Quante volte deve morire Romell Broom? E quanti…

giornalisti fingono di non sapere cosa accade in Arabia Saudita?

Due articoli ripresi dal numero 241 del «Foglio di Collegamento» del comitato Paul Rougeau

RIPROVANO CON ROMELL BROOM: LA PENA DI MORTE È SADICA TORTURA

È stata fissata la data di esecuzione per Romell Broom, il detenuto che i boia dell’Ohio non riuscirono ad ammazzare 8 anni fa in due ore di inutili cruenti tentativi di praticargli l’iniezione letale.

Scorrendo il lungo elenco delle esecuzioni capitali programmate in Ohio, ci siamo accorti che per il 17 giugno 2020 è stata fissata l’esecuzione del nero Romell Broom, un detenuto ben conosciuto nel mondo a partire dal 2009 (nota 1)

Ci stupisce che possa avvenire una cosa genere perché Broom entrò nella camera della morte 8 anni fa ed ha già patito tutte le sofferenze fisiche e psichiche a cui era stato condannato.

A differenza di quanto avviene per gli altri condannati a morte, la fine della procedura di esecuzione di Romell Broom, iniziata alle 14 del 15 settembre 2009, fu ordinata dal Governatore Ted Strickland invece che da un medico che ne avesse accertato il decesso.

Strickland fu costretto ad intervenire perché il detenuto, che sarebbe dovuto morire entro un quarto d’ora dall’inizio dell’iniezione letale, dopo oltre due ore era ancora vivo anche se fortemente traumatizzato. I due infermieri-boia, un uomo e una donna, e un medico sopraggiunto, che, in 18 tentativi, non erano riusciti a trovare la vena giusta, erano esausti.

L’esecuzione di Romell Broom subì nell’immediato alcuni rinvii e poi gli avvocati difensori – discutendo la liceità costituzionale di sottoporre due volte alla medesima pena il condannato (nota 2) – riuscirono ad adire le varie corti. Ma furono sconfitti (nota 3).

Il 12 dicembre 2016 la Corte Suprema degli Stati, con una votazione 6 a 2, negò alla difesa del condannato la possibilità di argomentare che un’altra esecuzione costituirebbe ‘una punizione crudele e inusuale’ proibita dalla Costituzione USA.

I due giudici più progressisti, Stephen Breyer ed Elena Kagan, sostennero apertamente che l’appello di Broom doveva essere accolto.

La Corte Suprema dell’Ohio aveva in precedenza respinto un analogo ricorso di Romell Broom.

Da notare che nel 2013 è stato pubblicato un libro scritto da Romell Broom, Survivor on Death Row (Sopravvissuto nel braccio della morte), in cui lui dice di essere innocente e chiede l’effettuazione di ulteriori test del DNA che, sostiene, potrebbero scagionarlo dall’accusa di aver violentato ed ucciso una quattordicenne (nota 4). Tra l’altro sono passati ben 33 anni dall’epoca dei fatti ed egli – che ha raggiunto i 61 anni di età – è profondamente cambiato.

NOTE

(1) Vedi i numeri 172, 173 e 201.

(2) Nella storia moderna della pena di morte negli Usa vi è un solo caso di un detenuto sopravvissuto alla sua esecuzione. Il 3 maggio 1946 il nero Willie Francis, minorenne all’epoca del reato, fu messo sulla sedia elettrica in Louisiana ma non morì. Allora la Corte Suprema federale – sentenziando a stretta maggioranza (5 a 4) – si rifiutò di dichiarare “crudele ed inusuale” la ripetizione di un’esecuzione conseguita ad “un incidente imprevedibile”. Un anno dopo, il 9 maggio 1947, Willie Francis fu di nuovo messo sulla sedia elettrica e ucciso.

(3) V. numeri 215 e 233.

  1. V. https://www.smashwords.com/books/view/380992

CENTO ESECUZIONI QUEST’ANNO IN ARABIA SAUDITA

Anche quest’anno l’Arabia Saudita si classifica tra i Paesi con più esecuzioni nel mondo.

Amnesty International in un ampio documento diffuso il 2 ottobre ha reso noto che quello stesso giorno l’Arabia Saudita ha messo a morte un uomo portando a 100 il numero delle esecuzioni nel 2017, di cui 60 compiute negli ultimi tre mesi.

