Rom in Sardegna: non più esclusi?

due riflessioni di Antonello Pabis dell’Asce (Associazione sarda contro l’emarginazione) e di Massimo Casagrande

Seguire la questione rom non è stato facile, considerando che anche per noi le notizie erano incomplete e contraddittorie. Forse perchè ci siamo mostrati da subito critici verso le scelte operative del Comune, siamo stati di fatto esclusi dalle informazioni e abbiamo sofferto il tentativo di dare ai rom i loro rappresentanti di fiducia (non degli stessi rom ma dell’Assessorato). Susanna Orrù – assessora alle politiche sociali del Comune di Cagliari – ci ha perfino detto che i nostri referenti erano la direttrice del servizio e le assistenti sociali invece che un referente politico. La stessa Orrù ha preso con noi diversi impegni che poi sono stati disattesi. Aggiungiamo anche il disorientamento di chi aveva nei confronti dell’amministrazione comunale ben altra fiducia, disponibilità interlocutoria e pazienza (poi delusa). La conseguenza è stata una gran perdita di tempo ed errori forse inevitabili. In una parola, abbiamo vissuto il paradosso dell’esclusione dei rom dal processo perl’inclusione per loro disegnato. Questo è stato l’errore paradossale, l’esclusione dall’inclusione. Noi viviamo la vicenda tra grandi difficoltà, preoccupazioni e stress ma abbiamo avuto anche la grande soddisfazione di assistere a una veloce crescita dei Rom nella capacità di porsi come soggetto politico e negli stili. Sono finalmente comparse sulla scena, seppure timidamente, anche le donne. Oggi, per fortuna della democrazia e del progresso, irrompe un nuovo soggetto politico, che, finalmente riconosciuto, parteciperà al primo tavolo comunale di concertazione democratica della storia italiana e di sperimentazione della democrazia partecipata con i cittadini rom. La segreteria del sindaco ha infatti comunicato la convocazione, per la fine della settimana, del primo degli incontri che si ripeteranno fino al necessario. Sarà possibile correggere gli errori, se anche l’amministrazione comunale, come penso, saprà cogliere il messaggio. E quindi cambiata la fase e bisogna attrezzarsi perchè c’è molto da fare: contrastare la xenofobia e il razzismo, intervenire sulle azioni delle amministrazioni sedicenti democratiche, fare buona informazione e con un adeguato piano di lavoro, intervenire anche sulle preoccupazioni dei tanti che, pur senza perdere di umanità, sono rimasti preda della disinformazione e della mala informazione. Ci sono da temere altri cambiamenti di rotta che possono essere calati dall’alto e altri errori.

Oggi sappiamo di dover partecipare più attivamente alla costruzione di una nuova città dell’inclusione democratica, della solidarietà, della cooperazione e della pace e sappiamo di dover vigilare anche sulla giunta Zedda. Naturalmente con le dovute distinzioni. Personalmente penso che dobbiamo sempre ricordare i predecessori di Zedda come quelli della segregazione e dell’isolamento dei rom; penso che a Milano siano più indietro e che a Roma si stanno dividendo le donne e i bambini dai maschi, nella peggiore tradizione delle politiche di deportazione fascista. Dobbiamo perciò sostenere gli sforzi autocritici e gli intenti positivi presenti in questo tentativo di superare la logica perversa dei campi come luogo di internamento e di emarginazione. Lo possiamo fare se riusciremo a far comprendere che anche la scelta di come ciascuno deve vivere, organizzarsi, e relazionarsi deve essere libera e ha il solo limite nel rispetto degli altri, di tutti gli altri. Chi si sognerebbe di costringere un passero nel nido una rondine? Perchè si pensa che una comunità possa vivere meglio se la dividiamo e la disperdiamo? Si è detto che il campo della 554 era il peggiore forse d’Europa. E’ vero! Si è detto che i rom della 554 erano, esattamente come il campo, i peggiori. No, forse erano i migliori, perchè sono riusciti a sopravvivere in quelle condizioni, ammassati, imbrogliati e sfruttati, aggrappandosi alla vita; ma sopratutto, così dicendo, si compie un’altra gravissima ingiustizia nell’addebitare la responsabilità di quanto si è inevitabilmente verificato ai rom anzichè ai gagè, alle famigerate giunte segregazioniste che hanno preceduto la giunta Zedda, che hanno pensato, allestito e gestito un campo di prigionia come quello. Trovo che il momento sia favorevole, nonostante l’estate e le enormi difficoltà che il procedere su questo terreno scivoloso comporta. Ma ho l’impressione che abbiamo tutte le carte in regola e il dovere di provarci. Per questo, dai delegati rom e da noi parte la proposta di incontrarci, tutti insieme, rom e gagè, associazioni e singoli in una grande assemblea di riflessione, di organizzazione, di amicizia e di festa per la quale stiamo preparando il volantino di invito.

 

Cagliari, rom e camperisti.

pubblicata da Massimo Casagrande (8 luglio 2012)

Una riflessione sull’ipocrisia.

