Quel 30 gennaio 1884 e altre storie perdute

recensione a «La trottola di Sofia» di Simona Mulazzani e Vichi De Marchi.

di Barbara Bonomi Romagnoli

Le trottole hanno un fascino particolare per persone di tutte le età: vedere quegli oggetti di legno a forma di cono avvolgersi velocemente su stessi, magari riflettendo giochi di colore se sono fatti di materiali plastici, fa uno strano effetto. In quegli istanti di equilibrio della trottola, lo sguardo di chi la osserva è immobile, quasi ipnotizzato. Ma quanti sanno che la prima donna in Europa a ottenere in Russia una cattedra universitaria di matematica fu proprio la studiosa della rotazione della trottola pesante asimmetrica? A parte gli addetti alla materia, forse pochi altri ne erano sa conoscenza ma per fortuna è di recente stato pubblicato da Editoriale Scienza un bel libro dal titolo «La trottola di Sofia. Sofia Kovalevskaja si racconta» illustrato da Simona Mulazzani e scritto da Vichi De Marchi.

Il libro, pensato per adolescenti da 11 anni in su, è all’interno di una collana dedicata alle donne nella scienza e fa parte di un progetto di divulgazione scientifica rivolto a ragazze e ragazzi, per restituire un pezzo importante della storia delle donne, normalmente sottovalutata e rimossa.

La storia di Sofia Kovalevskaja, matematica russa vissuta nella seconda metà dell’Ottocento, è avvincente anche per i più grandi: scritta in prima persona come se fosse lei a parlare a noi lettori, ci trascina un’epoca in cui in Russia alle donne è vietata l’università, così come qualunque ipotesi di vita realmente autonoma dagli uomini della famiglia. Sofia nasce a Mosca nel 1850 e poi trascorre l’infanzia in campagna, nella grande casa di famiglia. I genitori, severi e distaccati, lasciano a governanti e tutori il compito di prendersi cura dei loro tre figli. Sofia si lega particolarmente alla sorella maggiore, Anjuta, con la quale, negli anni a venire, condividerà la passione per la scrittura e le idee progressiste. Fin da bambina dimostra una forte predisposizione per la matematica, che coltiva grazie alle lezioni private. L’unico modo però che ha per continuare a studiare è espatriare, ma per farlo ha bisogno di un passaporto per il quale è necessaria l’autorizzazione del padre o di un marito. Allora decide giovanissima di trovare un uomo disposto ad aiutarla, che la sposi e poi la lasci libera di seguire il suo sogno. Contro il volere del padre, sposa Vladimir Kovalevskij, un giovane le cui idee rivoluzionarie lo portano a battersi per i diritti delle donne, e a 18 anni Sofia diventa la signora Kovalevskaja. Da qui iniziano i suoi viaggi, i suoi studi, le sue avventure e disavventure per ottenere ciò che ha sempre desiderato: quando il 30 gennaio 1884 sale in cattedra a Stoccolma, l’aula è gremita di gente venuta ad assistere a un momento storico, la prima lezione di matematica tenuta da una donna in epoca moderna. E sarà un successo, nonostante gli oppositori.

La storia di Sofia è ricca di colpi di scena, merita di essere letta e raccontata, perché di ritrovare le storie di donne geniali nella matematica (ma anche appassionate nella vita, rivoluzionarie in politica e creatrici nella scrittura) ce n’è davvero molto bisogno.

 

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