Pena di morte: tristi record in Oklahoma e Iran

Quattro articoli ripresi dal «Foglio di collegamento» del Comitato Paul Rougeau

 

L’OKLAHOMA AVVIA LA SERIE DI 25 ESECUZIONI PIANIFICATE IN DUE ANNI

Nello stato dell’Oklahoma, secondo solo al Texas per numero di esecuzioni capitali, sono state programmate le esecuzioni di 25 condannati. Il 25 agosto è stato messo a morte James Coddington.

Il 25 agosto è stato messo a morte in Oklahoma il cinquantenne James Coddington. La sua è stata la prima delle 25 esecuzioni che lo stato intende effettuare entro la fine del 2024, con una media di circa un’esecuzione al mese. Il boia dell’Oklahoma si era fermato per oltre sei anni quando, dopo una serie di errori (tra i quali il più raccapricciante fu l’esecuzione di Clayton Lockett, che si agitò e si contorse sul lettino per 43 minuti prima di morire di infarto) le esecuzioni furono fermate nel 2015.

Già l’anno scorso però la macchina della morte si era rimessa in movimento e 4 esecuzioni erano state portate a termine in quattro mesi. Anche quelle morti erano state problematiche, perché in almeno due casi l’autopsia post-mortem aveva rivelato un eccesso di liquido nei polmoni, dimostrando che i condannati erano di fatto morti affogati (uno di loro aveva anche vomitato durante l’esecuzione). Ma la Corte Suprema aveva decretato che il problema non era rilevante e aveva spianato la strada al boia, e neppure era servita una causa civile intentata questa estate dai condannati, respinta da un giudice federale, il quale aveva dichiarato che il protocollo dell’iniezione letale non violava i loro diritti costituzionali.

In Oklahoma ci sono 42 uomini e una donna condannati a morte. Probabilmente oltre la metà di loro verrà uccisa entro due anni. Il prossimo della lista sarà Benjamin Cole, la cui esecuzione è programmata per il 20 ottobre. Cole, condannato per un omicidio commesso nel 2002, secondo i suoi avvocati non dovrebbe essere messo a morte in quanto affetto da “grave malattia mentale e danni cerebrali”. L’uomo risulta essere schizofrenico e a tratti catatonico.

Sono state sollevate molte critiche sul numero impressionante di esecuzioni programmate in tempi tanto brevi. L’ex governatore Brad Henry e l’ex giudice federale Andy Lester – ora condirettori di una commissione indipendente che si occupa dei casi capitali – hanno dichiarato che “Lo stato sta precipitandosi a effettuare un numero di esecuzioni senza precedenti, nonostante i numerosi difetti nell’uso della pena di morte”.

James Coddington, all’epoca cocainomane, era stato condannato a morte per aver ucciso a martellate, nel 1997, un suo collega e amico, il 73enne Albert Hale, che si era rifiutato di dargli del denaro per acquistare la droga. La Commissione per le Grazie, con una decisione di 3 a 2, aveva raccomandato, agli inizi di agosto, al Governatore Kevin Stitt di commutare la sentenza in ergastolo, ma Stitt ha respinto la richiesta il giorno prima dell’esecuzione. Coddington è stato dichiarato morto alle 10:16’. La sua morte non è apparsa ai testimoni particolarmente traumatica.

Durante l’udienza per ottenere la grazia, Coddington aveva espresso rimorso per il suo crimine e i suoi avvocati avevano dichiarato che l’uomo aveva superato completamente la sua dipendenza dalla droga ed era cambiato radicalmente da quando era in carcere, servendo anzi da esempio per gli altri detenuti. Gli avvocati avevano anche evidenziato l’infanzia traumatica di Coddington, al quale furono somministrati alcolici fin dalla più tenera età. James Coddington già a 11 anni inalava i vapori delle vernici e faceva uso di cocaina.

Legato al lettino, Coddington ha ringraziato i suoi familiari, i suoi amici e i suoi avvocati, e ha anche mandato un messaggio al governatore Stitt: “Non ti rimprovero e ti perdono”.

Il figlio della vittima di Coddington, Mitch Hale, ha detto ai media: “Non mi dispiace per lui. Mi fa pena”. E, dopo l’esecuzione, ha aggiunto: “Oggi non è un buon giorno, né uno cattivo; è semplicemente un nuovo giorno per la nostra famiglia. Possiamo finalmente riprendere il cammino. Questo non ci porterà alcuna guarigione, ma chiude il capitolo.”

