Run Alpe Adria: «extra-comunitari» non ne vogliamo

di Max Mauro

E’ una curiosa interpretazione di internazionalità quella degli organizzatori della Run Alpe Adria, manifestazione podistica che unisce le maratone di Trieste, Klagenfurt e Lubiana. Gli organizzatori della neonata competizione internazionale «unica al mondo» – come sottolineano nelle note di presentazione – hanno creato un sito, www.run-alpe-adria.com, con poche informazioni in inglese e l’invito a consultare i siti nelle tre lingue di riferimento (italiano, tedesco, sloveno).

Nella pagina in italiano si legge che «L’iscrizione al Run Alpe Adria è riservata agli atleti comunitari ed è gratuita». Dunque, se sei un corridore appassionato, vivi da vent’anni a Trieste o Udine e ami la tua città d’adozione ma non sei in possesso della cittadinanza di un Paese membro dell’Unione Europea non puoi gareggiare. Semplice. Per converso, se vivi puta caso a Rovaniemi, capoluogo della regione lappone della Finlandia, non hai mai messo piede a Trieste, Klagenfurt o Lubiana, e a malapena sai dove queste città sono collocate sulla mappa, hai pieno diritto di iscriverti alla Run Alpe Adria. Fantastico.

Incuriosito dall’assurda disposizione regolamentare, ho consultato la pagina in tedesco e non ho trovato traccia dell’esclusione dei non-comunitari dalla corsa. L’unica indicazione offerta è che la Run Alpe Adria è riservata a coloro che abbiano partecipato alle tre gare nelle stessa annata. Chi ha raggiunto i migliori risultati nelle tre competizioni riceve un premio speciale, la coppa Run Alpe Adria appunto. Un po’ disorientato mi sono allora rivolto alla pagina in sloveno scoprendo che non in questa lingua ma in fluente inglese è stata redatta. Qui si scopre che «The aim of the joint cup’s organisers is to encourage and challenge better recreational runners from all three countries to take part in this joint adventure». In pratica, si vuole incoraggiare i corridori dei tre Stati confinanti a partecipare alla corsa. Nulla si dice della limitazione esplicitata nella pagina in italiano a coloro di sangue e passaporto strettamente europei/comunitari.

Avvinto dall’insolvibile mistero e desideroso di chiarezza ho inviato un’email agli organizzatori italiani, gli stessi della rinomata Bavisela (info@bavisela.it). Una gentile signora o signorina mi ha risposto a stretto giro di posta elettronica: «Le confermo che l’iscrizione è limitata agli atleti comunitari». Ma gli austriaci e gli sloveni che ne pensano? Siccome avevo già perso abbastanza tempo dietro a questa paradossale storiella primaverile, ho deciso di soprassedere da ulteriori investigazioni. Lascio ad altri volenterosi l’impellenza di piantonare gli ideatori della coppa per capire cosa frulla nella loro testa.

Per la cronaca, i vincitori di Run Alpe Adria, non vengono premiati con una stretta di mano e un bicchiere di prosecco, ma con 1000 euro per il primo classificato della categoria Golden Cup (due maratone + una mezza maratona), 800 per il primo nella categoria Silver Cup (una maratona + due mezze maratone) e 600 per il primo nella Bronze Cup (tre mezze maratone). In tempi di crisi, non son bruscolini.

Sempre per la cronaca, le ultime edizioni della tre maratone partecipanti sono state vinte da corridori non-comunitari. Nel 2012 a Klagenfurt il primo classificato, fra i maschi, è stato Wilson Kipsang (Kenya). A Lubiana ha vinto Berhanu Shiferaw (Etiopia). A Trieste ha vinto Victor Kiprono Kymeli (Kenya). Che voglia dire qualcosa? Che ci sia forse la volontà di escludere gli atleti africani da un premio speciale, la coppa Alpe Adria? Chissà. Se così fosse le tre maratone dovrebbero almeno decidere di mettersi d’accordo sulle regole d’iscrizione. Nel frattempo, spero che molti decidano di boicottare la Run Alpe Adria. Di una coppa riservata ad atleti comunitari non si sentiva proprio la mancanza.

