Spin Time può farcela. Dopo le trattative in prefettura il 3 agosto tra Roma Capitale e la proprietà InvestiRE Sgr, il Comune ha messo sul tavolo una proposta per l’acquisto del palazzo ex Inpdap occupato dal 2013 e conosciuto come Spin Time. La cifra si basa sulla valutazione dell’Agenzia del Demanio.
C’è fiducia per la trattativa in corso che però “si sta costruendo sulla pelle di centinaia di persone”, spiega Andrea Pace della Cgil. L’occupazione è nata durante lo “Tsunami Tour”, l’ondata di azioni per la riappropriazione abitativa promossa dai movimenti per il diritto all’abitare. “Era un esperimento, era una necessità”, dice Giovanna, abitante di Spin Time. A innescarla è stata anche l’apertura del nuovo bando per l’assegnazione delle case popolari che, cancellando la precedente lista d’attesa, lasciò migliaia di famiglie senza una prospettiva abitativa.
Un incendio dalle cause ancora poco chiare ha cambiato le sorti del palazzo poco lontano dalla stazione Termini, casa di circa 400 persone di più di 25 etnie diverse. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco per la messa in sicurezza, il rientro sembrava imminente. Invece non è mai avvenuto. Da mercoledì 29 luglio, con una temperatura media al suolo di 40 gradi, lungo i lati di via Santa Croce in Gerusalemme si susseguono tende e brandine, insieme ai gazebo allestiti dalla Protezione civile e dai volontari che gestiscono donazioni ed emergenze. Il cancello rosso sotto sigillo segna il confine: “Ci troviamo in una situazione paradossale, la polizia è dentro e gli abitanti sono fuori. Polizia che dovrebbe essere a tutela e garanzia dei cittadini, invece è a tutela e garanzia della proprietà privata”, spiega Chiara Cacciotti, antropologa che ha vissuto a Spin Time.
S. è seduto davanti al tendone del presidio sanitario, lamenta mal di testa, dolori alle braccia e alle ginocchia. È giovane, fa il muratore. Una delle volontarie del presidio lo visita e gli chiede dove stia dormendo in questi giorni. “Qua”, dice indicando l’accampamento a pochi metri di distanza. Tende, panche, brandine, bagni chimici. Tra le persone sfollate, molte soffrono di patologie croniche e non hanno potuto recuperare i farmaci salvavita né le prescrizioni rimaste dentro le abitazioni. “Ci sono pazienti ipertesi, cardiopatici, diabetici, alcuni fanno chemioterapia”, raccontano dal presidio sanitario, dove circa ottanta volontari dell’Ambulatorio popolare Garbatella, della Croce Rossa, di Medu e dell’Ambulatorio popolare di Roma Est si alternano nell’assistenza. Una situazione destinata “prevedibilmente a peggiorare”, dice Diego De Leo, medico volontario. L’Unità emergenza di Lav ha effettuato le prime visite anche agli animali ma molti sono rimasti chiusi dentro il palazzo, senza cure né assistenza.
Lo stress psicofisico della vita di strada è altissimo e a pesare c’è anche “tutta l’angoscia di una situazione del genere”. I bambini cominciano ad accusare nel corpo la fatica di queste giornate roventi tra piscine di fortuna, pompe d’acqua e giochi rimediati. “Oggi compie quattro anni” sussurra uno di loro indicando C., piccolo abitante di Spin Time. Ci si procura qualche candelina, una merenda confezionata dal presidio “Richieste e necessità” e si intona “buon compleanno”.
Secondo l’analisi della graduatoria per l’assegnazione della casa popolare, aggiornata a dicembre 2023, sono oltre 16mila le famiglie in attesa di un alloggio e il 44% attende da oltre dieci anni. “Gli occupanti che vedete oggi in strada sono tutte persone che hanno fatto domanda di casa popolare, ma ancora non hanno ottenuto risposta”, spiega Cacciotti. Le case vuote a Roma sono più di 153mila, potrebbero accogliere oltre 305mila persone. “Parlare di emergenza è anacronistico, si tratta di un problema strutturale e ci vorrebbe una visione lungimirante che non si esaurisca in una sola amministrazione”, prosegue Cacciotti. “Nel 2022 l’attuale giunta ha varato un piano strategico per l’abitare nel quale ha inserito tre occupazioni da acquisire e regolarizzare. Tra questi c’è anche Spin Time, ma la trattativa è sempre stata ferma, almeno finora”.
Mentre la giunta capitolina ragionava sulla regolarizzazione, dal governo arrivava un segnale opposto. La prima minaccia esplicita risale al 2023: “La proprietà vorrebbe farci un albergo in vista del Giubileo”, aveva dichiarato il ministro dell’interno Piantedosi. Togliere la casa a centinaia di famiglie per fare posto ai pellegrini di una stagione. All’epoca una vasta coalizione scese in piazza per difendere Spin Time, con il sostegno del sindaco Roberto Gualtieri e l’ipotesi di un acquisto dell’edificio da parte del Campidoglio. Piantedosi era tornato sugli sgomberi ad agosto 2025, promettendo che sarebbe arrivato il turno anche della sede di CasaPound all’Esquilino, a pochi isolati da Spin Time, i cui militanti si definiscono “fascisti del terzo millennio”. Un movimento che la Costituzione non permetterebbe nemmeno di fondare. Dopo gli sgomberi del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino, la pressione del Governo Meloni sugli spazi sociali storici continua a crescere.
“L’hanno calpestato migliaia di persone questo posto” dice Fabio, storico abitante di Spin Time, ricordando le innumerevoli iniziative culturali e sociali che si sono susseguite negli anni. “Spin Time è anche co-creatore di reti territoriali e nazionali, per esempio il Polo civico Esquilino”, aggiunge Cacciotti.
La trattativa è in corso ma “il presidio è permanente”, sottolinea Maurita, altra abitante. È stato lanciato un appello per raccogliere proposte di eventi, esibizioni musicali e laboratori, per portare fuori tutte le attività che per 13 anni si sono svolte negli spazi interni. La strada si è riempita con danze boliviane, Murga, tornei di calcetto, musica dal vivo, proiezioni di film, assemblee.
“È così che si difendono le città, proteggendo chi le vive e non chi ci specula”, ha ricordato Roberto Saviano, presentatosi a supporto. La solidarietà arriva da ogni quartiere della città, dalle istituzioni, dalla Chiesa. “Una società immobiliare è stata costretta a confrontarsi con un modello di città che loro evidentemente non capiscono o non vogliono vedere”, dice Lorenzo Ianiro, consigliere del Municipio XIII con Aurelio in Comune. Quella di Spin Time è una comunità “protesa all’esterno: c’è la solidarietà interna tra le famiglie ma anche verso il territorio. L’esistenza stessa di questo posto tiene in piedi la speranza di un altro mondo possibile”, dice don Mattia Ferrari, sacerdote e attivista. Il riferimento è al modello mutualistico e comunitario di welfare che qui ha funzionato e che si potrebbe replicare altrove. Forse è proprio questo a far paura.