In favore di Coddington si era persino espresso l’ex direttore del carcere, Justin Jones, che aveva chiesto, pochi giorni prima dell’esecuzione, clemenza per lui, dichiarando: “Non credo che sarebbe nel migliore interesse dello stato dell’Oklahoma mettere a morte il signor Coddington”. Ha aggiunto che la dedizione alla droga di Coddington fu provocata, quando era bambino, dai genitori e dai fratelli: “Coddington si è assunto la piena responsabilità del suo crimine. Ha ripetuto più volte che vorrebbe tornare indietro e distruggere il suo cattivo operato, ma dal momento che ciò non è possibile, si adoprerà ogni giorno per essere la migliore persona possibile.”

L’assistente spirituale di Coddington, il reverendo Don Heath, ha detto che la vita di James era completamente cambiata durante i 25 anni della sua detenzione. “Era un uomo gentile e premuroso, è stato assurdo ucciderlo.”. Heath ha aggiunto: “C’è una comunità fuori di qui. Quanto è successo non è nel nome dello stato dell’Oklahoma”.

Anche la reverenda Janie Koch, della Chiesa Episcopale di Tutti i Santi, si è unita a quanti, fuori dal carcere, hanno protestato per l’esecuzione di Coddington, parlando, fra l’altro, di un aspetto molto grave della pena di morte, che non andrebbe mai ignorato, e cioè dei danni collaterali che essa provoca. Ha detto: “Mentre James Coddington, non è più su questa terra, ci sono altri nel dolore. Per i familiari della vittima, per i familiari di James, ci sono danni collaterali, e l’esecuzione non è una cosa giusta e doveva essere fermata. Ci sono altri modi e noi come comunità umana dobbiamo considerarli.”

Dubitiamo che i condannati alle future imminenti esecuzioni programmate in Oklahoma avranno molte possibilità di salvarsi, vista la pervicacia del governatore. L’Oklahoma è lo stato che ha effettuato il maggior numero di esecuzioni pro-capite da quando la pena di morte è stata ripristinata negli USA nel 1976 ed è il secondo in assoluto, superato solo dal Texas.

DONAZIONE DI ORGANI DAL BRACCIO DELLA MORTE NEGLI STATI UNITI

In Texas Ramiro Gonzales potrebbe essere presto giustiziato per un omicidio commesso nel 2001. Ciò che rende il suo caso degno di nota è che anche la vita di qualcun altro è in bilico: la persona disperata a cui lui desidera di poter donare un rene.

Con una così grande necessità di organi, perché privare chi li riceve di una possibilità di vita?

Nel giro di poche settimane, il condannato a morte del Texas Ramiro Gonzales potrebbe essere giustiziato per un omicidio commesso nel 2001. Ciò che rende il suo caso degno di nota è che anche la vita di qualcun altro è in bilico: la persona disperata a cui lui desidera donare il suo rene.

Per molti mesi Gonzales, 39 anni, ha scambiato lettere con il cantore Michael Zoosman, un religioso ebreo che vive nel Maryland. Cofondatore di un gruppo di difesa contro la pena di morte, Zoosman ha scritto a Gonzales per la prima volta l’anno scorso, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei detenuti per i quali era prevista l’esecuzione.

Dopo un mese di corrispondenza, Zoosman ha detto a Gonzales che un membro della sua congregazione aveva bisogno di un rene. Gonzales ha offerto il suo, ma alla fine ha scoperto che il suo gruppo sanguigno non era compatibile. Piuttosto che rinunciare, Gonzales voleva comunque essere un donatore “buon samaritano”, donando a qualcuno con cui non aveva un legame di parentela.

Ma la richiesta iniziale di Gonzales di una sospensione dell’esecuzione per poter effettuare la donazione è stata respinta. Alla fine ha ottenuto una sospensione per motivi diversi, a causa di un dubbio su un perito nel processo per omicidio di Gonzales risalente a oltre dieci anni prima, che nel frattempo ha ammesso che la sua testimonianza era viziata. La sospensione ha dato tempo a un’altra potenziale beneficiaria, Judy Frith, che appartiene al raro gruppo sanguigno di Gonzales, di inviare una lettera al governatore Greg Abbott il 10 luglio. “Non potrò mai sottolineare abbastanza il dono prezioso che fareste a qualcuno se permetteste al signor Gonzales di donare il suo rene”, ha scritto.

