ed insulta i contadini. La devozione di Favero al generale che ha imposto al Paraguay la dittatura più lunga dell’America Latina è presto spiegata: l’imprenditore sojero è uno dei tanti avventurieri che giunse nel paese negli anni sessanta ed ha costruito le sue enormi fortune sulla corruzione e sulle pratiche anti-democratiche volute dallo stesso Stroessner.  In un’intervista rilasciata al quotidiano brasiliano Folha de São Paulo poco più di due mesi fa ha affermato che i campesinos “andrebbero presi a bastonate”. Dietro alla volontà dei contadini paraguayani di recuperare le loro terre non sta un sentimento xenofobo o nazionalista nei confronti dei coloni brasiliani giunti nel loro paese, ma il diritto ad affermare la sovranità territoriale ed evitare lo sfruttamento della terra ad opera dei latifondisti che, già adesso, si arricchiscono alle loro spalle. Il solo Tranquilo Favero possiede aziende agricole e coltivazioni di soia che superano il milione di ettari. La lobby brasiguaya si è impadronita illegalmente di terre destinate immediatamente alla monocoltura della soia (ma anche del riso e del grano) da cui ottengono ricavi che poi vengono reinvestiti nelle banche, dal Fondo Ganadero al Banco del Fomento: la speculazione fondiaria è il vero motivo per cui in Paraguay sta salendo la tensione. E’ bastato che il governo Lugo provasse a far chiarezza sulle proprietà dei latifondisti brasiliani per attirare sulla sua figura la solita accusa, ormai stantia e poco credibile, di ricevere appoggi dal Venezuela chavista. Oggi in Paraguay l’86% delle terre coltivabili è in mano a poco più del 2% della popolazione, una piccola oligarchia che, oltre a Favero, annovera l’ex presidente Andres Rodriguez, delfino di Stroessner e successore alla presidenza del dittatore dal 1989 al 1993 nel primo governo di “transizione democratica”, ed imprese il cui nome è tutto un programma, ad esempiola Colonizadora del Este Alto Paraná,la Coordinadora de Productores de Soja ela Coordinadora Agrícola del Paraguay. Al centro della lotta contadina per riprendersi le terre usurpate loro dai grandi proprietari terrieri non si trova solo la questione agraria: l’utilizzo della soia transgenica ha causato gravi problemi di salute a donne e bambini (soprattutto aborti spontanei e malattie respiratorie), l’inquinamento dei corsi d’acqua e la fuga delle comunità dai loro luoghi d’origine

Sullo sfondo resta il tentativo di rovesciare il governo di Fernando Lugo, che giungerà comunque alla sua conclusione naturale nel 2013. Non è la prima volta che, nel corso della presidenza dell’ex sacerdote, le lobbies agrarie, ormai più potenti degli screditati partiti che per anni si sono spartiti il potere in Paraguay (blancos e colorados), cercano di far fuori il presidente: stavolta sono ad un passo dal raggiungere il loro scopo.

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