Quel segnale dallo spazio che fece esclamare WOW e…

i dubbi che durano dal 1977

di Fabrizio Melodia

Siamo soli nell’universo? Annosa domanda, che sembra non trovare per ora una risposta definitiva. Il 15 agosto 1977 il radiotelescopio Big Ear dell’università dell’Ohio captò un segnale radio che sembrava provenire da un punto preciso della costellazione del Sagittario. All’epoca il progetto SETI (Search fot ExtraTerrestrial Intelligence) era in pieno fermento. 

Gli strumenti registrarono per 72 secondi quel segnale stampandolo sui tabulati, perdendolo poi a causa della rotazione terrestre. Quando l’astronomo Jerry A. Ehman lesse quella registrazione forse ebbe un mezzo infarto. La sorpresa che quella registrazione provenisse dalla frequenza dell’idrogeno lo portò a cerchiare le cifre con una penna rossa, scrivendo di getto la parola “Wow” sul foglio.
Purtroppo non ci furono altre trasmissioni simili. Gli scienziati non sapevano capacitarsi ma ogni successiva osservazione e scandaglio accurato con i radiotelescopi non riuscì a sintonizzarsi di nuovo su quella sequenza radio.
Cos’era accaduto? Cosa andò storto? Gli alieni avevano giocato uno scherzo burlone oppure…?
Forse troppe aspettative. Era dal 1959 che i fisici Giuseppe Cocconi e Philip Morrison ipotizzavano che una possibile trasmissione aliena usasse come veicolo proprio una particolare sequenza, la stessa delle radiazioni elettromagnetiche emesse dagli atomi dell’idrogeno. E per l’appunto si verificò una precisa variazione nel loro livello energetico. Un segnale radio con questa particolare frequenza potrebbe attraversare le distanze interstellari rimbalzando sulle polveri suddette, un sistema che di sicuro una civiltà avanzata dovrebbe conoscere.
Le placche della sonda Pioneer, per fare un esempio, sono costruite e sintonizzate proprio per percepire questa frequenza che il SETI considera tuttora come il canale più promettente d’ascolto extraterrestre.
Il fatto che questo segnale detto WOW fosse vicinissimo al valore esatto ipotizzato – e con una banda troppo stretta per essere naturale – fece entusiasmare non solo Ehman ma gli scienziati di tutto il mondo, che purtroppo dovevano ricevere una brutta delusione.
Ma attenzione. Nonostante non possa essere usato come prova inconfutabile e certa dell’esistenza di creature extraterrestri, non esiste ancora oggi una spiegazione plausibile sulla sua origine. Dunque ogni dubbio è lecito. Infatti le ricerche – e le polemiche – sono continuate.
“Big Ear” fu smantellato nel 1998 (causa taglio di budget) ma nel frattempo, nonostante la mancanza di ascolto con radiotelescopi, l’astronomo Antonio Paris del S. Peterburg College, in Florida, continuò una sua indagine personale attraverso un radiotelescopio realizzato con una raccolta fondi.
Ebbe così modo di avere altri dati e definire per certa la scoperta della causa del segnale WOW: era prodotto da due comete di recente scoperta (nel 2006) – ovvero la “266P/Christensen” e la “335P/Gibbs” – che nel 1977 si trovavano nel cielo in prossimità della fonte del segnale, che potrebbe essere stato prodotto dalla nube di idrogeno che le accompagna.
Mistero risolto? Nemmeno per sogno, tutta la comunità scientifica si scagliò contro la scoperta di Antonio Paris, definendola priva di ogni fondamento scientifico.
In particolare, l’astronomo Gianni Comoretto ebbe a notare come « il fenomeno che causa l’emissione da parte dell’idrogeno di onde radio a quella frequenza è rarissimo, e gli atomi di idrogeno delle comete  non sono abbastanza numerosi per emettere naturalmente un segnale come Wow. Del resto se davvero le comete e/o le loro chiome producessero questo tipo di emissioni, gli astronomi dovrebbero captarne di continuo, senza contare che in base alle posizioni delle comete nel 1977 Big Ear avrebbe dovuto sentire il segnale quasi un’ora prima».
Cosa cavolo aveva misurato il dottor Paris?
La questione è tutt’altro che conclusa ma tra brevissimo dovrebbe trovare una soluzione definitiva, in quanto una delle due comete in questione sta per trovarsi di nuovo nella stessa posizione in cui si trovò nel 1977. Speriamo che ci sia qualcuno ancora in grado di ascoltare.
Vero o falso, questo segnale WOW è entrato comunque nell’immaginario comune, basti pensare – oltre al supercitato film “Contact” (1997), diretto da Robert Zemeckis e scritto dall’astronomo Carl Sagan e dalla moglie Ann Druyan, con una Jodie Foster al suo meglio – all’emozionante primo episodio della seconda stagione del mio amato serial tv “X-Files” intitolato non a caso «Piccoli omini verdi», dove la scettica e determinata agente FBI Dana Scully indaga sulla provenienza di un segnale radio scoperto dal collega Fox Mulder, in seguito a un avvistamento alieno al telescopio di Arecibo, a Puertorico. Quello che scopriranno porterà i due coraggiosi e sfortunati agenti ad essere sempre più bersagliati dagli Uomini in Nero del Consorzio che vogliono a tutti i costi tenere segreta la Verità. Che cosa si nasconde dietro al segnale? Forse ce lo dice il gruppo musicale statunitense The Dandy Warhols nella canzone «SETI vs WOW Signal» contenuto nell’albo “This machine” (2012).
Altre letture:
– Roberto Pinotti, «Ufo e extraterrestri», De Vecchi Editore, 2012;
– Jim Al-Khalili (a cura di) «Alieni. C’è qualcuno li fuori?», Bollati Boringhieri, 2017.

