Scor-data: 26 luglio 1944

Venezia: i partigiani colpiscono i fascisti

di Fabrizio Melodia (*)  

La mattina del 26 luglio 1944 due partigiani (Franco Arcalli meglio noto come Kim e un’altra persona di 40 anni della quale non si conosce l’identità) appartenenti a un Gap veneziano – comandato dal partigiano azionista Aldo Varisco e appoggiato soprattutto dal socialista Giovanni Tonetti, il famoso «Conte rosso» – fecero un attentato dinamitardo contro la sede provinciale della Gnr (Guardia nazionale repubblicana) a Ca’ Giustinian.

La bomba di 80 kg fu trasportata all’interno dell’edificio in un baule, contenente sulla targhetta l’indirizzo di un ufficio di propaganda tedesco situato all’interno del palazzo. Così si evitò di insospettire i fascisti.

Originariamente di proprietà della famiglia Giustinian, il palazzo passò nel ‘600 ai Morosini. Nel 1817 fu preso in affitto dal ricco Arnold Marseille che lo adibì a hotel di lusso (Grande Albergo Europa). Nel 1936 fu acquistato dal Comune. Inizialmente doveva essere adibito a casinò ma poi fu trasformato in un ritrovo per riunioni e feste di lusso. Dopo la nascita della Rsi divenne sede della Gnr veneziana.

All’interno del palazzo aveva sede l’Upi, (l’ufficio politico investigativo) cioè la polizia segreta fascista, dove furono torturati molti antifascisti e dove venivano decise le peggiori azioni criminali da parte fascista. Era il simbolo della repressione fascista insieme a Ca’ Littoria (sede del Pnf, il Partito nazionale fascista).

L’esplosione fu talmente forte da essere udita in quasi tutta la città e da danneggiare anche il vicino Hotel Bauer. Le vittime furono 14 tra militi e ausiliari fascisti. 

Il capo della provincia Piero Cosmin scrisse un comunicato dove si leggeva: «Venezia accomuna nell’identità del sacrificio i soldati germanici e i militi della Guardia nazionale repubblicana caduti sul posto del dovere. Vorremmo vedere il volto di questi criminali, vorremmo vedere se effettivamente appartengono alla razza umana tanto il loro gesto tradisce l’istinto di una bestia scatenata alla più bieca ferocia». Il 28 luglio su «Il gazzettino» si legge un altro comunicato della Gnr: «La esecranda ed infame azione dinamitarda, che ha gettato nel lutto parecchie famiglie, compiuta il 26 u.s, da criminali al soldo del nemico, ha avuto come obiettivo principale la sede del comando provinciale della GNR in palazzo Giustinian. Non pietà per innocenti ed ignari, non scrupolo per la soppressione violenta di tante umili esistenze, han fermato la mano assassina di chi con freddo animo ha compiuto il gesto nefando, uccidendo i fratelli per obbedire al nemico».

L’ipocrisia fascista si manifesta anche nelle parole: i fascisti morti vengono definiti vittime innocenti, militi caduti sul posto del dovere mentre i partigiani sono dipinti come criminali, assassini e bestie feroci.

Il comunicato fascista annuncia: «La coincidenza vuole che il Tribunale straordinario di guerra sia oggi chiamato a giudicare vari elementi, già assicurati alla giustizia della GNR, responsabili di complotto contro lo Stato repubblicano e autori confessi di azioni dinamitarde. L’esecuzione della sentenza, che verrà emanata dal Tribunale speciale, sarà eseguita sulle stesse macerie di palazzo Giustiniani».

Infatti 13 partigiani rinchiusi nel carcere S. Maria Magggiore di Venezia furono scelti per rappresaglia, anche se non erano coinvolti nell’attentato di Ca’ Giustinian e non pendeva su di loro nessuna accusa particolare se non quella di essere antifascisti.

All’alba del 28 luglio furono fucilati sulle macerie di Ca’ Giustinian e fucilati.

I loro nomi sono:

– Gustavo Levorin, nato a Padova, 39 anni, operaio tipografo e segretario della Federazione veneziana del Pci. Arrestato nel gennaio 1944 e torturato.