Se la Frith ricevesse un nuovo rene, si libererebbe dalla schiavitù della dialisi. Tuttavia, secondo gli avvocati di Gonzales, il Dipartimento di Giustizia Penale del Texas non gli permetterà di effettuare la donazione, nel timore che l’intervento possa “interferire con la data dell’esecuzione ordinata dal tribunale” e che il sistema carcerario possa non essere in grado di coprire i costi della procedura.

La nazione ha un bisogno disperato di organi. Circa una dozzina di persone muoiono ogni giorno per mancanza di un rene, per non parlare di coloro che sono stati rimossi dalla lista perché troppo malati per tollerare un intervento di trapianto, anche se alla fine un organo sarebbe arrivato. Con una crisi così acuta, perché stiamo privando i riceventi di una possibilità di vita e i donatori di una possibilità di fare del bene?

Per i detenuti, diventare donatori può risultare difficilissimo. Il sistema carcerario federale, ad esempio, non consente donazioni e, in alcuni stati le donazioni sono limitate ai familiari più stretti. Sebbene preoccupazioni etiche e mediche possano comprensibilmente motivare tali scelte politiche, i continui ostacoli non tengono conto di modalità pragmatiche per rendere fattibile la donazione e, soprattutto, spesso ignorano i desideri dei detenuti stessi.

Christian Longo attende l’esecuzione nel penitenziario di Stato dell’Oregon. Per anni, Longo ha chiesto all’Oregon di permettergli la donazione. “Non c’è modo di espiare i miei crimini, ma credo che dalle mie circostanze possa derivare un profondo beneficio per la società”, ha scritto in un articolo pubblicato dal New York Times. Anche se Longo desiderava che i suoi organi fossero donati dopo l’esecuzione, le autorità dell’Oregon hanno respinto la sua richiesta.

Shannon Ross, detenuto del carcere Stanley, nel Wisconsin, aveva scontato una condanna a otto anni per omicidio colposo. “Spero che possiate darmi qualche consiglio sul mio desiderio di ottenere che lo Stato permetta ai detenuti di donare i loro organi senza compenso”, ha scritto Ross,“Sono cinque anni che perseguo questo obiettivo”.

Ross voleva donare uno dei suoi reni a uno sconosciuto. Il sistema penale si è rivelato un ostacolo. “Dopo quanto abbiamo preso dalla società, è inaccettabile che alla società venga negata l’opportunità di ricevere in cambio qualcosa di così prezioso” ha detto.

Rifiutare a Gonzales la possibilità di donare può avere senso per chi crede che a una persona responsabile di un crimine mostruoso debba essere negato, per principio, tutto ciò che desidera. Ma se il governatore del Texas si impegnasse a fare ciò che è moralmente giusto, allora dovrebbe permettere a Gonzales di salvare una preziosa vita umana.

IN IRAN LA PENA DI MORTE VIENE VIEPPIÙ USATA COME ARMA POLITICA

L’aumento delle esecuzioni in Iran è sorprendente. In questo Paese è stato messo a morte il doppio delle persone nella prima metà del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Amnesty International ha detto che l’Iran è in preda ad una “follia di esecuzioni” con impiccagioni che ora procedono con un “ritmo orribile”.

Esecuzioni in un numero che non si vedeva da anni. Arresti di massa di critici del regime. Processi a cittadini stranieri ritenuti una farsa dalle rispettive famiglie.

In Iran la repressione colpisce tutti i settori della società, dagli attivisti sindacali, agli attivisti contro l’uso forzato del velo per le donne, alle minoranze religiose.

Il peggioramento della situazione dei diritti umani viene attribuito ad Ebrahim Raisi, l’ultra-conservatore ex capo della magistratura che nell’agosto 2021 ha preso il posto del più moderato Hassan Rouhani.

Raisi e il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, che rimane la figura numero uno dell’Iran, cercano di fronteggiare così la crisi economica e una serie di disastri, tra i quali il crollo di un fabbricato avvenuto ad Abadan, che hanno scatenato le proteste popolari.

I problemi economici sono in parte causati dalle sanzioni sul programma nucleare iraniano. Ma finora non c’è alcun segno che le potenze mondiali e la leadership iraniana si stiano accordando per ripristinare il patto in merito stipulato nel 2015.

L’attuale repressione è intimamente legata all’aumento delle proteste in Iran”, ha detto a Beirut il professore Ali Fathollah-Nejad.

