Part-time con trucco e ricatto

di Gian Marco Martignoni (*)

Giustamente Francesco Piccioni, a proposito dei recenti dati forniti dall’Istat in merito a occupazione e disoccupazione nel nostro Paese, ha evidenziato (su «il manifesto» del 1 settembre) «l’esplosione del part-time», che però si connota «del tutto involontario» rispetto agli incrementi occupazionali registrati statisticamente.

Una segnalazione corretta, che merita di essere integrata con i dati forniti dall’Ispettorato del lavoro della provincia di Varese relativamente alla trasformazione dei rapporti di lavoro full-time in part-time avvenuti nell’ultimo triennio.

Infatti, nel corso degli anni 2009/2010/2011 sono stati trasformati 5.789 rapporti di lavoro a part-time, suddivisi in 4.709 provvedimenti di convalida riguardanti le femmine e 1.080 riguardanti i maschi .

Perciò, al di là del ricorso alle varie tipologie di cassa integrazione, una percentuale significativa della forza lavoro già occupata è costretta, per evitare il licenziamento, a vedersi ridotto l’orario di lavoro, soprattutto nelle piccole aziende dell’artigianato, dei servizi, ecc.

Che poi, a trasformazione dei rapporti di lavoro avvenuta, le aziende chiedano ai lavoratori e alle lavoratrici di prestare ore “supplementari” in nero, è suffragato dalle puntuali ma sporadiche denunce all’Ispettorato del lavoro, quando chi lavora decide di non subire un ulteriore ricatto sulla sua pelle.

Essendo la provincia di Varese la fotografia di una tendenza di carattere nazionale – che varrebbe la pena conoscere nella sua dimensione complessiva – quel che emerge è un approfondimento della regressione della situazione occupazionale messa a fuoco da Mario Pianta nel pampleth «Nove su Dieci», poiché già nel 2010 su 17 milioni di dipendenti ne venivano contabilizzati ben 4 milioni e mezzo a part-time e a tempo determinato.

Dopodiché un lavoratore o una lavoratrice con un salario improvvisamente dimezzato è evidente che andrà alla ricerca di un’altra occupazione, con tutta probabilità in nero, alimentando di conseguenza quel mondo del sommerso che è l’altra faccia dell’americanizzazione dei rapporti lavorativi e sociali lucidamente descritta da Barbara Ehrenreich nel saggio-inchiesta «Una paga da fame», pubblicato un decennio fa dalla casa editrice Feltrinelli.

(*) Queste considerazioni di Gian Marco Martignoni (che lavora alla Cgil di Varese) riguardano la sua zona ma mi sembra che il discorso di fondo possa stimolare analisi e confronti interessanti per tutti. Il libro di Mario Pianta – «Nove su Dieci» – è stato recensito in blog sempre da Gian Marco. (db)

 

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