Roberta Yasmine Catalano: «La vertigine del possibile»

Intervista di Christiana de Caldas Brito

Ecco l’occasione per chiedere a Roberta Yasmine Catalano di parlare del suo ultimo libro, il primo romanzo che pubblica. Da molto tempo non leggevo un romanzo che mi tenesse così attaccata alla pagina come La vertigine del possibile, che consiglio vivamente. Ha altri libri pubblicati, fra cui La felicità è un pezzo di pane e cioccolata. Conversazioni con Tullia Carettoni Romagnoli (Narcissus, 2014, vincitore del premio “Il Paese delle Donne”).

Con La vertigine del possibile – Oligo editore – è la prima volta che affronta il romanzo, un genere che le è decisamente congeniale. Lo fa da grande scrittrice, con uno stile ricco di ironia e leggerezza. Nello sviluppare la sua saga familiare mi ha conquistata. Il prossimo 8 dicembre lo presenterà alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, «Più Libri Più Liberi»: se passate di lì vi assicuro che sarete assolutamente presi dal magnetismo dello stile di RYC, cioè Roberta Yasmine Catalano.

Fin dalla premessa, l’autrice conduce il lettore, lo sorprende continuamente con una trama dove l’ironia e la leggerezza si uniscono, prendendo le redini del romanzo. E dovrete stare attenti leggendo La vertigine del possibile: Yasmine è una scrittrice che ti fa scordare l’orologio e gli appuntamenti. Cominci il lilbro e scivoli rapidamente nel suo universo di emozioni. Non sei più padrone di te stesso. Così succede con i veri autori: creano un mondo parallelo che diventa più vero della realtà. L’autrice ci accompagna per quasi tante pagine quanti sono i giorni di un anno.

Ne ho parlato con lei, con la curiosità di una lettrice ingorda. Ho diviso in due parti questa conversazione. Nella prima domande più tradizionali. Poi domande che di solito non si trovano nelle interviste

Potresti raccontarmi com’è nato il libro che stai per presentare?

È nato da un ricatto, un complotto amoroso che è stato pianificato da due donne molto importanti per me. È una storia che non volevo raccontare, ma che sono stata costretta a scrivere. E a cui sono felice di aver ceduto. Non vorrei dire di più per non guastare la sorpresa della premessa.

È una storia vera? Se sì, che effetto ti ha fatto muovere personaggi a te familiari?

È basato sulla vera storia delle mie antenate materne, che poi io ho romanzato in molti punti. In effetti, mettere in scena soprattutto mia nonna e la mia bisnonna è stato davvero singolare; non è come muovere personaggi totalmente inventati, devi usare un riguardo, una delicatezza, anche per evitare di farle irritare…

Potresti sintetizzare la trama del romanzo?

È la storia di una madre e una figlia che si dipana in Calabria, e non solo, dalla fine dell’Ottocento alla metà degli anni Ottanta del Novecento. Due donne molto diverse, che fanno qualcosa di assolutamente rivoluzionario rispetto alla loro epoca: si ribellano a una condizione di infelicità e prendono in mano le redini di una nuova vita, per esigere la serenità.

 

Pensi di proseguire con questo genere letterario?

No, è un genere che ho attraversato per questa vicenda speciale, ma quello su cui cammino più volentieri è il racconto o il romanzo introspettivo.

La copertina incuriosisce: chi è quella figura femminile? Una Madonna o una mondana?

In realtà nessuna delle due, o forse entrambe: si tratta di un fregio intarsiato nel legno che decora uno dei mobili di cui parlo nel romanzo, e che davvero sono appartenuti alla mia famiglia. È un’immagine scattata dalla fotografa professionista Yara Nardi, e rielaborata dall’editore. Ha un sorriso da Gioconda, è un po’ sfuggente, in effetti è perfetta per questa storia: devo riconoscere all’editore di aver avuto un’intuizione felice.

E ora passiamo alle domande poco comuni. Se il tuo romanzo fosse un colore, che colore sarebbe?

Sarebbe un arcobaleno di colori, ce ne sono diversi, e tutti intensi.

Se il tuo romanzo fosse una sola parola, che parola sarebbe?

Libertà.

E se il tuo libro non fosse un libro, cosa potrebbe essere?

Un’insegna luminosa che indica la via di uscita.

Che attrici del cinema potrebbero interpretare Maria e Rosa?

Fra le italiane, per Maria vedrei Lunetta Savino e Paola Lavini per Rosa. Mentre rispetto al cinema straniero: per Maria immagino Helen Mirren e Salma Hayek nella parte di Rosa.

Hai avuto qualche particolare momento difficile nell’elaborazione della storia che hai raccontato?

Sì, nella prima parte, perché concentrarmi su eventi accaduti veramente mi tarpava la libertà creativa.

Vuoi formulare una domanda al tuo libro? E che risposta il libro ti darebbe?

DOMANDA: aiuterai anche me a trovare la mia isola?  RISPOSTA: l’hai già trovata.

 

 

Redazione
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