  Ali Fathollah-Nejad ritiene che le proteste a livello nazionale nel dicembre 2017 e nel novembre 2019 abbiano lasciato il segno nella leadership iraniana, proteste economiche che sono diventate rapidamente politiche e hanno preso di mira l’intero establishement. “Le proteste di piazza continuano ad essere una minaccia per la stabilità del regime”, ha osservato il professore.

Instillare la paura

L’aumento delle esecuzioni è stato sorprendente, con l’Iran che ha messo a morte il doppio delle persone nella prima metà del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  

Amnesty International ha detto che l’Iran è in preda ad una “follia di esecuzioni” con impiccagioni che ora procedono con un “ritmo orribile”.

  Nel frattempo, l’Iran ha anche ripreso ad amputare le dita dei prigionieri condannati per furto, con almeno 2 persone che quest’anno hanno subito tale punizione nella prigione di Evin a Teheran, ha aggiunto Amnesty.

  Il 23 luglio l’Iran ha anche effettuato la sua prima esecuzione pubblica dopo 2 anni.

  “Le esecuzioni sono utilizzate dalle autorità per instillare la paura nella società e prevenire ulteriori proteste antigovernative”, ha detto Mahmood Amiry Moghaddam, attivista iraniano per i diritti umani residente in Norvegia.

Riflesso repressivo

C’è un crescente movimento all’interno e all’esterno dell’Iran per fermare l’uso della pena di morte nella repubblica islamica che uccide più persone ogni anno di qualsiasi altra nazione, a parte la Cina.

Una voce di spicco è stato il regista Mohammad Rasoulof, il cui agghiacciante film anti-pena capitale “There is No Evil” ha vinto l’Orso d’Oro al festival di Berlino nel 2020.

  Ma Rasoulof è stato arrestato all’inizio di luglio dopo aver lanciato a maggio una petizione di registi e attori che esortavano le forze di sicurezza a deporre le armi di fronte alle proteste.

  Il collega regista Jafar Panahi, che per anni non è stato in grado di lasciare l’Iran, è stato arrestato quando è andato due giorni dopo a chiedere dove si trovasse Rasoulof. 

Dietro le sbarre, si uniscono ad altri celebri dissidenti, tra cui l’attivista per i diritti Narges Mohammadi la cui vita, temono i gruppi per i diritti, è a rischio a causa delle condizioni di salute che le autorità carcerarie non riescono a trattare.

Non c’è motivo di credere che questi recenti arresti non siano mosse ciniche per scoraggiare l’indignazione popolare per i fallimenti del governo”, ha detto Tara Sepehri Far, ricercatrice senior sull’Iran presso Human Rights Watch.

Oltraggioso

Ci sono stati anche arresti negli ultimi due mesi dei Bahai, in quella che la Bahai International Community (BIC) definisce una “crisi crescente nella campagna sistematica del governo iraniano” contro la più grande minoranza religiosa non musulmana del paese. 

Almeno 20 cittadini con doppia cittadinanza o stranieri rimangono in carcere, agli arresti domiciliari o bloccati in Iran, secondo il Center for Human Rights in Iran (CHRI) di New York, in quella che le loro famiglie definiscono una politica di presa di ostaggi volta a strappare concessioni all’Occidente. 

A luglio, l’Iran ha permesso al tedesco-iraniano Nahid Taghavi di uscire di prigione per cure mediche e ha rilasciato il cittadino iraniano-britannico-statunitense Morad Tahbaz con un braccialetto alla caviglia. Entrambi, tuttavia, rimangono impossibilitati a lasciare l’Iran, mentre un polacco, un belga, uno svedese e due francesi si sono uniti a quelli in prigione.

Tra coloro che stanno dietro alle sbarre c’è il cittadino tedesco Jamshid Sharmahd che, secondo la sua famiglia, è stato rapito nel Golfo nel luglio 2020 e ora rischia la pena di morte in un processo che dovrebbe concludersi nelle prossime settimane.

Questo è un lavoro volto a perseguitare dissidenti e giornalisti che usano la loro libertà di parola nel mondo libero”, ha detto sua figlia Gazelle Sharmahd all’AFP. “È oltraggioso lasciare che questo accada”, ha aggiunto.

L’IRAN HA MESSO A MORTE OLTRE 71 PERSONE NEL SOLO MESE DI LUGLIO

In Iran, il paese che compie più esecuzioni, si intensifica il ritmo con cui vengono programmate ed eseguite le condanne a morte.