Aggiornamento (30 marzo 2013) Visto che sono testardo e mi piace andare a fondo alle cose ho riscritto agli organizzatori di Run Alpe Adria per manifestare il mio stupore per l’iniqua norma discriminatoria e chiedere lumi sulla discrepanza fra il regolamento di partecipazione italiano e quelli austriaco e sloveno. Ho ricevuto una sbrigativa e incompleta risposta: «questo circuito vuole valorizzare e premiare i runners europei, tutto qua. Buona pasqua». Ora, se si iscrive un corridore svizzero o norvegese, cosa faranno quelli di Run Alpe Adria? Per regolamento atleti svizzeri o norvegesi non sono ammessi, perché i loro Paesi non sono membri dell’Unione Europea e quindi sono, tecnicamente parlando, “non-comunitari”. Però forse – credo – sono anch’essi europei, quindi che si fa? Un bel rebus, non c’è che dire.

Questa piccola triste storia ci insegna un paio di cose. Primo, il livello di improvvisazione e incompetenza di chi ha scritto queste norme è imbarazzante. Se si volevano premiare gli atleti di Italia, Austria e Slovenia, come suggerisce ma non chiarisce la pagina degli sloveni, non bastava istituire un premio speciale ai partecipanti residenti in questi tre Stati? E’ prassi in molti premi letterari e cinematografici, perché non applicarla qui? Puntando sulla cittadinanza e non sulla residenza, ed estendendola ai “comunitari” (scambiati goffamente per europei), si finisce solo per fare molta confusione e una gran brutta figura sul piano internazionale.

Secondo, al di là del sottile razzismo insito nell’iniziativa, il problema di fondo è che si usano soldi pubblici (45.000 euro quelli destinati dalla regione Friuli Venezia Giulia alla Maratona d’Europa) per qualcosa di malpensato e malcomunicato. Gli amministratori regionali che hanno sostenuto e finanziato (con soldi nostri) una tale operazione – «unica al mondo» vien proprio da dire – dovrebbero prendersi la responsabilità di controllare, verificare e correggere. Ma visto lo spessore morale e culturale dell’attuale classe politica, degno specchio dell’Italia di oggi, dubito che qualcosa di simile accadrà.

Redazione
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4 commenti

  • Ciao Max, ho letto solo oggi il tuo dettagliato intervento e desidero ringraziarti per averci consentito di individuare un errore di traduzione (da inglese, sloveno, tedesco a italiano…) del regolamento pubblicato sulla pagina run alpe adria del sito web http://www.bavisela.it, Come potrai notare, ci riferiamo ad atleti europei e non comunitari e, soprattutto, è ovviamente confermata (anzi, ricercata…) la libera partecipazione di chiunque alle singole gare dei rispettivi eventi di Trieste, Klagenfurt e Ljubljana. Il circuito Run Alpe Adria in se stesso, invece, premierà assoluti e master provenienti dal continente Europa, diventando una sorta di campionato europeo a tappe localizzato in una zona unica come la nostra, dove in 200 chilometri hai la possibilità di correre in tre differenti paesi e sempre vicino all’acqua (mare, lago e fiume). Un abbraccio e speriamo di averti in corsa sulle strade di run alpe adria.
    Fabio Carini
    Presidente Maratona d’Europa-Nuova Bavisela

  • Quindi se capisco bene, partecipano tutti, ma saranno premiati solo i comunitari?

  • Prendo atto della risposta del presidente della Maratona d’Europa. Il regolamento (in italiano) è stato modificato e ora legge così: “L’iscrizione al Run Alpe Adria riservata agli atleti europei ed è gratuita. La partecipazione va confermata con l’iscrizione ad ogni singola prova”. Quindi “europei” e non più “comunitari”. Purtroppo, questa modifica non cambia di una virgola l’oggetto del mio pezzo: come la mettiamo con le persone (milioni) che risiedono legalmente in Europa ma non sono “cittadini europei”? Su quali basi si definirà chi è europeo e chi non lo è? I bosniaci sono europei? E chi risiede da anni in Italia senza esserne cittadino? E chi è nato è cresciuto in Italia da genitori non-comuitari, può considerarsi europeo? Aspettiamo ulteriori chiarimenti.

  • Grazie Max per la tua indagine.

    Ho vissuto a Trieste per anni, e conservo bei ricordi.

    Mi sorprende molto che Trieste, una città aperta all’innovazione e al talento, si dimostri in questo caso legata ad assurde metriche, etichette e certificazioni che impediscono la valorizzazione delle capacità, della tenacia, dei talenti, o la semplice partecipazione ad una attività agonistica.

    Mi domando, altre città cosmopolite, pur non volendo assumerle acriticamente come modelli, mi riferisco ad esempio a Londra o New York, queste città avrebbero adottato simili metriche e richiesto certificazioni di appartenenza etnica ?

    Queste metriche rispettano lo spirito e gli ideali olimpici ?

    È questo lo spirito olimpico ?

    Cordiali saluti

    Agostino R.

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