Una diversa versione (Il segnale «Wow» o della speranza) era in “bottega” nell’agosto 2013 con questo sottotitolo: «Siamo soli nell’universo? Una sorta di scordata sul 15 agosto 1977 ma anche un avvincente duello fra la signora scienza e la signorina fantascienza»  

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

2 commenti

  • Andrea ET Bernagozzi

    Recentemente Paolo Attivissimo ha dedicato al segnale Wow! una delle sue Storie di scienza sul blog “Il disinformatico”:

    https://attivissimo.blogspot.com/2020/08/storie-di-scienza-il-segnale-wow.html

    Lì leggiamo che la radioastronoma Jill Tarter, cui è ispirato il personaggio di Jodie Foster nel film, ha notato che il segnale era stato registrato solo da uno dei due ricevitori del radiotelescopio. Questo la faceva propendere per un’interferenza terrestre e non un’onda proveniente da una sorgente celeste.

    Mi sono permesso di chiarire nei commenti a quel post che questo non è equivalente a dimostrare che sia stata *necessariamente* un’interferenza terrestre, cosa che infatti Jill Tarter non aveva detto, come peraltro sottolineato dallo stesso Paolo Attivissimo. Ma sono pignolo e volevo ribadire che Jill Tarter notava che 1) il set di dati acquisiti è limitato e 2) il fatto di essere captato solo da uno dei due ricevitori *di solito* è dovuto a interferenze terrestri, quindi per lei era meglio concentrarsi su altro. Posizione condivisibile, ma che non esclude la possibilità di ulteriori indagini con piena dignità scientifica.

    Anche se il set di dati è sempre quello, crescono infatti la nostra conoscenza e la nostra capacità di analisi. Magari un giorno qualcuno avrà un’intuizione che permetterà di capirci di più, chissà. Per ora non è un caso chiuso, semmai un cold case in attesa di qualcuno che lo risolva. Per dirla con la saggezza degli antichi, LA VERITA’ E’ LA FUORI (omaggio all’astrofilosofo e alla sua passione, da me condivisa, per LGM).

    • Fabrizio Melodia

      Infatti la cosa bella della scienza è che nonostante tutto, si mette sempre tutto in discussione, si cerca di portare tutto a chiarificazione ma alla fine si tralascia spesso di capire che si può spiegare solo il come e non il perché. Vedremo chi avrà il coraggio di andare fino in fondo e mettere in discussione ogni personale convinzione.
      La verità è sempre fuori… Di testa ahaahhaha
      Grazie del sentito omaggio
      Deny everything.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.