Pena di morte: salviamo Ahmad Djalali

Un appello urgente di Amnesty

Le autorità iraniane hanno annunciato che entro il prossimo 21 maggio Ahmadreza Djalali sarà messo a morte. Il ricercatore iraniano-svedese, che ha lavorato anche in Italia, è stato arrestato nel 2016 e condannato a morte l’anno dopo per una falsa accusa di spionaggio. Ora più che mai, è necessario moltiplicare gli sforzi per cercare di salvarlo e fermare l’esecuzione.

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Djalali e la condanna a morte “infinita”: l’intervista (del 14 gennaio) alla moglie Vida

Sono passati quasi sei anni da quando Ahmadreza Djalali è stato incarcerato, 6 anni di torture, violenze, soprusi.

In soli 180 cm x 180 cm, Ahmadreza è rimasto per molte settimane in uno spazio angusto, senza finestre, mobili, con sole tre vecchie coperte usate come materasso e riparo dal freddo. Insieme a lui, solo scarafaggi e formiche.

Il 14 gennaio Ahmadreza compie 50 anni, l’ennesimo compleanno che passerà da solo. Per l’occasione abbiamo parlato con sua moglie Vida, che ci ha raccontato cosa sta succedendo in questi ultimi mesi.

Vorrei ringraziare Amnesty International e tutti gli italiani e italiane che hanno sostenuto Ahmadreza negli ultimi sei anni. Ad oggi Ahmadreza è ancora nel reparto quattro della prigione di Evin, Teheran.

Da quanto tempo Djalali è in prigione? Rischia l’esecuzione?

È in carcere da cinque anni e nove mesi. Durante questo interminabile periodo, ha trascorso quasi un anno in isolamento. Il rischio di esecuzione è alto e viene spesso minacciato dai funzionari di essere messo a morte se l’Unione europea continua a rifiutare le richieste dell’Iran.

Quali sono le sue condizioni di salute?

Non abbiamo più contatti telefonici con lui da oltre 15 mesi. Abbiamo saputo da contatti informali che la sua condizione di salute, sia fisica che mentale, si è deteriorata ulteriormente. È in pessime condizioni.

Soffre di numerose malattie come anemia, gastrite, calcoli alla cistifellea, paralisi locale. Ha perso più di 20 kg da quando è stato arrestato. Soffre anche di insonnia, ansia, attacchi di panico e grave depressione.

La sua situazione psicologica è peggiorata dopo la morte di sua madre. I funzionari non gli hanno permesso né di parlare né di incontrarla in ospedale, né di salutare le sue esequie.

Come vivete questa situazione?

Io e i bambini pensiamo sempre ad Ahmadreza. Mio ​​figlio piccolo chiede di suo padre ogni giorno. Viviamo dei suoi ricordi e non vediamo l’ora di vederlo di nuovo a casa.

Perché è stato arrestato?

Anni fa, Ahmadreza è stato invitato a un ciclo di conferenze da alcuni centri studi iraniani e una volta arrivato in Iran è stato arrestato. Come sappiamo, in precedenza aveva già rifiutato l’offerta degli agenti dell’intelligence iraniana di spiare le infrastrutture europee. Ha risposto “Io sono uno scienziato, non una spia”. Inoltre, ha rifiutato la proposta di tornare in Iran e lavorare al sistema e ai progetti militari.

Ha trascorso sette mesi in isolamento, subendo gravi torture, per convincerlo a confessare ciò che gli investigatori dell’intelligence avevano fabbricato. È stato condannato a morte dopo due udienze in un processo iniquo che in totale è durato solo due ore e mezzo! Nessun avvocato, nessun documento e nessun confronto. Tutto era segreto e insolitamente immediato.

Ahmadreza ha riportato numerose prove documentali sulla sua innocenza, ma tutte ignorate dal “giudice dell’esecuzione” Salavati. Il suo nome è presente in molti rapporti che accertano le violazioni dei diritti umani dell’Iran, perché ritenuto responsabile, insieme ad altri giudici, di aver condotto processi iniqui e ingiusti.

Il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, gli esperti e il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria hanno ufficialmente sostenuto l’innocenza di Ahmadreza e hanno chiesto al governo iraniano di rilasciarlo immediatamente. Anche Amnesty International, il parlamento dell’UE e altre personalità giuridiche hanno sottolineato l’innocenza di Ahmadreza e hanno chiesto il suo rilascio immediato.

Come hai fatto a vivere questi cinque anni lontani da tuo marito?

È il momento più difficile della mia vita e dei miei figli, quasi sei anni senza Ahmadreza. Siamo sottoposti a forti pressioni psicologiche, fisiche e persino economiche. Non abbiamo una vita normale: solo tristezza, non riusciamo a goderci la vita e pensiamo continuamente alla sua situazione in carcere.

Personalmente, soffro di molteplici problemi fisici e mentali da sei anni a causa dell’enorme pressione mentale e sociale.

Come vivono questa situazione i vostri figli?

Ai bambini manca molto il padre. Mio figlio piccolo è sempre depresso, ha un rendimento scolastico basso e ha perso un anno di scuola a causa di alcuni disturbi mentali, conseguenza della situazione che si trova a vivere da ormai troppi anni.

Qual è il ruolo dell’Italia in tutto questo?