«Dal mese di luglio, il governo dell’Arabia Saudita ha intrapreso un frenetico ciclo di esecuzioni con una media di 5 persone messe a morte ogni settimana. Ciò conferma l’Arabia Saudita nel novero dei Paesi con più esecuzioni» ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice di Ricerca di Amnesty International per il Medio Oriente. «Se le autorità saudite sono seriamente intenzionate a compiere delle riforme, esse devono stabilire immediatamente una moratoria ufficiale sulle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte» ha aggiunto Maalouf.

Il 40% delle esecuzioni portate a termine quest’anno ha inteso punire reati di droga, reati che non rientrano tra quelli più gravi. L’uso della pena di morte per questi crimini viola la legalità internazionale sui diritti umani.

Secondo Amnesty International le persone vengono spesso condannate a morte solo in base a “confessioni” estorte con la tortura o con altri maltrattamenti, in assenza di una difesa legale, in processi segreti, e non vengono informate sull’andamento dei procedimenti legali a loro carico.

Per esempio – scrive Amnesty – il 13 settembre tale Said al-Sai’ari è stato messo a morte nella città di Najran nel sud-ovest dell’Arabia Saudita. Fu dichiarato colpevole dalla stessa corte che aveva ammesso di non aver abbastanza prove per condannarlo.

«Le autorità saudite hanno usato la pena di morte come mezzo per eliminare il dissenso e la applicano nella minoranze con brutale disprezzo della vita umana. Esse debbono immediatamente annullare tali condanne e assicurare che tutti i processi siano conformi agli standard internazionali senza ricorso alla pena di morte» ha detto Lynn Maalouf.

PRESENTAZIONE DEL NUMERO 241 (il sommario è riportato sotto).

Potrete leggere di eventi che accadono in molte parti del mondo. Non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche in Iraq, Iran, Corea, Malaysia, Arabia Saudita, Pakistan. E anche in Italia in cui la legge sullo ius soli, una legge giusta e semplicissima sul diritto alla cittadinanza dei giovani immigrati, subisce uno scandaloso ostruzionismo. Notate l’articolo sul processo capitale subìto da due giovani donne in Malaysia. In esso torniamo sulla follia del presidente della Corea del Nord, Kim Jong-un. Questa volta parliamo di lui come mandante dell’omicidio del fratellastro Kim Jong-nam ucciso dalle due donne il 13 febbraio scorso. La follia, la crudeltà e l’abilità Kim Jong-un sono un pericolo per i suoi concittadini e per gli asiatici in generale. È facile però capire quanto costui, dotato di armi nucleari e fronteggiato dall’attuale presidente USA, uomo tutt’altro che saggio e prudente, sia in definitiva un pericolo per il mondo intero.

Follia: nessun altro termine possiamo trovare per designare il comportamento del 64enne pensionato americano Stephen Paddok il quale ha utilizzato un intero arsenale in suo possesso per uccidere molte decine di persone e ferirne centinaia a Las Vegas … e per uccidere se stesso. Se Paddok è stato pura follia, l’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) è ‘puro male’, come lo definirono Barack Obama e David Camerun nel 2012. L’ISIS – detto anche IS, ISIL o Daesh – è ormai in rotta: perse lo scorso anno la sua capitale Mosul in Iraq e sta perdendo l’altra sua roccaforte: al-Raqqa in Siria. L’Iraq vendica il male fatto dall’ISIS usando freneticamente e in modo ingiusto la pena capitale nei riguardi di migliaia di individui, presunti aderenti alla Stato Islamico, emettendo decine di condanne capitali ogni settimana.

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

1 ) Las Vegas: violenza insensata verso gli altri e verso se stesso     

2 ) Ci riprovano con  Romell Broom: la pena di morte è sadica tortura       

3 ) Giustizia americana clemente con un nero famoso:  O. J. Simpson    

4 ) Passata la Proposition 66: riavvierà la pena di morte in California?  

5 ) Iraq: processi sommari per migliaia di sospetti appartenenti all’ISIS     

6 ) L’ONU denuncia: in un solo giorno 42 impiccati in Iraq          

7 ) Già cento esecuzioni quest’anno in Arabia Saudita  

8 ) Ancora condanne a morte per blasfemia in Pakistan          

9 ) Due giovani assassine agli ordini del dittatore nord coreano    

10) Notiziario:  Florida, Iran, Italia, Virginia        

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