Giornalismo, resistenza e memoria in Guatemala

Nel 2017 il lago Izabal, il più importante bacino idrico del Paese, inizia a tingersi di rosso. La comunità Maya Q’eqchi’, composta principalmente da pescatori, denuncia lo sversamento di nichel alle autorità che però cercano di insabbiarlo. Il giornalista Carlos Choc Chub fa il suo mestiere, scatta foto delle proteste e documenta l’assassinio di un manifestante: da allora è bersaglio

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Guatemala: la pace resta sulla carta

Il 29 dicembre 1996 furono siglati gli accordi di pace tra Stato e guerriglia per mettere fine ad un conflitto armato durato oltre 30 anni. Da allora è cambiato poco o nulla: gli indigeni continuano ad essere invisibili, l’impunità avanza e le voci di golpe denunciate negli ultimi mesi dal presidente socialdemocratico Bernardo Arévalo fanno capire che a comandare è

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Centroamerica: movimenti e “processi di pace”

Le guerre che hanno devastato Guatemala, El Salvador e Colombia negli ultimi quarant’anni non potevano continuare, le violenze e i massacri dovevano finire. Raúl Zibechi in questo articolo ragiona su come i “processi di pace” hanno influenzato i movimenti popolari. Di certo hanno vinto l’estrattivismo e l’ossessione delle urne. di Raúl Zibechi (*)

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Guatemala: impunità per Benedicto Lucas García

Rischia di arenarsi il processo contro l’ex capo di stato di stato maggiore dell’esercito, accusato di genocidio contro gli indigeni maya nel periodo 1978-1982, uno dei più sanguinosi nella storia del paese a causa dell’operazione Tierra arrasada (terra bruciata) lanciata da suo fratello Romeo Lucas García per sterminare le comunità indigene. di David Lifodi

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