«Philip Dick»: una biografia a fumetti

di Fabrizio Melodia

Devo ammettere che la diatriba al Salone Internazionale del Libro riguardo Altaforte, casa editrice legata a doppio filo con i neo nazifascisti di CasaPound, ha generato in me quanto meno una falla d’irrealtà. Comunque a Torino si è confermato che il libro non è morto anche se gli e-books, i famigerati libri elettronici, la stanno sempre più facendo da padrone (se ci atteniamo ai dati di vendita delle associazioni libraie e della grande distribuzione) Altrove – a iniziare dagli USA – il fatturato dei libri cartacei supera di almeno dieci lunghezze quello dei libri elettronici. Che abbiano deciso di attenersi al protocollo di Kyoto? 

Il salone del libro conferma (ri-ri-ri-conferma) che il fumetto è una delle grandi forme d’arte. Sento applausi ironici per aver scoperto l’acqua calda con la patata lessa. Sì, ma è solo da poco che la Cultura Ufficiale – quella con la “C” maiuscola, quella che conta e spesso dà i numeri, più o meno fortunati – lo certifica. Il fumetto è una forma d’arte nata dal basso, industrializzata grazie al formato a striscia, sdoganata come romanzo dalle moderne graphic novel, sia negli USA (grazie a Frank Miller e Alan Moore) sia in Italia (Hugo Pratt, Dino Buzzelli, Gian Luigi Bonelli, le sorelle Giussani e non ultimo ZeroCalcare). Il fumetto come arte era da tempo riconosciuto nell’America Latina: in Argentina, il regime dei colonnelli ebbe paura dell’Eternauta, di Hector German Oesterheld e Francisco Solano Lopez: e il primo pagò con la vita, come la sua famiglia, desaparecida ormai dal 1978.

Perché questo lungo panegirico? Perché al Salone del Libro di Torino il fumetto ha conosciuto le grandi luci della ribalta, con una ragguardevole partecipazione sia di autori che di editori. 

Fra questi, la casa editrice italiana Beccogiallo, che brilla per un invidiabile panorama di graphic novel a tema sociale, politico e letterario. La biografia a fumetti di Peppino Impastato s’accompagna alla graphic novel sulla triste vicenda della giornalista Ilaria Alpi, all’inchiesta Mani Pulite, alla vita della poetessa Wislawa Szymborska e – eccoci al Martedì – alla biografia di Philip K. Dick. Faccio finta di non sapere che il “buon vecchio” db ne ha parlato (*) e vi racconto tutto io.

Una graphic novel sulla vita di Philip Dick? Chi è il pazzo che ha realizzato una cosa simile? In realtà sono due pazzi: Francesco Matteuzzi per i testi e Pierluigi Ongarato per i disegni. Seppur giovani, sono vecchie volpi del settore. Matteuzzi è giornalista e ha lavorato per Bonelli oltre ad essere insegnante di sceneggiatura alla Scuola Internazionale dei Comics a Padova, mentre Ongarato – cittadino di Castelfranco Veneto – ha realizzato disegni per le serie animate di Monster Allergy e Huntik, oltre a insegnare illustrazione alla scuola citata. 

In «Philip K. Dick» i due ripercorrono la vita di Philip Dick, dalla sua infanzia segnata dalla morte della sorella gemella Jane, qui rappresentata come un alter ego allucinato, destinatario di molti sfoghi del futuro scrittore, passando per gli anni dei fallimenti letterari, alla consacrazione con “La svastica sul sole”, alla vittoria del Premio Hugo e ancora le droghe, i tentativi di suicidio, le paranoie riguardo alla CIA che lo spiava, la rivelazione mistica e la trilogia di VALIS. 

Il tutto accompagnato da un simpatico gatto che segue Phil nelle sue vicende e alle frequenti puntate nel luogo-obitorio presentato nel romanzo “Ubik”. 

«La mutevole informazione che noi percepiamo come mondo è una narrazione in via di svolgimento» affermava Dick, un motivo conduttore che attraversa tutto il romanzo a fumetti di Matteuzzi e Ongarato, riflettendo sulla realtà come sarebbe piaciuto a Phil, con lo svolgimento della narrazione su diversi piani di realtà. 

PKD amava dire che viviamo in una realtà fittizia che ci hanno disegnato intorno, secondo una pericolosa alternanza di conflitti violenti, politici mediocri e consumo di merci inutili che farebbe invidia a un drogato di metanfetamine. Perché sorvegliare uno come Phil? Perché i suoi lavori esplorano realtà alternative, altri mondi magari meno brutti di questo. 

La critica di Dick a Leibniz è radicale anche a livello metafisico e teologico: se questo non è il migliore dei mondi possibili, come sono gli altri? E come costruirne uno migliore che non cada a pezzi dopo due giorni? Come ricorda bene la coppia Matteuzzi-Ongarato, il filo conduttore di Philip è: «nei miei romanzi sono visibili le travi sotto il pavimento dell’universo»; concetto esplicitato soprattutto in “Cacciatore di Androidi”, “Scorrete lacrime, disse il poliziotto” e “La svastica sul sole”.  Quest’ultimo rimanda a uno specchio (infedele?) della realtà attuale, dove il nazi-fascismo sembra essere il vero vincitore della guerra. Senza dimenticare che, alla fine del romanzo, quel Terzo Reich è intenzionato a scatenare una guerra atomica globale; come ben sviluppato nella serie tv tratta dal romanzo e in onda su Amazon Prime: ne ho parlato in un post precedente (**). 

Chi vuole conoscere vita, morte ma soprattutto miracoli dello scrittore – definito da Ursula K. LeGuin “il Borges americano” – corra a leggere «Philip K. Dick» di Francesco Matteuzzi e Pierluigi Ongarato (Beccogiallo: 128 pagine a fumetti per soli 15 euro). Ricordando che lui è vivo mentre voi siete morti. 

(*) cfr Jane K. Dick, l’imprevista

(**) Dell’uso di libri falsi in un labirinto di specchi in un alto castello

L’IMMAGINE QUI SOTTO E’ UN ESEMPIO DI REALTA’ FITTIZIA?

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • Andrea ET Bernagozzi

    Volume che da quando uscì è nella biblioteca degli operatori dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, per le letture notturne.

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