Scor-data: 1 ottobre 1910

Salta in aria la sede del «Los Angeles Times»

di Santa Spanò (*)

Los Angeles, California, ore 01 del 1 ottobre 1910: un boato scuote e illumina la Broadway e la 1st Street. Uno dei tre edifici del «Los Angeles Times» è un cumulo di cenere e macerie.

16 candelotti di dinamite, posizionati nel vicolo adiacente alla sede del giornale, fanno esplodere la condotta del gas e i tre piani di un’ala del «Lat» crollano uno sopra l’altro. A quell’ora la sala stampa e la sala composizione sono un via vai di uomini e donne impegnati per l’edizione del mattino. Il bilancio dell’esplosione conta 21 vittime arse vive e oltre 100 feriti.

Lat-fiamme

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stampa dell’epoca lo definisce il “crimine del secolo” e il «New York Times» titola «Questa mattina l’edificio del Los Angeles Times è stato distrutto dai nemici della libertà industriale».

Lat-dopoAttentato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lat-spalatoriMacerie

È un periodo difficile quello per il lavoro e i lavoratori: in tutti gli Stati Uniti scoppiano ovunque violenti scontri su salari, orari e condizioni di lavoro. Il braccio di ferro è fra i sindacati e le associazioni industriali. L’International Association of Bridge and Structural Iron Workers, il sindacato dei lavoratori dell’industria del ferro, costituito intorno al 1886, conduce un’aspra battaglia per migliorare le condizioni salariali e di lavoro (entrambe tremende) degli operai. Nella California meridionale le condizioni sono ancora peggiori che nel resto del Paese: qui il costo del lavoro è il 30 per cento più basso rispetto alla già bassa media dei salari statunitensi.

A Los Angeles la sindacalizzazione è difficile, questa è la città del «Times», come veniva anche chiamato il «Lat», un quotidiano forte della guida del conservatore e veterano di guerra Harrison Gray Otis, un uomo d’affari capace «di manipolare l’intero apparato della politica e dell’opinione pubblica per il proprio arricchimento».

Per molte/i è difficile immaginare un giornalismo e un’informazione piegati apertamente alla politica di parte ma Otis incarnò spudoratamente quel modello. La politica antisindacale di Harrison Gray Otis e la Manufacturers Association, M&M, (un’organizzazione di padroni e banchieri, di cui fa parte lo stesso Otis) sono impegnati sul territorio con una campagna intimidatoria contro le imprese locali che assumono lavoratori legati al sindacato.

Nel giugno 1910 si è ai ferri corti: il sindacato dà il via allo sciopero. La richiesta è quella del salario minimo: 0,50 centesimi di dollaro l’ora e gli straordinari pagati. Immediata la risposta della M&M: sospendete lo sciopero. La Superior Court (una sorta di giudice) risponde con un’ingiunzione che vieta il picchettaggio e il Consiglio cittadino emana un’ordinanza con un assurdo divieto di «parlare in strade pubbliche con tono forte o strano», la pena per i trasgressori è di 50 giorni di prigione o 100 dollari di multa o entrambi. Editoria, politica e ricchi sono legati a doppio filo ma lo sciopero si rivela efficace, nonostante gli arresti effettuati, le ordinanze, le ingiunzioni, il crumiraggio, spie, detective e provocatori infiltrati ovunque. Nel settembre 1910 si calcola che gli operai sindacalizzati sono quasi il 60 percento e nella città si vanno a costituire 13 nuovi gruppi sindacali.

La notte del 1 ottobre 1910 segna il culmine di questa battaglia con la bomba a orologeria piazzata alla sede del «Lat». Si verrà poi a sapere che la bomba sarebbe dovuta esplodere alle 4 del mattino, ora in cui il giornale era deserto: nessuno avrebbe voluto sacrificare 21 vite. Altre due bombe, inesplose per un difetto all’orologio, erano state collocate nelle abitazioni del generale Harrison Gray Otis, l’editore del giornale, e di Felix J. Zeehandelaar, il capo del M&M. Un duro colpo da infliggere al simbolo e ai rappresentanti dell’establishment cittadino.