Brevemente l’antefatto: a Cagliari il 2 luglio è stato chiuso il campo rom con ordinanza sindacale, ma gli occupanti, come avevano annunciato al prefetto, avevano già spontaneamente abbandonato il campo il 30 giugno. Il Comune non è riuscito a sistemare tutte le famiglie che ha reso senza tetto, e almeno 15 di esse al momento sono parcheggiate in una struttura della Caritas.

Il fatto: il 29 giugno, provvidenzialmente un giorno prima dell’abbandono del campo, il Comune di Cagliari ha emanato un’ordinanza che impedisce (cito dalle motivazioni) «accampamento o attendamento abusivo con baracche, case mobili» perché chi fa questo tipo di sosta è costretto a «servirsi delle aree circostanti per i loro bisogni fisiologici e per lo svolgimento delle normali attività quotidiane (lavaggio di vestiario, consumo di alimenti) che determinano accumulo e spargimento di rifiuti determinando situazioni di degrado urbano». A questo punto insorgono i camperisti e i commercianti, i primi perché ingiustamente discriminati, i secondi perché l’economia turistica di Cagliari, già traballante, ne riceverebbe un’ulteriore spallata. Per questo il sindaco e la giunta si sono messi al lavoro per cambiare o attenuare le regole che impediscono la sosta dei turisti, in particolare predisponendo un’area attrezzata in zona S. Paolo. L’epilogo per i bene amati e solvibili turisti è del 5 luglio, quando un’ulteriore ordinanza precisa che il provvedimento in oggetto «vieta lo stazionamento ovunque in citta’ di roulotte, camper, carovane e veicoli comunque attrezzati e trasformati per l’uso abitativo anche per brevi lassi di tempo», chiarendo che i soggetti interessati al divieto non sono i vacanzieri, ma fantomatici altri, non meglio specificati.

Prima riflessione: è evidente che l’ordinanza sia stata emessa contro i rom, ma essendo un reato razzista dirlo chiaramente ci si è arrangiati con quello che si poteva, fra l’altro senza valutarne le conseguenze, come spesso in questo periodo nel capoluogo isolano. Il Comune di Cagliari probabilmente non vuole gli zingari in città, e vuole potersi vantare di avere “risolto” il problema, ma non può farlo senza violare la legge che impedisce di discriminare per razza, credo religioso o politico (come ha ricordato a tutti noi Giorgio Altieri con un articolo molto chiaro sull’«Unione Sarda» di venerdì 6 luglio 2012).

Seconda riflessione: la Sardegna soffre di una mancanza cronica di stampa indipendente: che «L’unione sarda» abbia un padrone è cosa chiara e assodata. Ma ora è «La Nuova Sardegna» che ci fa sentire “incivili”. Una frase riassume la causa del nostro sconcerto: «L’intento dell’amministrazione probabilmente era un altro: colpire gli sporcaccioni, non i visitatori che vogliono trascorrere del tempo in città». («La Nuova Sardegna», 6 luglio 2012). Si continua a parlare di rom senza citarli, anzi si ammicca ai peggiori stereotipi, probabilmente solo per evitare una denuncia per istigazione all’odio razziale. Peccato che l’altro giornale sardo, forse ideologicamente meno condizionato, lo dice chiaramente: «Il documento, si legge in un comunicato, “ha generato interpretazioni non corrispondenti alle reali finalità” cioè impedire ai rom sgomberati dal campo della 554 di accamparsi in città». («L’Unione Sarda», versione on-line del 7 luglio 2012) e così fa anche l’AGI, Agenzia Giornalistica Italia.

Potete essere a favore o contro i rom o questa Giunta, potete avere paura degli zingari o conoscere la profonda illogicità di questo terrore, ma una cosa rimane: «La Nuova Sardegna» o non sa fare informazione o ha problemi a leggere con completezza le ordinanze del Comune capoluogo di regione. Conclusione: il finale è un po’ ironico, e vista la memoria corta che imperversa in Italia, vorrei sottolinearlo: il Comune di Cagliari ha sgombrato i campi rom almeno 4 volte negli ultimi 30 anni, sempre gli stessi rom, solo parcheggiati in posti diversi. Prima del campo sulla 554 ne esisteva un altro… nella zona di via San Paolo, dove ora si vuole creare una zona attrezzata per camperisti, ma dove nessuno si azzarda a dire che potrebbero essere sistemati i rom, eppure evidentemente è uno spazio di proprietà pubblica e a Cagliari.

BREVE NOTA

Sulla situazione dei rom nel cagliaritano può essere interessante leggere qui in blog anche Selargius: caccia il rom, caccia al rom di Antonio (Antonello) Pabis.

Redazione
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  • Brutti sporchi e cattivi questi ROM; Belli “puliti” e buoni coloro che non lo sono , soprattutto coloro che non li vogliono come vicini di casa, compagni di classe dei loro preziosi figlioletti ,che sono gli stessi che danno 50 euro ai rom per liberarsi dell’ amianto, che costerebbe ben altre cifre smaltirlo regolarmente. Questi “signori” che hanno bisogno di essere forti con i deboli e sono deboli con i forti; e vanno a messa la domenica e pregano per gli indifesi e si lavano la coscienza facendo l’ elemosina, ai non ROM. La storia non insegna nulla , Purtroppo.

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