Scor-data: 18 gennaio 1911

Nasce José Maria Arguedas, scrittore e antropologo peruviano

di David Lifodi (*)

Il 18 gennaio 1911, ad Andahuaylas, in pieno altopiano andino, nacque lo scrittore e antropologo peruviano José Maria Arguedas, convinto sostenitore del meticciato e di quella compenetrazione tra la cultura india ed europea che caratterizzerà la maggior parte delle sue opere.

Arguedas non è esclusivamente un letterato, ma anche un militante politico e nel 1937 fu incarcerato per le sue idee progressiste, in particolare per aver partecipato alle proteste studentesche contro la visita ufficiale del generale italiano Camarotta, espressione del regime fascista allora ancora ben saldo nel nostro paese. Quando Arguedas era già divenuto un docente affermato, fu costretto a subire l’onta della riduzione prima delle ore di lezione e poi dello stipendio a causa delle sue simpatie sinistrorse. Purtroppo, il letterato peruviano è stato perseguitato anche da morto. Nel 2011 il governo ha impedito la celebrazione del centenario della sua nascita, anche se sono state numerose le città del paese che invece hanno reso onore ad Arguedas. Hugo Blanco, storico militante sociale peruviano, ha scritto che la commemorazione del centenario di Arguedas si è trasformata in una bandiera di lotta e in una rivendicazione delle organizzazioni popolari, soprattutto quelle ambientaliste. In Perù sono tuttora in corso centinaia di vertenze ambientali con il governo centrale e le multinazionali, e il messaggio di José Maria Aguedas, a partire dalla compenetrazione dell’uomo con la Pachamama e dall’elogio del buen vivir di fronte ad una società consumista a cui lui oppone una visione del mondo collettiva, democratica e solidale, resta ancora attuale. L’attenzione e il rispetto per la natura, elementi fondamentali della cultura india, rappresentano allora come oggi dei severi moniti al capitalismo selvaggio che trae guadagno dal disboscamento delle foreste, dalla privatizzazione delle risorse idriche, dall’agrobusiness, dall’estrazione mineraria e dalla costruzione delle centrali idroelettriche. In qualità di studente universitario, Arguedas cercò di ambientarsi a Lima, ma non fu facile per lui che proveniva dall’altopiano, nonostante avesse iniziato a studiare, già da allora, gli aspetti che permettessero una relazione armonica tra la cultura andina di origine quechua e quella urbana di radici europee. A testimonianza del suo sforzo per unificare queste due culture è rimasta celebre la frase Soy un peruano que orgullosamente, como un demonio feliz habla en cristiano y en indio, en espańol y en quechua. Arguedas rappresentava el escritor revolucionario per eccellenza, che insieme a José Carlos Mariátegui e César Vallejo Mendoza fa parte del mondo intellettuale peruviano interpretandone i suoi aneliti libertari. È in questo contesto che la borghesia peruviana, tra le più reazionarie dell’America Latina, lo ha sempre attaccato, a partire da Mario Vargas Llosa, che ormai da anni si è trasformato nella figura di spicco dei cenacoli dell’estrema destra continentale: per lui Arguedas è sempre stato arcaico y utópico. L’attenzione di Arguedas verso la cultura india in realtà non derivava soltanto dal suo credo politico fortemente impegnato, ma anche e soprattutto dall’aver ascoltato in prima persona i racconti quechua narrati dalle donne del villaggio dove era nato. L’antropologo peruviano trascorse la sua infanzia in una comunità india, dove imparò il quechua, a seguito della morte di sua madre, avvenuta quando aveva soltanto due anni. La produzione letteraria arguediana descrive un popolo in lotta per un avvenire migliore non solo per se stesso, ma per tutto il genere umano. In Todas las sangres e Los Ríos profundos Arguedas descrive sia il processo di meticciato in corso nel Perù andino sia la difficile convivenza tra la cultura quechua e quella urbana e il loro cammino accidentato verso un’identità peruviana comune, ben espressa in questa sua riflessione: que beban en el pozo  de sus tradiciones míticas, comunitarias y no competitivas, assimilando las grandes idea y tecnica de la cultura occidental; sólo así serán creativos y no sólo sus imitadores. El escritor revolucionario credeva fermamente nell’integrazione tra indios e meticci, che non doveva passare attraverso l’occidentalizzazione del primo e nemmeno attraverso una sorta di razzismo alla rovescia, ma scommetteva sui passi avanti che avrebbe fatto la cultura hispanoquechua, a cui aveva dedicato i suoi studi anche in qualità di fine etnologo, tanto da ottenere proprio la cattedra universitaria di Etnologia nel 1957. Fu per merito di Arguedas che le scienze sociali peruviane del XX secolo scoprirono il mondo indigeno dal punto di vista indio e non da quello imposto dalla cultura occidentale.