«O sei con me o contro di me» è la frase pronunciata da Otis e divenuta famosa, subito dopo l’attentato. Esprime appieno il senso di potere di quest’uomo non solo sulla propria industria, ma soprattutto sulla politica.

La città di Los Angeles promette una ricompensa di 25.000 dollari per la cattura dei responsabili e altri 50.000 dollari ne offre la M&M.

Solo nell’aprile 1911 vengono arrestati i fratelli McNanara, James e John, attivisti dell’International Association of Bridge and Structural Iron Workers.

fratelliMcNamara

Ci fu un processo controverso, dopo arresti legalmente discutibili, la dichiarazione d’innocenza iniziale dei due fratelli, le voci che una fuga di gas (non una bomba) aveva distrutto l’edificio del «Lat» ma anche l’ipotesi che lo stesso Otis avesse organizzato l’esplosione per danneggiare la credibilità e la posizione conquistata a Los Angeles dal sindacato. In tutto il Paese sindacati e simpatizzanti dei lavoratori misero insieme un fondo di difesa di 250.000 dollari e assunsero il famoso penalista Clarence Darrow per rappresentare i McNamara.

L’avvocato Darrow aveva subito compreso l’impossibilità (politica prima che giuridica) di un verdetto di non colpevolezza e anche un patteggiamento era oramai escluso. La posizione della difesa si indebolì ulteriormente quando, il 28 novembre, Darrow venne accusato di tentata corruzione di un giurato.

Il processo si aprì il 1 dicembre 1911 e davanti all’incredulità e allo stordimento generale, l’avvocato dei McNamara si alzò in piedi per comunicare alla Corte la dichiarazione di colpevolezza dei due fratelli.

Un processo lampo: il 5 dicembre il giudice Walter Bordwell condannò all’ergastolo James e John a 15 anni di reclusione.

Il processo segnò il crollo del movimento operaio a Los Angeles: altri 55 membri e funzionari dei “lavoratori del ferro” vennero arrestati con l’accusa di cospirazione e detenzione di esplosivi. Quella che venne definita «la campagna contro la dinamite» sembrava giunta all’epilogo.

Samuel Gompers, rappresentante dell’unione lavoratori georgisti (vedi nota 1) alla notizia della dichiarazione di colpevolezza, esclamò «I McNamara hanno tradito il lavoro».

All’epoca il Partito Socialista rifiutò comunque di condannare l’azione dei due fratelli «sostenendo che le loro azioni erano giustificate dagli attacchi di dipendenti prezzolati e da parte delle istituzioni sopportate dal sindacato negli ultimi 25 anni». Sentite cosa dichiarò all’epoca Eugene Debs, uno dei padri fondatori dell’Iww – Industrial Workers of the World, il sindacato “orizzontale” e sicuramente l’ala più radicale del movimento operaio statunitense – che fu anche quattro volte candidato per il Partito Socialista alle elezioni presidenziali: «È abbastanza facile per un gentiluomo istruito e raffinato sedersi alla sua macchina da scrivere e denunciare i crimini degli operai. Ma se fosse egli stesso uno di loro, allevato in dura povertà, negato all’istruzione, gettato nella lotta bruta per l’esistenza fin dall’infanzia, oppresso, sfruttato, costretto a scioperare, bastonato dalla polizia, in carcere mentre la sua famiglia viene sfrattata, e sua moglie e i bambini hanno fame, lui esiterà a condannare questi come criminali che combattono contro i crimini di cui sono le vittime, costretti come sono dai loro padroni a usare metodi così selvaggi.»

