Scor-data (anzi no, compleanno): 25 agosto 1911

Buon compleanno – 102 anni – al generale Vo Nguyen Giap

di Francesco Cecchini (*)  

«Oh che felicità il giorno che venimmo a nordovest! I nostri compatrioti sono entusiasti e con felicità salutano il ritorno. Colline e fiumi sono splendenti; la nostra nazione è radiante. Sopra i campi di Dien Bien Phu, le rosse bandiere della vittoria illuminano il cielo»: così cantano i combattenti del Viet Minh nel lontano maggio 1954 a Dien Bien Phu.

Il suo nome originale Muong Tenh nella lingua dell’etnia locale (Thai) significa Città del Cielo. Dien Bien Phu, il nome vietnamita, suona alle nostre orecchie esotico, ma vuol dire, più o meno, capoluogo amministrativo di confine.

Dien Bien Phu si trova nel nord del Vietnam, a pochi chilometri dalla frontiera con il Laos a est e non molto lontano dalla Cina, a nord. La città è in una pianura di risaie, attraversata dal fiume Nam Yuma e circondata da colline e montagne verdi. Non distante c’è un bel  lago. Chi oggi la visita ci viene per vedere non certo il mercato dei cani ma il campo di battaglia dove il colonialismo francese fu ferito a morte. C’ è il cimitero dei soldati del Viet Minh, il museo dove con immagini, disegni e parole è raccontata in dettaglio la battaglia. Vi sono i resti di fortificazioni, un vecchio carro armato francese, un cannone. Dalla città una scalinata porta alla cima di una collina dove un monumento ricorda la vittoria. Per i caduti francesi non c’è un cimitero ma una stele in un giardino ben curato li ricorda. Bigeard alla morte vuole che le sue ceneri vengano sparse dove è stato sconfitto. Se ciò è mai avvenuto lo spargimento è stato clandestino. D’ altra parte chi può volere Bigeard, il torturatore del popolo algerino, anche se incenerito?

Quindi un luogo remoto di poca importanza; se non nella testa dei militari francesi convinti possa essere il luogo adatto per saldare i conti, dopo sette anni di combattimenti, con l’insurrezione armata vietnamita. Scelgono invece la propria tomba.

Il 20 novembre 1953 tre battaglioni di paracadutisti francesi occupano Dien Bien Phu. In 4 mesi i battaglioni diventano dodici. I soldati sono bene armati e addestrati. Abbondano artiglieria, mortai e carri armati. C’è anche una pista con aerei da combattimento. La vallata è una rete di postazioni fortificate militari con nomi di donne: Gabrielle, Natacha, Dominique e altre. Forse sono i nomi delle amanti del comandante.

I francesi attendono il confronto militare, fiduciosi che la posizione è imprendibile, la loro unica preoccupazione è che il Viet Minh non venga in forza e in massa. Pensano che le forze vietnamite non possano essere rifornite per più di 4 o 5 giorni. Quello che vogliono è la soluzione finale, l’ annichilamento.

Il 13 marzo 1954 il generale Nguyen Vo Giap attacca: improvvisamente e coraggiosamente. Giap sceglie anche un clima favorevole. Il monsone, soprattutto negli ultimi giorni, inonda postazioni e trincee del nemico con acqua e fango che annegano i feriti. Il sangue si mescola con la melma. Un solo episodio a testimonianza di questa intelligenza militare e dell’eroismo. La fortificazione Eliane 2 cade poco prima della fine. I soldati vietnamiti scavano sotto Eliane 2 una lunga galleria e fanno esplodere un migliaio di chili di tritolo. La terra trema brutalmente, tonnellate di zolle di terra si sollevano verso il cielo. Il cratere provocato dall’esplosione (50 metri di diametro) può essere ancora visto da chi visita Dien Bien Phu. Ai bordi vi sono case e il monumento.

Dopo 55 giorni – il 14 maggio – sono i francesi adessere annichilati, una Verdun tropicale.

Il generale Giap stesso analizza le ragioni della vittoria: «I militarifrancesi secondo la loro logica formale avevano ragione. Noi eravamo lontani dalla nostre basi 500, 600 km. Erano convinti, sulle esperienze precedenti, che non potevamo rifornire il nostro esercito sul campo di battaglia oltre un centinaio di chilometri e solamente per non più di 20 giorni. Noi abbiamo aperto piste, mobilizzato 260.000 persone, i nostri piedi sono di ferro, utilizzato migliaia di biciclette costruite a Saint Etienne, che abbiamo modificato per portare carichi di 250 kg. Per lo stato maggiore francese era impossibile che noi potessimo issare nelle alture che dominano la conca di Dien Bien Phu e tirare a vista. Abbiamo smontato i cannoni per trasportarli pezzo a pezzo in sentieri nascosti scavati nei fianchi delle montagne, all’insaputa del nemico. Navarre aveva notato che mai avevamo combattuto in pieno giorno e in piena campagna. Ma noi avevamo scavato 45 chilometri di trincee di guerra e 450 km di sentieri trincerati di comunicazione, che giorno dopo giorno avevano sgranocchiato le cime delle montagne».