La sua ultima opera, La volpe di sopra. La volpe di sotto, rimase interrotta: Arguedas si suicidò a Lima, dopo alcuni giorni in lotta tra la vita e la morte, il 2 dicembre 1969. All’origine del gesto dello scrittore il difficile adattamento, mai del tutto avvenuto, nella capitale, alla ricerca di quella convivenza tra la cultura india e meticcia che aveva studiato per tutta la vita, trascorsa a parlare delle sue radici attraverso una serie di pubblicazioni di carattere etnologico, antropologico, poetico  e letterario.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Ma qualche volta ci sono argomenti più leggeri che… sorridere non fa male.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 18 gennaio fra l’altro avevo ipotizzato: 532: rivolta a Ravenna (cfr Galeano); 1879: una pagina di «L’ultima vittoria dei Cheyenne»;  1892: nasce Oliver Hardy (cfr Soriano); 1911: nasce Arguedas; 1943: una psgina della Kersevan sul campo di Renicci; 1951: esce «Il giovane Holden»; 1958: gli indiani Lumbee in armi respingono il Kkk; 1964: il caso Bebawi; 1977: in Egitto rivolta della fame; 1986: il disastro della Challenger;  1992: comincia la morte sospesa di Eluana Englaro; 2001: la francia riconosce il genocidio degli armeni;  2006: Parlamento Europeo contro omofobia 2007: ucciso Hrant Dink. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Arguedas è uno scrittore grandissimo, ricordo “Los rios profundos”

    grazie per ricordarlo

  • José Maria Arguedas più che “simpatie sinistrorse” ebbe sentimenti rivoluzionari. Fu influenzato dal pensiero marxista di Mariategui, simpatizzò per il Partito Comunista del Perù, appoggio il regime progressista di Velasco. Frequentò la Cuba rivoluzionaria, dove fu giurato di un premio Casa de Las Americas. A L’Avana scrisse una poesia in quechua “Cubapaq” , ” A Cuba” che regalò a Jaqueline Elau Lobaton, vedova del guerrigliero del MIR, Guillermo Lobaton. Il soggiorno a Cuba fu anche ricordato nel suo libro postumo El zorro de arriba y el zorro de abajo. Interessante il suo scambio di lettere con Hugo Blanco. Al suo funerale lo accompagnarono al cimitero di Lima, El Angel, centinaia di persone con bandiere del Viet Nam del Nord e della Corea del Nord, cantando L’ Internazionale.
    Fu un grande scrittore impegnato nel suo primo romanzo Yawar Fiesta e raccontato il mondo andino del suo tempo. A mio avviso in Arguedas ci fu una sopravvalutazione dell’utopia arcaica. Il contrasto tra questa utopia e la realtà lo portarono al suicidio.
    Per capire l’utopia l’ arcaica in genere e di Arguedas aiuta a lettura di Buscando un Inca. Identitad y utopia en los Andes di Alberto Flores Galindo.
    L’ eredità politico-culturale di Arguedas è ben descritta nel lavoro di Alfredo Torero, Recogiendo los pasos de José María Arguedas.

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