Voglio ricordare che Ahmadreza è residente in Italia e studioso dell’Università del Piemonte Orientale dal 2012. Ahmadreza era idoneo e aveva deciso di diventare cittadino italiano. Dopo il suo arresto, il comune di Novara lo ha nominato “cittadino di Novara”.

Il parlamento dell’Ue ha presentato una mozione e ha approvato all’unanimità una risoluzione sul “caso di Ahmadreza Djalali in Iran” in cui chiedeva a tutti i Paesi e alle autorità europee di agire per il suo rilascio, chiedendo persino sanzioni contro le entità iraniane coinvolte nel suo arresto e detenzione.

Nonostante le richieste dei nostri figli, insieme a numerosi attivisti ed enti italiani per i diritti umani, in particolare università, studiosi, politici, senatori e Amnesty International, purtroppo il governo italiano non ha risposto alla nostra richiesta di aiuto di salvare e liberare Ahmadreza, di agire diplomaticamente e dargli la cittadinanza italiana. L’ambasciatore italiano a Teheran non ha accettato di incontrare l’avvocato e la famiglia di Ahmadreza, nonostante la sua grave situazione.

Chiediamo al governo italiano di agire per far rilasciare Ahmadreza il prima possibile. L’Italia ha un buon rapporto con l’Iran e può certamente aiutare Ahmadreza.

Le nostre richieste 

Fin dal primo giorno, abbiamo chiesto alle autorità iraniane di rilasciare immediatamente Ahmadreza Djalali, lanciando un appello che ha raggiunto oltre 240.000 firme. In più occasioni, siamo scesi in piazza con attivisti e attiviste di tutta Italia per chiedere la sua liberazione.

Ahmadreza è innocente e deve essere liberato immediatamente, perché questo incubo non duri un giorno di più.

QUI UN VIDEO: https://youtu.be/2kvD8KuPayk

(*) testi ripresi da www.amnesty.it

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

5 commenti

  • sancia gaetani

    non c’è bisogno di comentare

  • Appello di Amnesty International

    Dopo oltre 2180 giorni di detenzione le autorità iraniane hanno annunciato che intendono eseguire entro il 21 maggio la condanna a morte di Ahmadreza Djalali.

    In questi anni è stato detenuto in condizioni terribili che hanno aggravato le sue condizioni di salute.

    Djalali è stato condannato a morte in via definitiva nel 2017, a seguito di una falsa accusa di “spionaggio” in favore di Israele. L’esecuzione è stata più volte annunciata e poi sospesa a seguito delle pressioni internazionali. Da novembre 2020,non può comunicare con la moglie e i due loro figli, che vivono in Svezia. Le uniche informazioni sul suo conto, provenienti dai suoi legali, parlano di un grave stato di salute.

    In suo favore si sono pronunciati oltre 120 premi Nobel in discipline scientifiche.

    L’avvocata ha appreso che l’ordine di esecuzione di Djalali è stato emesso e che l’impiccagione potrebbe aver luogo in tempi molto brevi.

    Non ci fermeremo finché Ahmadreza non sarà liberato. Per questo, oggi 10 maggio, alle 17:30 saremo di fronte al comune di Novara per manifestare e lanciare un nuovo appello affinché la condanna a morte sia annullata.

    Scenderemo in piazza nei prossimi giorni con mobilitazioni in tutta Italia, perché Ahmadreza deve tornare a casa. Prima che sia troppo tardi.

  • Per salvare una vita (ripreso da “Mosaico di pace” on line)
    di Tonio Dell’Olio
    Ahmadreza Djalali ha abitato e insegnato anche in Italia, a Novara. Esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria. Iraniano accusato di “spionaggio verso nazioni ostili” ora rischia la pena di morte in Iran. Come ci sollecita Amnesty International non deve essere lasciato solo. Anche se le autorità iraniane il 9 maggio scorso hanno decretato che la sentenza verrà eseguita entro il 21 maggio, abbiamo speranza che una coscienza diffusa e una pressione internazionale su questa ingiusta condanna, potrà salvargli la vita. È già successo. Con lui e con altri. La mobilitazione non è semplicemente e genericamente contro la pena di morte ma, ancor di più, a favore di un cinquantenne che si è rifiutato di firmare una falsa confessione di collaborazione con i servizi segreti israeliani. Secondo la ricostruzione dei fatti, la sua vera colpa è piuttosto di non aver collaborato con l’intelligence iraniana mentre risiedeva in Europa rivendicando il suo ruolo di ricercatore. Salvarlo dalla morte, garantirgli una detenzione rispettosa della persona umana, consentirgli di accedere alle cure di cui ha estremo bisogno e riprendere i contatti periodici con la sua famiglia, è semplicemente un fatto umano.
    https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/3015-per-salvare-una-vita

  • L’esecuzione di Ahmadreza Djalali è confermata per sabato 21 maggio. Purtroppo possiamo solo firmare l’appello di Amnesty International. Vergogna sul governo e sui giudici dell’Iran.

  • Nel pomeriggio di oggi l’esecuzione è stata confermata. Si era sparsa voce di uno “scambio”inernazionale: la vita di Djalali in cambio del rilascio di alcuni prigionieri iraniani ma il portavoce della magistratura Massoud Setayeshi è stato netto: “Non ci sarà scambio di prigionieri” .

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