Iran Human Rights Monitor ha reso noto che in Iran almeno 31 prigionieri sono stati giustiziati nel mese di luglio per reati di droga, 34 sono stati impiccati dopo essere stati condannati per omicidio, 4 dopo essere stati condannati per stupro e altri 2 dopo essere stati condannati per rapina a mano armata.

Il numero effettivo di esecuzioni è più elevato in quanto la maggior parte delle esecuzioni vengono portate a termine in segreto.

Le autorità iraniane hanno intensificato la repressione per soffocare il malcontento generato dall’impennata dei prezzi.

Iran Human Rights Monitor ha registrato più di 350 esecuzioni in 8 mesi con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno.

  L’aumento delle esecuzioni è iniziato dopo che Ebrahim Raisi, è entrato in carica come presidente l’anno scorso e la Guida Suprema Ali Khamenei ha nominato un ex ministro dell’Intelligence, Gholamhossein Mohseni Ejei, capo della magistratura il 1 ° luglio 2021.

  Gholamhossein Mohseni Ejei, uno dei principali violatori dei diritti umani, ha una storia oscura nel sopprimere proteste pacifiche, nel fabbricare casi contro gli attivisti per i diritti umani e politici e nell’ordinare esecuzioni in Iran.

  Almeno 554 condanne a morte sono state eseguite in un anno da quando è entrato in carica.

  In un rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres presentato il 21 giugno leggiamo che l’Iran ha giustiziato più di 100 persone nei primi tre mesi del 2022, continuando una tendenza al rialzo.

Parlando davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, il vice capo dei diritti umani delle Nazioni Unite Nada Al-Nashif ha presentato l’ultimo rapporto di Guterres sull’Iran, avvertendo che le esecuzioni nel paese sono in aumento.

  Il Centro Abdorrahman Boroumand per i diritti umani in Iran e Amnesty International hanno dichiarato il 27 luglio che le autorità iraniane hanno intrapreso una serie di esecuzioni, uccidendo almeno 251 persone tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2022. Le due organizzazioni hanno avvertito che se le esecuzioni continueranno a questo ritmo orribile, supereranno presto il totale di 314 esecuzioni portate a termine nell’intero 2021.

  Iran Human Rights Monitor invita le Nazioni Unite e tutte le autorità per i diritti umani, nonché l’Unione europea e i suoi Stati membri, a condannare le esecuzioni in Iran e ad agire immediatamente per salvare la vita di migliaia di prigionieri.  

FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

Presentazione e sommario del numero 297 (agosto 2022)

Ecco il numero 297 del nostro “Foglio di Collegamento” il cui sommario è riportato qui sotto. Gli articoli riguardanti l’attualità sono dedicati agli Stati Uniti e all’Iran, Paesi nemici tra loro ma concordi nel mantenere ed usare la pena di morte.

In questo numero si parla ancora di Richard Glossip che l’Oklahoma vuole di nuovo provare a giustiziare.

Gli articoli storici riguardano la ghigliottina che fece stragi in Francia e le streghe che venivano condannate e morte in Massachusetts.

Vi ricordo la pagina Facebook Amici e sostenitori comitato Paul Rougeau contro la pena di morte. Nella pagina trovate articoli scritti da organizzazioni abolizioniste in tutto il mondo, nonché appelli che potete firmare e diffondere, condividendoli con i vostri amici e conoscenti.

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

Kosoul Chanthakoummane, forse innocente, messo a morte in Texas

L’Oklahoma avvia la serie di 25 esecuzioni pianificate in due anni

L’Oklahoma vuole di nuovo provare a giustiziare Richard Glossip

Donazione di organi dal braccio della morte negli Stati Uniti

In Iran la pena di morte viene vieppiù usata come arma politica

L’Iran ha messo a morte oltre 71 persone nel solo mese di luglio

L’inventore della ghigliottina fu ucciso dalla ghigliottina 

Streghe scagionate in Massachusetts

(*) I numeri arretrati del Foglio di Collegamento, a cui si riferiscono le note in calce agli articoli di questo numero, si trovano nel sito: www.comitatopaulrougeau.org/fogli-di-collegamento-precedenti

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 agosto 2022

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È di vitale importanza per il Comitato potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuovi aderenti. Pertanto facciamo affidamento sui nostri soci pregandoli di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte ad iscriversi alla nostra associazione.

Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale. Cercate soci attivi. Chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del Comitato Paul Rougeau.

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Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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