Philip Morris go home

Bisogna boicottare i crimini di pace: la sigaretta è certamente nociva, i “potenziali rischi ridotti” sono l’ennesimo inganno

di Vito Totire (*) con tre veloci ps di db

sigarette-fine

Siamo da tempo “relegati” nel ruolo del bambino della favola di Andersen che grida “il re è nudo”; ne prendiamo atto ma questo non ci demotiva a «continuare in quello che è giusto» (così diceva Alex Langer).

Circondata da messaggi di gratitudine, salamelecchi e genuflessioni da parte di (quasi) tutti, Philip Morris continua nel suo ipnotizzante progetto di fabbricazione della sigaretta a “potenziali rischi ridotti”. Questa sinistra (non in senso politico) definizione ha accompagnato la scesa in campo della multinazionale come un anancasmo – per chi non ha fatto studio medici chiariamo: è il comportamento sintomatico delle persone affette da disturbi ossessivi/compulsivi – che “seduce” molti ma certo non noi che modestamente siamo refrattari agli incantesimi.

Dunque il fabbricante dichiara che il rischio è “potenzialmente ridotto” rispetto alla sigaretta tradizionale; però né il fabbricante né i suoi numerosi cortigiani hanno riflettuto sul fatto che piuttosto che fumare una sigaretta a “potenziale rischio ridotto” una persona non dovrebbe fumarne nessuna così che il rischio da solo “ridotto potenzialmente” invece si riduce a zero.

Si ripete la vicenda di chi voleva fare la manipolazione genetica dell’uovo per ridurre il colesterolo, trascurando che per ridurre il colesterolo può bastare mangiare un uovo invece che due.

L’Oms – cioè Organizzazione mondiale della sanità – stima che nel 2050 potrebbero verificarsi 8.000.000 di morti attribuibili a fumo di sigaretta. Quanti potenziali (ma non sicuri) morti in meno comporterebbe la geniale trovata della Philip Morris?

Vogliamo, come al solito, parlare chiaro:

  1. Nonostante il grande apparato propagandistico messo in campo la PM non convince: quindi il suo progetto di Zola Predosa deve essere cancellato
  2. Gli inchini dei politici locali nei confronti di PM evidenziano una logica di subalternità di tipo coloniale; si prenda esempio dall’Uruguay che ha vinto una battaglia legale contro Philip Morris piuttosto che accogliere l’azienda spargendo petali di rosa come si sta facendo dalle parti di Bologna.
  3. Il tabacco che non brucia ma viene scaldato – con ciò diventando a “potenziale rischio ridotto” – significa questo: che il rischio è ridotto e non annullato (come è facile fare evitando di comprare e accendere la sigaretta) e la riduzione è solo potenziale. Ammesso che la riduzione ci sia cosa significa? Quanti cancri in meno? Questo marchingegno non potrà competere con la abolizione del fumo e poi… se il riscaldamento sviluppasse meno certi prodotti ma ne sviluppasse di nuovi? La questione è molto incerta e troppe volte prodotti “innovativi” si sono dimostrati peggiori o uguale a quelli precedenti (è successo per il tabacco “leggero” come per certi coloranti nella causazione del cancro della vescica, nella sostituzione degli additivi della benzina eccetera). Al momento PM non ha fornito alcuna prova della riduzione del rischio. Ed è per questo che, ossessivamente, la stampa ripete “potenziale rischio ridotto”. Ma la combustione della sigaretta produce migliaia di molecole/sostanze diverse; 400 di queste sono state individuate e monitorate come cancerogene o tossiche; quali effetti davvero “migliorativi” potrebbe avere questa tecnologia da pannicello caldo ventilata da PM?
  4. Philip Morris ha “fatto di tutto”: ha mobilitato la Accademia delle belle arti, si è atteggiata a talent-scout, a Mecenate della umanità come “donatore di lavoro”. Ma anche una fabbrica di armi dà lavoro… In realtà è un gruppo industriale che ha sempre usato senza pregiudizi i metodi che ha ritenuto necessari per aumentare i suoi profitti (torneremo su questo). Adesso PM ha capito che deve cercare di recuperare le quote di mercato che sta perdendo nei Paesi ricchi e presso gli strati più ricchi delle popolazioni in genere così ventila effetti non dimostrati di minore nocività. Però non è possibile escludere che il tabacco scaldato e non bruciato costerà di più andando, a creare una fetta di mercato per i più ricchi. Già adesso un nostro studio conferma che i più poveri comprano le sigarette meno care quelle senza illusioni di rischi attenuati.

Le nostre conclusioni sono semplici: «Philips Morris go home» e dunque lo stabilimento di Zola Predosa deve essere chiuso e riconvertito.

Nell’assordante e ipocrita silenzio (quasi) generale sulla vicenda dichiariamo la nostra ferma intenzione: boicottare con mezzi nonviolenti ma determinati PM e i suoi supporters.

Bologna, 22.9.20016

(*) Vito Totire è medico del lavoro/psichiatra. Qui scrive a nome di: circolo “Chico” Mendes; AEA, l’associazione esposti amianto e rischi per la salute; Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria Francesco Lorusso.

Tre veloci PS di db

  1. Alle notizie e analisi di Vito Totire va aggiunto che, al solito, la preoccupazione per i tanti lavoratori… è un’altra balla. Ovviamente è assurdo che si difendano le fabbriche pericolose ma oltretutto i prestigiatori cercano di far credere che siano molti i posti di lavoro e invece neppure questo è vero. Scrivevano il 21 settembre su «Il fatto quotidiano» Stefano Feltri e Carlo Di Foggia che nello stabilimento PM di Crespellano, in provincia di Bologna – dove giovedì era atteso Matteo Renzi – si dovevano creare «600 posti di lavoro» e invece saranno 120. Tanto per dirne una perché poi bisognerebbe parlare dei mille favoritismi, fiscali e non, per i produttori di tabacco.
  2. Che le sigarette siano cancerogene e che da decenni i suoi produttori mentano e ingannino è noto probabilmente a chi passa da codesto blog e/o a chi è minimamente informata/o sul mondo reale. Ma se in giro vi fosse ancora – e temo di sì – qualcuna/o che di ciò dubita .. prima ancora di documentarsi con ricerche e studi io consiglio la visione del film «Insider – Dietro la verità» di Michael Mann che racconta la storia di come la Brown & Williamson Tobacco aggiungeva di nascosto additivi chimici per rafforzare l’assuefazione.
  3. Questo discorso di Vito contro la Philip Morris – che io condivido – va inquadrato in un contesto più generale: confronta a esempio qui Critica alla produzione e all’uso di merci nocive. Ne riparleremo. A proposito invece del processo che il film «Insider – Dietro la verità» racconta, in modo abbastanza fedele, qui in “bottega” si veda Scor-data: 27 agosto 2006 sulla clamorosa sentenza di Gladys Kessler contro i fabbricanti di sigarette. 

 

 

 

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