Come alcuni della mia generazione, ho letto «People’s War, People’s Army» del generale Giap, una fotocopia in inglese di un lavoro edito da Foreign Languages Publishing House di Hanoi, come si legge un manuale per fare la rivoluzione. Dal punto di vista pratico mi è servito a nulla, se due cose: non a capire la follia di chi in Italia pensava di organizzare una lotta armata che non fosse una guerra di popolo; e qualcosa del pensiero politico e militare di Nguyen Vo Giap. Sbaglia chi crede che Giap sia solamente un militare rivoluzionario cioè pensa – parafrasando una nota frase di Von Clausevitz – che la guerra sia la continuazione della rivoluzione con altri mezzi. Nguyen Vo Giap è un politico rivoluzionario e ha in Mao Tse Tung uno dei suoi maestri, se non il più importante. Quando nel 1940 i francesi mettono fuorilegge i comunisti, va in Cina dove – oltre che incontrare Ho Chi Minh – ha modo di studiare la teoria e vedere la  pratica di Mao. La strategia di Giap si basa sul concetto maoista della guerra rivoluzionaria, dove la politica ha il primato e prevede 3 fasi: nella prima fase resistenza passiva durante la quale si crea e si mobilita l’appoggio politico; nella seconda fase la guerra di guerriglia che ha lo scopo di indebolire il nemico e creare forze militari proprie; infine la contr’offensiva generale. La storia della rivoluzione vietnamita che ha portato alla vittoria di Dien Bien Phu è essenzialmente l’applicazione di questa teoria. Su quanto apprende in Cina poi Giap scrive un piccolo libro: «Chinese military affairs».

Mentre è in Cina avviene la tragedia della sua vita: la moglie, Quang Thai, il grande amore della sua vita, anche lei militante comunista, cade nelle mani dei francesi e viene incarcerata nella prigione di Ha Noi (De Hao cioè il forno) e muore sotto tortura. Poco prima anche la sorella di Giap, Minh Khai, muore: torturata e poi fucilata. Una cognata viene ghigliottinata a Saigon. Anche il vecchio padre di Giap nel 1947 subisce la stessa sorte, muore sotto tortura. Il dolore che Giap prova in quegli anni è immenso.

Il generale Nguyen Vo Giap non è solo il vincitore di Dien Bien Phu. Oltre il colonialismo francese, sconfigge l’imperialismo americano, libera il popolo cambogiano dal genocida Pol Pot e dalla sua cricca, ferma l’attacco cinese del 1979.

Quello che ha fatto e scritto, la sua esperienza sono oggetti di studio da parte di rivoluzionari quali l’algerino Ben Bella, Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. Anche chi oggi pratica la lotta armata di popolo come gli zapatisti, il Partito comunista indiano (maoista) o le FARC in Colombia, studia Giap.

Dal 1980, quando il Viet Nam entra in una fase stabile di pace, Giap lascia ruoli militari di primo piano. In quell’anno abbandona l’incarico di ministro della Difesa, nel 1982 non è più nell’Ufficio Politico del Partito, rimane vice premier fino al 1991. Il suo impegno diviene altro: istruzione, ricerca scientifica, insegnamento parlato e scritto della sua esperienza. Combatte ancora. La sua ultima battaglia è contro le miniere di bauxite, da cui viene ricavato l’alluminio attraverso processi chimici dannosi per coloro che vi lavorano o vivono vicino. Una disgrazia per il Viet Nam. La provincia interessata è quella di Cao Bang, una zona (al confine con la Cina) di colline e montagne verdissime con coltivazioni a terrazza. Una zona che ha dietro sé una storia importante: teatro di battaglie contro i francesi e ancor prima rifugio e quartier generale di Ho Chi Minh alla vigilia della rivoluzione antigiapponese del 1945. Purtroppo i progetti osteggiati da Giap sono andati in porto: joint- ventures con i cinesi (che hanno chiuso nel proprio Paese quasi tutti i giacimenti di bauxite per i rischi che comportano) sono oramai operative, ma la sua presa di posizione non si può cancellare e lascia il segno. Un suo appello trasmesso via radio nel 2009 rimarrà la testimonianza del suo impegno per il rispetto del territorio e della salute del popolo vietnamita.

Nguyen Vo Giap, provato dagli anni, non è più un’«armatura», come significa il suo nome. Vive negli ultimi tempi in una stanza dell’Ospedale Militare 108 di Ha Noi, dove si prendono cura di lui. L’ospedale è nel centro storico della città, non lontano dal Vecchio Quartiere. A est scorre il Fiume Rosso, ad Ovest vi sono i laghi. Se Giap uscisse a passeggiare potrebbe vedere come il paesaggio urbano di Ha Noi sta cambiando, nuovi quartieri e high raisingbuidindgs un po’ dappertutto. La città non è più quella coloniale francese né quella bombardata ferocemente dagli statunitensi. Gli abitanti riconoscerebbero però, senza esitazioni, nella figura fragile dai capelli bianchissimi e radi, il loro Generale, che nato ad An Xà nella provincia di Quàng Bình oggi 25 agosto 1911 compie oggi 102 anni.

Buon compleanno compagno Giap e grazie.

Auguri possono essere inviati all’indirizzo email del Partito Comunista Vietnamita:

dangcongsan@cpv.org.vn

Il generale Giap è un poliglotta, oltre il cinese parla russo, francese e inglese.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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