«Questo pianeta»

Daniele Barbieri (*) canta le lodi di Laura Conti. E accenna al ritardo trentennale di una urgenza che riguarda tutte/i…

W Fandango. Lo so, sembra uno spot. Invece è giubilo (disinteressato) e vado subito a spiegarmi.

Fandango sta riproponendo tre romanzi di Laura Conti: «Una lepre con la faccia di bambina» (bellissimo, quasi una favola sul dopo-Seveso) con «Cecilia e le streghe» e «La condizione sperimentale» (non li ho letti ma lo farò). Ma anche tre dei suoi saggi: «Questo pianeta» (uscito a marzo), «Che cos’è l’ecologia» (ne ho un ricordo netto: forse la migliore lezione sul tema che abbia mai incrociato) e «Il tormento e lo scudo» ovvero «un compromesso contro le donne» che affronta un tema complesso partendo dalla domanda più semplice (e importante): vogliamo che le donne abortiscano in condizioni di igiene oppure che lo facciano a rischio della pelle nei modi più assurdi? A tutto questo va affiancata una fiction cartacea – l’anno scorso – ovvero «Laura non c’è: dialoghi possibili con Laura Conti» dove Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi si cimentano in una impresa difficile (e riuscita) cioè ridare vita politicamente a una donna morta nel 1993 ma il cui pensiero è tanto vivo quanto pericoloso.

Qualcuno che ha la mia età e l’ha conosciuta chiederà quasi sgomento: «davvero la mite Laura fu un pericolo pubblico?». Sì e fra i peggiori. Perchè ha opposto – nella sua vita e nei suoi scritti – intelligenza, semplicità di ragionamento e volontà ai tre diavoli che ci tormentano: ignoranza, arroganza e incoscienza.

«Questo pianeta» dimostra la forza di Laura Conti. Un testo del ’93 che – salvo forse cinque frasi – potrebbe essere stato scritto ieri mattina. Il che è fantastico se ci poniamo dal punto di vista del pensiero di un’autrice ma disperante perchè nulla di ciò che poteva e doveva essere fatto… è mai partito.

La terza edizione di «Questo pianeta» fu completata dall’autrice poche settimane prima della morte. Ma la successiva rimozione del pensiero di Laura Conti bloccò la pubblicazione. Oggi che la catastrofe ecologica-sanitaria è visibile a tutti (tranne governi e multinazionali) quello che lei scrisse 29 anni fa può aiutarci a ragionare e agire.

Agire subito e programmare. Scegliendo le urgenze, sapendo che non si può fare tutto in un giorno ma avendo chiare le tappe successive del cammino. Facciamo un esempio, con le sue parole del ’93: «Non si possono vietare d’emblée tutti gli scarichi nocivi? Prendiamone atto: ma questo significa redigere una rigorosa scelta di priorità che ne tenga conto: del grado di nocività e cumulabilità della sostanza; dell’incidenza che il divieto avrebbe sulla bilancia dei pagamenti; del numero di persone che il divieto di scartico dell’inquinante costringerebbe a un cambiamento di occupazione; e di quanti altri fattori ambietali, economici e sociali si ritenga di dover prendere in considerazione […] emerge un primo gruppo di sostanze la cui eliminazione è prioritaria (per esempio: mercurio, PCB, diossine, amianto) e una prima lista di siti di massima pericolosità. A quel punto si stabiliscono modalità e tempi […] Pochi obiettivi per volta può mobilitare l’opinione pubblica […] Dobbiamo sostituire il principio dell’attacco globale continuamente rinviato con il principio opposto dell’attacco graduale ma rigorosamente programmato e senza possibilità di deroghe e rinvii». Cioè … tutto il contrario di quello che i governi italiani hanno fatto e annunciano anche per il PNRR; se poi questa sigla modernella suona come una tragica pernacchia vuol dire che almeno nel parlare a volte c’è un senso.

Nella prefazione a questa edizione del ’93 finalmente in libreria, Marco Martorelli scrive: «con uno stile inimitabile, Laura riesce a “narrare” ragionamenti scientifici e cicli biologici, evoluzione delle specie e sviluppi tecnologici, in un percorso che partendo dall’origine della vita giunge al presente che ne minaccia l’estinzione». Un doppio miracolo: un libro scientifico che non annoia, uno sguardo militante senza retorica. E se vi pare poco…

Fa rabbia laggere che nel 1993 avevamo «5 progetti irrinunciabili: lotta agli inquinamenti industriali; recupero dei suoli; difesa dei patrimoni genetici; abbattere l’inquinamento termico e l’aumento dell’effetto serra; ridurre il fabbisogno energetico». Fa rabbia perchè abbiamo perso 30 anni, dunque non abbiamo evitato molte delle morti, malattie e catastrofi che sono quasi sempre bloccabili con la prevenzione primaria e una vera programmazione scientifica.

Se avessi il piccolo potere di mettervi un libro sul tavolo dell’estate sarebbe «Questo pianeta». Lo farei con il piacere di avere consigliato un testo utile, chiaro e persino divertente in alcuni passaggi. Ma lo farei perchè abbiamo un problema su questo terzo pianeta di un periferico sistema solare: «il momento in cui fermarsi è più facile è ORA. Ora è più difficile di ieri ma è più facile di domani».

Laura Conti

«Questo pianeta»

Fandango 2022

300 pagine, 19 euro

(*) Daniele Barbieri qui in “bottega” è sempre db – salvo casi di omonimia – ma questa recensione è ripresa da Micromega on line; e lì mi firmo come da pigra anagrafe.

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Gian Marco Martignoni

    Grazie a db per questa importante ripresa del pensiero e del lascito di Laura Conti, grazie a un testo che merita di essere letto o riletto.Poichè sto facendo passare tutti i numeri della rivista “CapitalismoNaturaSocialismo, sul numero sei del dicembre 1992 John Bellamy Foster si soffermava sull’accelerazione del ritmo del degrado ambientale, mentre Samir Amin ragionava sulla svalutazione o deprezzamento del futuro.Parole al vento, per riprendere l’indimenticabile Luigi Pintor, come, purtroppo, anche quelle molto realistiche di Laura.

  • Gian Marco Martignoni

    Sempre sul numero 6 di “CapitalismoNaturaSocialismo” si può leggere un intervento di Herbert Marcuse, svolto all’Università di Berkley nel 1979, in cui il filosofo francofortese scriveva ” Per delle ottime ragioni, dovute alla soddisfazione compensatoria del consumismo ,la gente sosterrà – o perlomeno sopporterà – i propri leaders, anche a costo della propria autodistruzione ” La conferenza verteva guarda caso ” sulla struttura distruttiva del carattere che predomina nella società attuale “sia nella politica interna che in quella internazionale.

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