– Giovanni Felisati, nato a Mestre, 35 anni, operaio della fabbrica Montevecchio, comunista.

– Francesco Biancotto, nato a S. Donà di Piave, 18 anni, falegname comunista. Un giovane molto coraggioso. Arrestato, gli fu promessa la libertà immediata in cambio di una confessione; lui rispose: «Fucilatemi pure, se volete, ma io non tradirò mai i miei compagni». Mentre veniva trasportato nel luogo della fucilazione, cantava «Bandiera rossa».

– Stefano Bertazzolo, nato a Carrara S. Giorgio (Padova), 25 anni, residente a S. Donà di Piave. Contadino e comunista, era malato di tubercolosi.

– Attilio Basso, nato a S. Donà di Piave, 22 anni, impiegato, cattolico e comunista. Gli era appena nato un figlio.

– Giovanni Tamai, nato a S. Donà di Piave, 20 anni, operaio tessile e comunista.

– Angelo Gressani, nato a Ovaro (Udine), 48 anni, orologiaio e comunista. Residente a Ceggia, riparava e collaudava le armi del suo gruppo d’azione.

– Enzo Gusso, nato a S. Donà di Piave, 31 anni, del Partito d’Azione. Impiegato; davanti alle torture, rispondeva: «Sono antifascista e odio i tedeschi perché proteggono i fascisti».

– Venceslao Nardean, nato a Noventa di Piave,19 anni, falegname, comunista.

– Ernesto D’Andrea, nato a Musile di Piave, 31 anni. Operaio a Marghera, comunista e organizzatore della resistenza nel sandonatese.

– Violante Momesso, nato a Noventa di Piave, 21 anni, contadino e comunista.

– Amedeo Peruch, nato nel sandonatese, 39 anni, contadino, cattolico e comunista.

– Giovanni Tronco, nato a S. Donà di Piave, 39 anni, fabbro e comunista. 

Responsabili di questa ennesima strage furono il capo della provincia veneziana Piero Cosmin, il capo della Gnr e colonnello Salvatore Morelli, il capitano della Gnr Waifro Zani e i brigatisti neri Ernani Cafiero e Umberto Pepi. Questi ultimi due erano tristemente famosi per torturare i partigiani o chi fosse sospettato di appartenervi.

Il plotone di esecuzione fu sotto il diretto comando di Zani, il quale – secondo testimonianze dirette – diede personalmente il colpo di grazia ai corpi dei fucilati mormorando la frase: «Non ho mai ammazzato così bene».

A ognuno dei martiri fu dedicata una strada nella città di Mestre, teatro di molte lotte e lutti partigiani.

Bibliografia di approfondimento:

A. Varisco, «Memoria», in G. Paladini – M. Reberschak, «La resistenza nel veneziano. Documenti», Comune di Venezia, Venezia, 1985, pp. 153-157.

G. Paladini – M. Reberschak, «La resistenza nel veneziano. Documenti» (cit) pp. 122-138 e 484- 499.

G. Gaddi, «Li assassinarono all’alba. 28 luglio ’44», in G. Turcato – A. Zanon Dal Bo, «1943-45. Venezia nella Resistenza», Comune di Venezia, Venezia, 1976, pp. 225-234.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 26 luglio avevo anche ipotizzato: 1684: muore Elena Lucrezia Cornaro Piscopia; 1847: Liberia indipendente; 1894: nasce Aldous Huxley; 1927: gli Usa bombardano il Nicaragua; 1992: si uccide Rita Atria. Mentre sul 27 luglio avevo, fra l’altro, appunti su queste ipotesi di lavoro: 1554: orrori nella guerra Firenze-Arezzo; 1648: la colonna «infame»; 1794: Saint Just al patibolo; 1830: iniziano in Francia «tre gloriose giornate»; 1895: nasce Umberto Terracini; 1921; esperimento decisivo con l’insulina; 1953: in Corea è armistizio; 1993: bombe mafiose e 5 morti a Milano; 2000: dopo 37 anni i risarcimenti per la strage del Vajont.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno per mantenere il ritmo quotidiano – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e col piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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