bambiniOperai-1908

Chi erano i “nemici della libertà industriale”, questi dinamitardi? Persino sulla cauta Wikipedia si può leggere: «La maggioranza dei lavoratori industriali lavorava per 10 ore al giorno (12 nell’industria dell’acciaio) guadagnando comunque dal 20 al 40 percento in meno del minimo ritenuto necessario per una vita decente. La situazione era ancora peggiore per donne e bambini i cui numeri impiegati nella forza lavoro erano raddoppiati tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la loro paga era una frazione di quella guadagnata da un uomo». E ancora, in ogni serio libro di storia possiamo leggere che nel 1900 negli Stati Uniti il tasso di mortalità sul lavoro era il più alto rispetto agli altri Paesi industrializzati. La legislazione in materia di lavoro, almeno fino al 1930, era delegata ai singoli Stati e alle autorità locali che rispondevano esclusivamente ai bisogni degli industriali. Il “crony capitalism”, che dominò la seconda metà del XIX secolo e promosse enormi concentrazioni di ricchezza e potere, fu sostenuto da un sistema giuridico che dava sistematicamente torto a chi sfidava il sistema. I giudici seguivano semplicemente la filosofia prevalente all’epoca. Per usare le parole attribuite a John D. Rockefeller: «la crescita di una grande impresa è semplicemente la sopravvivenza del più adatto».

Queste masse di “miserabili”, senza specializzazioni e senza via d’uscita, trovavano nelle associazioni sindacali l’unica possibilità di riscatto. Le richieste erano elementari, condizioni di lavoro più umane, riduzione delle ore di lavoro e un salario dignitoso. Unico strumento difensivo lo sciopero, soffocato non solo dal sistema giuridico ma soprattutto dalla violenza della polizia o nei casi più spinosi dall’invio delle truppe federali e persino di milizie mercenarie: lavoratori e lavoratrici che morivano non erano neppure da registrare.

FONTI

Wikipedia

Howard Blum «American Lightning: Terror, Mystery, the Birth of Hollywood, and the Crime of the Century»

Louis Adamic «Dynamite. Storia della violenza di classe in America», ristampato da BePress nella stessa traduzione e versione (esaurita) del 1977.

NOTA 1 – il «georgismo» è un’ideologia economico/filosofica («ognuno ha il diritto di appropriarsi di ciò che crea attraverso il proprio lavoro; ma che ogni cosa che si trova in natura, principalmente la terra, appartenga in maniera egalitaria a tutta l’umanità. La filosofia georgista è legata all’idea della tassa unica sul valore della terra»). Samuel Gompers fu uno dei rappresentanti dell’unione georgista, in qualche modo il corrispettivo del sindacato “europeo”.

(*) Qui in blog trovate altri post sugli Iww, un segmento di storia importantissimo da conoscere; consiglio soprattutto i libri di Bruno Cartosio. A mio parere «Dynamite» è un testo pieno di notizie preziose ma confuso in molti punti: a ogni modo è sotto Creative Commons e dunque scaricabile dalla rete.

Ricordo – per chi si trova a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 1 ottobre avevo, fra l’altro, queste ipotesi:
1550: un episodio rivelatore della «società dello spettacolo»; 1789: uno scritto di Marat; 1925: nasce Adolfo Kaminsky; 1936: la Spagna raccontata da Eduardo Galeano; 1943: l’inferno di Deblin; 1946: si conclude il processo di Norimberga; 1949: Repubblica popolare in Cina; 1950: nasce Radiotre; 1965: sanguinoso golpe in Indonesia (già in blog); 1988; Wojtyla beatifica Stepinac, un filo-nazista. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

Santa Spanò
Diceva Mark Twain: "Ci sono due momenti importanti nella vita: quando nasci e quando capisci perché". E io nacqui. Sul perché ci sto lavorando, tra la bottega, il mio blog http://lasantafuriosa.blogspot.it/ e... il resto ve lo racconto strada facendo.
Dimenticavo, io sono Santa!

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