Scor-data: 23 maggio 1981

Ecuador: il presidente Jaime Roldós nazionalizza il petrolio e il giorno successivo muore in un incidente aereo non casuale

di David Lifodi (*)

Il 24 maggio 1981 rappresenta una data funesta per l’Ecuador: il paese ricorda il cosiddetto avionazo, l’incidente aereo causato in maniera deliberata che provocò la morte del presidente Jaime Roldós, della moglie Martha Bucaram e del ministro della Difesa Marco Subía. Il giorno precedente, il 23 maggio, Roldós aveva decretato la nazionalizzazione del petrolio.

Il giovane presidente ecuadoriano, in meno di due anni al Palacio de Carondelet (si era insediato il 10 agosto 1979), si era distinto per aver restituito dignità ad un paese che fino ad allora era conosciuto per essere soprattutto una base strategica dei governi del Plan Cóndor: mi poder en la Constitución y mi corazón en el pueblo ecuadoriano, disse il giorno in cui prese ufficialmente il potere. Tra le tante misure che fecero preoccupare non poco la Cia, gli Stati Uniti e i governi di estrema destra che allora facevano il bello e il cattivo tempo nel continente, fu la sua politica petrolifera. La riforma politica più significativa fu quella che restituì la sovranità sul petrolio al proprio paese. Fino ad allora, come aveva sottolineato il giornalista militante Jaime Galarza Zavala nel suo libro El Festín del Petroleo (1972), il petrolio ecuadoriano era amministrato esclusivamente dalle multinazionali: la stessa guerra scatenata con il Perù fu originata dalla contesa tra le multinazionali Royal Dutch Shell e la Standard Oil of New Jersey. A morire per le concessioni petrolifere, scrisse Galarza Zavala, furono due popoli tra loro fratelli che si erano trovati contrapposti nel gioco a scacchi delle imprese petrolifere che intendevano saccheggiare l’America Latina. Lo stesso Galarza sostiene tuttora che fu proprio la riforma petrolifera di Jaime Roldós a decretarne la sua morte. Il velivolo su cui viaggiava il presidente quel 24 maggio 1981, si schiantò contro il Cerro Huayrapungo in condizioni non troppo diverse da quelle in cui, nel luglio dello stesso anno, sarebbe morto il presidente panamense Omar Torrijos: anche lui, come Roldós, aveva cercato di affrancare il suo paese dalla schiavitù economica imposta dagli Stati Uniti. Roldós scelse di nazionalizzare i pozzi di petrolio ecuadoriani escludendo le imprese transnazionali e statalizzò la Refinería Estatal Petrolera. Non si trattò dell’unica riforma di rilievo del presidente ecuadoriano che, tra le altre cose, nel gennaio 1981, aveva rifiutato anche di partecipare all’insediamento di Reagan alla Casa Bianca. Il giovane mandatario voleva così lavare l’onta dell’adesione al Plan Cóndor del suo paese sotto il triumvirato dei generali Alfredo Poveda, Luis Leoro Franco e Luis Arcentales. Roldós incarnava la giovane democrazia ecuadoriana, forte di oltre un milione di voti ottenuti in occasione delle elezioni presidenziali: sentiva di avere il popolo dalla sua parte, per questo, tra i suoi primi atti, ci fu la Ley de Jubilación de la Mujer, che sanciva, per le donne, la possibilità di andare in pensione dopo 25 anni di lavoro indipendentemente dalla loro età. In soli venti mesi di presidenza, Roldós raddoppiò i salari (4000 sucres mensili), ridusse a 40 ore la settimana lavorativa (in precedenza erano le imprese a dettare le politiche del lavoro del paese), dette il via ad un imponente piano di opere pubbliche, e promosse il Plan Nacional de Alfabetización. Inoltre, Roldós si occupò del disastrato sistema di istruzione nazionale allo scopo di risollevarlo a tutti i livelli e dette impulso al Desayuno Escolar per combattere la  denutrizione a livello scolastico. John Perkins, uomo della Cia di allora autodefinitosi un “sicario economico”, ha confessato più volte che da tempo proprio la Cia aveva intenzione di assassinarlo. La giornalista argentina Stella Calloni, nel suo libro Operación Cóndor, Pacto Criminal, racconta che il nome di Jaime Roldós figurava nel famigerato Documento de Santa Fe, che elencava i presidenti adversos y molestos secondo il Grupo de Santa Fe (capitale dello stato Usa del Nuevo México), l’organizzazione della destra radicale statunitense che faceva capo alla Usa Heritage Foundation. Prima dell’avvento di Roldós alla presidenza del paese, l’Ecuador aveva accettato che il suo territorio servisse per le esercitazioni militari delle truppe dei paesi che aderivano al Plan Cóndor. Più volte il generale golpista argentino Guillermo Suárez Mason si recò nel paese andino, mentre l’argentino Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace nel 1980, una volta ha raccontato che fu fatto prigioniero in Ecuador al termine di una riunione di vescovi che si era svolta nella città di Riobamba. Un altro agente della Cia, Philip Agee, nel suo libro Inside the Company: Cia Diary, ha sottolineato come in Ecuador si fossero tenute una serie di operazioni militari nei confronti dei movimenti guerriglieri.

La grande attenzione sul tema dello sfruttamento petrolifero nel paese andino prosegue ancora oggi. L’attuale presidente Rafael Correa ha senz’altro ragione quando sostiene che se Jaime Roldós non fosse stato assassinato la storia dell’America Latina sarebbe stata diversa fin dai primi anni ’80, ma sarebbe interessante anche chiedersi cosa ne penserebbe l’allora mandatario ecuadoriano dell’estrazione petrolifera indiscriminata a cui proprio Correa ha dato impulso tradendo così il Proyecto Yasuní che solo qualche anno prima lo aveva fatto percepire come una speranza del continente latinoamericano.

 

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

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