Scor-data: 19 novembre 1761

La rivolta degli indios di Jacinto Canek

di David Lifodi (*)

Cisteil, attualmente nello stato messicano dello Yucatán, fu teatro dell’eroica resistenza degli indios maya ai colonialisti spagnoli sotto la guida di Jacinto Uc de los Santos, più conosciuto sotto il nome di Jacinto Canek: fu lui che, il 19 novembre 1761, si mise alla testa di un levantamiento durato almeno due settimane, tanto da far tremare la Corona.

Nel suo libro Ribelli (Feltrinelli, 2013), lo scrittore Pino Cacucci racconta la storia di Canek descrivendolo come il “Serpente nero, indio maya che si ribellò al colonialismo, alla schiavitù e allo sfruttamento del suo popolo, tenendo in scacco con un manipolo di uomini il potente esercito spagnolo”. La rivolta di Canek non era sorta dal niente. I maya vivevano in una condizione di schiavitù, erano considerati alla stregua delle bestie dalla Corona spagnola. Nel 1697 era caduto il regno Itza (nell’attuale Guatemala), l’ultimo stato indipendente maya che gli spagnoli erano riusciti a sottomettere: fu in omaggio di quell’enclave maya ribelle che Jacinto adottò il nome di Canek, proprio per testimoniare il suo legame con gli omonimi re degli Itza. Giunto a Cisteil, in breve tempo Canek fu riconosciuto dai maya come l’eletto da Dio per liberarli dal giogo della schiavitù. Qualcosa di magico aleggiava sulla sua figura e sulla ribellione  a cui si unirono anche gli abitanti dei popoli vicini a Cisteil: sembrava addirittura che Canek avesse dei poteri soprannaturali, tanto da essere considerato, appunto, una reincarnazione del Quetzalcóatl, il Serpente Piumato. Il primo ad arrivare a Cisteil per sedare la rivolta fu il capitano Tiburcio Cosgaya: giunse con pochi uomini per combattere contro Canek, convinto che si trattasse di una delle tante ribellioni che scoppiavano nelle province dell’impero. Cosgaya trovò la morte, così come i suoi uomini. Il Serpente Nero era divenuto un incubo per gli spagnoli: aveva abolito i tributi, distribuito il bestiame alla popolazione e messo in discussione la rigida struttura amministrativa del paese imposta dalla Corona. Canek fu costretto a capitolare quando il governatore dello Yucatán decise di inviare duemila uomini dell’esercito spagnolo. Cisteil fu circondata per evitare che la ribellione contro la cosiddetta Nuova Spagna dilagasse. Il re dei maya, a cui gli indios avevano posto sulle spalle il mantello azzurro tolto alla statua della Vergine nella chiesa di Cisteil, invitò i suoi a resistere. I maya erano talmente convinti dei poteri soprannaturali di Jacinto Canek che si lanciarono in battaglia: preferivano morire, piuttosto che condurre una vita di stenti. Le forze in campo, però, erano diseguali, a livello di uomini e di mezzi: fu il martirio della gente di Cisteil, con la morte di 600 indigeni e solo 40 spagnoli. Era il 26 novembre 1761: da un lato frecce e machete, dall’altro mitraglia e cannoni. L’hacienda Huntulchac, dove Canek cercò di opporre l’ultima trincea di resistenza con meno di trecento uomini, terminò con un nuovo massacro. Sebbene i maya fossero stati descritti come selvaggi dalla Corona, quelli a rivelarsi dei veri selvaggi furono proprio gli spagnoli. Jacinto Canek fu catturato e condotto a Mérida in catene il 14 dicembre 1761, tra gli insulti della borghesia bianca che lo derideva durante la sfilata a cui fu costretto per le strade della città: sulla sua testa la beffarda scritta “ribelle contro Dio e contro il Re”. Dopo un rapidissimo processo-farsa, Jacinto Canek fu sottoposto ad un vero e proprio martirio: i suoi torturatori gli staccarono braccia e gambe a colpi di spada, mentre gettarono i suoi brandelli di carne in un braciere. Otto suoi compagni furono uccisi tramite l’impiccagione, mentre gli altri resistenti dell’ hacienda Huntulchac furono condannati ai lavori forzati a vita. Nel suo Ribelli, Pino Cacucci scrive: “Stanca e annoiata da tanto squartare, impiccare, frustare e mutilare, la nobiltà bianca di Mérida decise di essere magnanima con gli ultimi trecento insorti, condannandoli ai lavori forzati a vita. Nei patii delle sontuose ville si dettero a feste danzanti, dove i servitori indigeni vennero sbeffeggiati e umiliati: “Hai fame, faccia da scimmia? Vai in piazza e mangiati un pezzo del tuo re alla brace!” disse tra le risate generali un ricco commerciante al suo servitore, sorpreso a raccogliere un avanzo dal pavimento. Il villaggio di Cisteil venne completamente raso al suolo, per non lasciare neppure il ricordo della guerra anticoloniale di Jacinto Canek, il Serpente Nero”.

Fu uno dei primi massacri del popolo maya: altri sarebbero seguiti nei secoli a venire, contro un popolo sottoposto ad un interminabile genocidio commesso in nome del razzismo dalle elites bianche europee e latinoamericane.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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